Cannavaro, il leader senza contratto riconquista il San Paolo

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E fu così che, nel bel mezzo di Napoli-Genoa, dal settore Distinti si alzò un coro: «Paolo-Paolo-Paolo». Forte e chiaro. Inequivocabile: si ascolta Paolo, si traduce «ci scusiamo». Perché in fondo bisognava pur rompere il ghiaccio e fare un bagno di umiltà: dopo un massacro sistematico e vile nei confronti di un professionista esemplare, un figlio della città che, chissà per quale ragione, nei momenti difficili della squadra è stato eletto a simbolo della crisi, il popolo azzurro si è riscoperto innamorato del proprio capitano. Paolo Cannavaro. La maturità Un abbraccio intenso e sentito, sì, anche se giunto in colpevole ritardo. Ma tant’è. E allora, sotto a chi tocca. Momenti di gloria, lacrime soffocate e una battuta post-Genoa: «Se avessi segnato, ci sarebbero voluti i carabinieri: quando ho preso la traversa mi è quasi venuto da piangere». Frasi alla Cannavaro, acqua e sapone e sorrisi per tutti: umiltà, autoironia e un amore viscerale nei confronti di una maglia che, forse, per lui è più prima che seconda pelle. Per oltre un mese ha giocato con il mal di schiena, e tanti sono stati i lunedì trascorsi a letto, bloccato, dopo le partite. Perché Cannavaro sta al Napoli come Totti alla Roma e Del Piero alla Juve: il concetto di bandiere, per intenderci. Merce rara. Da difendere. Il San Paolo è tornato a farlo da qualche settimana: sono mesi che il rendimento di Paolo è ormai attestato su livelli alti, ma la prestazione con il Genoa è stata da applausi. Mazzarri ha definito «imperiose» le sue sortite palla al piede, e la definizione fotografa la crescita, la maturazione completa: Cannavaro non è più soltanto il capitano; Cannavaro è diventato il leader. Il contratto E pensare che in estate il club aveva preso in considerazione l’ipotesi di cederlo. Un retroscena che affonda le radici proprio nei fischi e nel timore di una tenuta psicologica debole: ipotesi stroncata sul nascere dal rendimento e dalla responsabilità. E allora, il contratto: il rapporto con il Napoli scadrà a giugno, ma le parti non hanno ancora avuto un colloquio. Il capitano non ha mai chiesto il ritocco dell’ingaggio sin dalla B, e anzi ha sempre allontanato le polemiche: «Il mio sogno è restare qui a vita, lo sanno tutti, ma è logico che l’ultima parola spetta alla società». Già, ma considerando tutte le implicazioni e la qualità delle sue prestazioni, sembra difficile, se non impossibile, che il club azzurro non prolunghi il contratto al suo capitano. L’incontro, comunque, ci sarà. E anche piuttosto presto: il suo manager, Gaetano Fedele, attende comunicazioni in questo mese. La Nazionale Altre comunicazioni, invece, arriveranno tra qualche tempo: quelle della Nazionale e del ct Marcello Lippi. Che, stando a quando raccontano i ben informati di casa Italia, starebbe pensando di passare alla difesa a tre: è in questa chiave tattica, ma soprattutto per quanto fatto finora, che Cannavaro II può sognare di raggiungere Cannavaro I (Fabio). Un sogno, sì, perché finora Paolo non è mai stato convocato da Lippi – l’unica apparizione risale all’era Donadoni -, ma la conoscenza dei meccanismi della difesa a tre, i suoi meriti e la scarsa vena di tanti papabili azzurri per il Sudafrica lo autorizzano a sperare.

Redazione NapoliSoccer.NET fonte: il mattino

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