Katia Serra: “Al calcio femminile servono il Settore, il professionismo e un grande torneo internazionale in Italia”

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Katia Serra foto da internetKatia Serra, ex calciatrice, commentatrice tecnica Rai e docente a Coverciano, è stata intervistata dal Sole 24 Ore sul ruolo del calcio femminile in Italia e sui suoi possibili sviluppi. La redazione di Napolisoccer.net ha sintetizzato le sue dichiarazioni più interessanti per i lettori e le lettrici di Napolisoccer.net: “Se un giorno arrivassimo a parlare di calcio, senza la declinazione sul genere, vorrebbe dire che avremmo costruito un cambiamento. Il linguaggio è importante. Il calcio, che io chiamo giocato dalle ragazze, è uno sport con delle caratteristiche diverse perché diversa è la base fisiologica di partenza: sul campo c’è minore potenza e velocità, tanta tecnica e, dal punto di vista tattico, c’è la ricerca della bellezza estetica della partita. È caratterizzato da grande rispetto per le avversarie, per gli arbitri, c’è molto fair play e non si assiste alle sceneggiate che siamo abituati a vedere tra gli uomini.
Per fortuna c’è stato un miglioramento e oggi le bambine hanno meno difficoltà di quelle che ha vissuto la mia generazione. Oggi ci sono anche delle regole che obbligano le squadre maschili ad aprire al settore femminile e questo è un incentivo. Serve ancora un lavoro sui genitori, sulle famiglie perché spesso hanno dei timori legati a un’immagine negativa che si è protratta nel tempo. È necessario veicolare un messaggio di positività facendogli capire che il calcio non fa male, anzi, porta all’affermazione di se stesse, insegna la collaborazione, il rispetto delle regole e a lavorare insieme per un obiettivo.
Fino a cinque anni fa nei corsi allenatori, che sono di tre livelli, non erano previste le quote rosa. L’introduzione delle quote rosa ha permesso che adesso le donne posano formarsi. Più donne che si formano significa più donne che poi alleneranno. Delle dodici squadre della serie A di quest’anno, sei sono allenate da donne e, classifica alla mano, di queste sei quattro sono ai primi posti. Le quote rose, anche se non mi piacciono, sono l’unico mezzo per iniziare a cambiare le cose. 
A livello nazionale, e quindi federale, le dinamiche purtroppo sono molto diverse. Chi viene messo a capo di quella panchina è espressione di scelte politiche legate ad altri meccanismi che non hanno nulla a che vedere con quanto viene espresso nel corso del campionato.
Mi auspico che a breve termine che si costruisca una filiera unica che si occupi di calcio femminile, per esempio realizzando il Settore e dotandolo di budget autonomo. A medio termine che si concretizzino le tutele che potrebbero derivare dalle modifiche alla legge sul professionismo sportivo. A lungo termine, infine, sarebbe molto importante portare in Italia l’organizzazione di un campionato del mondo o di un europeo di prima squadra. Il grande evento, porterebbe anche le risorse per realizzare progetti. Abbiamo bisogno più di sostanza che non di immagine”.

 

Redazione Napolisoccer.net
Fonte: ilsole24ore.com



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