Fallimento Napoli, PM chiede giudizio Ferlaino, Corbelli e Naldi

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Il rinvio a giudizio di cinque imputati – tra i quali gli ex presidenti del Napoli Corrado Ferlaino, Giorgio Corbelli e Salvatore Naldi -, e’ stato chiesto dai pm Fabio Massimo Del Mauro e Vincenzo Piscitelli a conclusione dell’inchiesta sul fallimento del Calcio Napoli. Le accuse contestate a vario titolo vanno dalla bancarotta fraudolenta al falso in bilancio e bancarotta preferenziale. Gli altri imputati sono Cesare Naldi, legale rappresentante di due societa’ per l’uso del marchio del Napoli, e Giuseppe Tampalini, all’epoca dei fatti presidente del collegio sindacale della societa’ azzurra, dichiarata fallita nel 2002.
Il primo capo di imputazione – contestato a Ferlaino, Corbelli e Tampalini – riguarda una ipotesi di bancarotta fraudolenta. Il presunto illecito si riferisce all’acquisto avvenuto nel 2000 del Centro Paradiso, complesso sportivo alla periferia di Napoli, da parte di una societa’ di Corbelli e al successivo affitto della struttura alla societa’ calcistica. Un’operazione ritenuta a condizioni ”largamente svantaggiose e peggiori a quelle realizzabili sul mercato” per il Napoli Calcio. Due ipotesi di falso in bilancio sono relative alle cosiddette plusvalenze per l’acquisto di calciatori. Nel bilancio approvato nell’ottobre 2001 sarebbero state indicate plusvalenze fittizie, con l’omissione di rilevare i costi riguardanti acquisti e cessioni per un importo ”non inferiore a 58 miliardi di lire” di diversi giocatori: Rogolino, Coppola, Roccati, Oliva, Musetti, Lo Coco, Cristiano, Cidone, Casillo, Carbone, Matuzalem, Husain, Romeo, Wanderley. Stesso reato viene contestato per il bilancio approvato nel 2002: le plusvalenze fittizie si riferiscono all’acquisto o alla cessione di De Stefano, Mantegna, Malafronte, Jankulovski, Pavon, Carlos Alberto, Montezine, Fabio Cesar e Quadrini. Operazioni per un importo non inferiore a sette milioni di euro che non sarebbero stati indicati nel documento sulla situazione patrimoniale. Salvatore Naldi e il figlio Cesare Naldi sono accusati di concorso in bancarotta fraudolenta per aver, secondo i magistrati, distratto o occultato beni che facevano parte del patrimonio del Napoli: un presunto illecito concerne lo sfruttamento del marchio e dell’immagine del Napoli da parte della Napoli Service Promotion di Cesare Naldi. Altre irregolarita’ ipotizzate dai pm si riferiscono ad alcune consulenza per il risanamento del Calcio Napoli e per l’analisi dei costi, operazioni che non troverebbero giustificazioni ”nelle reali necessita’ economiche della societa”’.
Fonte: ANSA



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