Inter: cos’è cambiato?

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864.jpgUn girone di distanza dalla sfida al Napoli, Inter-Napoli si gioca, come tutte le altre gare, a campi invertiti rispetto alla prima parte del campionato. Al San Paolo ci fu il sorpasso degli azzurri in testa alla classifica. Al ritorno la situazione è un po’ diversa. Scopriamo insieme ai nostri lettori cos’è cambiato in queste 19 giornate di campionato.

 

Le ambizioni di classifica
L’Inter approdata al San Paolo a Dicembre veniva a Napoli per provare a difendere, vanamente, il primato in classifica. A un girone di distanza la squadra nerazzurra si ritrova quarta in classifica e a sei punti di distanza dalla Roma che occupa attualmente la posizione valida per i prossimi preliminari di Champions League. La qualificazione alla massima competizione europea del prossimo anno sembra essere l’ultimo obiettivo raggiungibile per i nerazzurri, e non appare neppure semplice da conquistare, considerata la forma della Roma dal cambio in panchina che ha visto Spalletti arrivare al posto di Rudi Garcia. Eliminati dalla Juve in Coppa Italia in un’avvincente doppia semifinale terminata ai rigori a San Siro, gli uomini di Mancini sembrano non essere riusciti ad approfittare della mancanza delle competizioni europee per dare il massimo in campionato: proprio i mesi di Gennaio e Febbraio, quelli caratterizzati dall’unico doppio impegno stagionale, sono stati i peggiori nell’andamento della squadra in campionato.

 

Il gioco mai arrivato
A inizio stagione l’Inter faceva molta paura perché, nonostante non mostrasse un gioco brillante, riusciva a mostrare una solidità difensiva impressionante e a vincere molte partite col minimo scarto. Alcuni dicevano che quando Mancini fosse riuscito a dare anche un buon gioco alla squadra, non ci sarebbe stato più spazio per gli avversari. Altri, invece, sostenevano che i risultati erano frutto di condizione fisica e fortunate coincidenze, e che quando sarebbero venute meno queste, l’Inter sarebbe tornata fuori dal podio del campionato. Hanno avuto ragione i secondi. La formazione guidata da Mancini non ha mai abbandonato l’estemporaneità delle sue reti, frutto generalmente delle giocate dei singoli, e quando ha perso solidità difensiva è riuscita a subire persino tre reti dal derelitto Verona di Delneri. Un andamento poco incoraggiante che ha trovato in quello che era stato un punto di forza d’inizio stagione, la rotazione degli uomini, un inaspettato punto di debolezza, trasformatosi in mancanza d’intesa e di capacità di gestire gli incontri.

 

La rosa a disposizione
La dirigenza dell’Inter è riuscita, nella finestra di Gennaio, a sfoltire la rosa cedendo quei calciatori che si erano dimostrati poco utili al progetto tecnico – per così dire, visti gli scarsi risultati nel gioco – di Mancini. E non solo: lo sfoltimento ha portato anche a un abbassamento forte del monte ingaggi. La sola cessione di Guarin allo Shanghai Shenua e la rescissione contrattuale di Vidic hanno portato a un risparmio notevole per le casse di Thohir. È stato poi costruito un asse di mercato con la Sampdoria: l’acquisto di Eder è stato accompagnato dalle cessioni in blucerchiato di Dodò e Ranocchia. L’attaccante italo-brasiliano ha però perso la confidenza col goal da quando è a Milano: zero reti in nove presenze causate forse anche dal doversi adattare alle spalle e ai fianchi di Icardi quando a Genova faceva la prima punta di movimento. Completano il quadro il trasferimento del portiere Bardi a Frosinone e il ritorno in Spagna di Martin Montoya, terzino sinistro di scuola Barça a lungo inseguito in passato anche dal Napoli di Benitez, che è andato a vestire la maglia del Betis Siviglia.

 

Alberto Francesco Sanci – Redazione Napolisoccer.net



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