Napoli gran cuore non va oltre il pari

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Ci mette un gran cuore il Napoli ma non basta per avere la meglio sul Genoa schierato insolitamente con quattro difensori, Gasperini infatti rinuncia ad un centrocampista per piazzare il greco Papastathopoulos sulle tracce di Hamsik. Uno zero a zero che allunga la striscia positiva degli uomini di Mazzarri e quella personale di De Sanctis che si avvicina ai seicento minuti di imbattibilità grazie all’apporto dei suoi compagni di reparto e del protagonista assoluto, capitan Paolo Cannavaro, che stasera prova a vestire i panni di Fabio: suo fratello, quando è chirurgo su Suazo; Quagliarella, quando affonda in slalom e va a centrare la traversa con un apprezzabile esercizio balistico dai venti metri.
Il Napoli nel primo tempo ha provato a fare subito la partita in un campo flagellato dall’acqua scrosciante ed il gioco maschio è stato interpretato dall’arbitro Morganti con apprezzabile metrica britannica, a parte qualche episodico dubbio per alcuni falli di mano in area da parte rossoblù.
Già al 5° arriva il primo brivido, su cross di Maggio un doppio intervento di Moretti e Dainelli fa carambolare la palla sulla base del palo sinistro di Amelia, il Genoa risponde su punizione con Criscito il cui tiro viene neutralizzato in allungo da De Sanctis, poi ancora Napoli con Quagliarella che dal limite impegna Amelia in due tempi.
La partita è grintosamente piacevole, a centrocampo il pressing ligure infastidisce la regia di Cigarini che comunque quando ha spazio mostra ottime intuizioni come al 27° quando per vie centrali suggerisce per Hamsik che di petto libera Denis al tiro. Azione impeccabile tranne la conclusione dell’argentino.
Il Genoa pian piano inaridisce il gioco avvolgente degli azzurri, sulle fasce da una parte Criscito disinnesca con naturalezza Maggio, mentre dall’altra la fisicità di Mesto intimidisce Aronica. Il Napoli dal canto suo trova in serata di grazia il suo capitano Cannavaro che interpreta bene i tempi d’inserimento di Suazo sul quale il Genoa punta con lanci lunghi a scavalcare la calca in mediana.
Ad inizio ripresa i padroni di casa avrebbero la possibilità di passare in vantaggio capitalizzando la supremazia territoriale dimostrata nella prima frazione di gioco, ma Denis ben smarcato in area si fa ipnotizzare da Amelia scaricando sull’estremo rossoblu tutta la potenza del suo sinistro invece che piazzare la palla tra il portiere in uscita ad il palo destro. Non c’è tempo di rammaricarsi che Maggio per problemi influenzali lascia il posto a Zuniga e mentre Hamsik si produce con un destro a giro che sfiora il palo, Gasperini pensa di rivoltare l’attacco come un calzino: fuori Suazo e Palacio, dentro Acquafresca e Sculli.
La trama però non cambia, la trazione anteriore continua a macinarla il Napoli che chiude gli ospiti nella propria metà campo, l’area spesso è affollata ed il fallo di mano di Dainelli al 19° è ritenuto dal direttore di gara involontario, in quanto troppo ravvicinato, surriscaldando così gli animi sugli spalti. Mazzarri tenta la carta Dossena per Grava e sulle fasce gli azzurri riescono ora a spingere con più continuità ma la difesa genoana ha buon gioco nei centimetri di Dainelli e negli anticipi di Moretti che sovente mettono fuori causa Denis e Quagliarella.
Il Napoli non demorde, Gargano è un pendolo a energia serale, sotto i riflettori del San Paolo il folletto è inesauribile calamita, cattura palloni e rilancia l’azione, ma il terreno pesante concede poco alla tecnica e le maniere spicciole dei difensori hanno sempre la meglio. Nel finale con il Napoli completamente riversato nella metà campo dei grifoni Amelia è costretto agli straordinari prima su un’incursione di Cigarini, poi su una conclusione di Gargano, poi ancora vede sibilare vicino all’incrocio una imperiosa incornata di Quagliarella ed infine sorvolare di poco la traversa da un destro di Cigarini quasi allo scadere.
Ci si aspettava una vittoria che rompesse l’incantesimo genoano che negli ultimi due anni non ha permesso agli azzurri di andare a punti, arriva invece un pareggio, comunque positivo e di buona fattura anche se l’attacco per Mazzarri sta diventando un rebus considerato che a Fuorigrotta nelle ultime partite casalinghe le reti si son viste col contagocce.
Impressionante è il termine giusto, riferibile alla condizione atletica del gruppo per la quale meriterebbe la standing ovation Giuseppe Pondrelli, l’ombra di Mazzarri, sul quale c’è un episodio significativo circa il suo valore: quando Mazzarri annunciò a Spinelli che avrebbe lasciato Livorno dopo un’annata strepitosa il presidente, da buon genovese, non fece più di tanto per far tornare sui suoi passi l’uomo di San Vincenzo, ma si spese con tutti i suoi mezzi per convincere Pondrelli a rimanere.
Il segreto del miracolo “Livorno” ancor oggi a memoria labronica va equamente diviso tra Mazzarri, Lucarelli, Protti e Pondrelli.

Antonello Greco – Redazione NapolISoccer.NET

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