Papalia e la farsa Napoli: “Chiediamo alla FIP il ritiro”

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Il presidente della Sebastiani dopo il -70 con Biella: ‘‘Vorrei trovare un accordo con la federazione per uscire dal campionato al termine del girone di andata e retrocedere in Legadue senza perdere il diritto sportivo. Non c’è nessun disastro, sono stato tradito dalla istituzioni’.

Presidente Papalia, ora sulla sua fedina cestistica appare pure il 54-124 di ieri: la sua Napoli dei bambini contro Biella, ci siamo capiti, 70 punti di scarto in una gara di un campionato professionistico. Per tutti, stamane, lei è l’uomo nero del basket italiano. Giornata nera, si può dire?
"No, e l’ha resa diversa proprio l’entusiasmo dei ragazzi andati in campo. Mi ha toccato, li ho visti giocare quei 40 minuti inaccessibili per loro col desiderio autentico che nello sport ormai non si ricorda neanche più. Sono orgoglioso, li ho visti salire sul pulmino per tornare a Rieti comunque felici. Pure se qualcuno gli ha urlato dietro: voi non siete napoletani".

Non poteva attendersi un’atmosfera di festa, attorno.
"E mi dispiace che quel grigiore che c’era al palazzo si sia trasferito al campo, facendo piovere fischi addosso a ragazzi armati di passione".

Papalia, risaliamo alle origini del disastro?
"No, guardi, qui non c’è nessun disastro. Anzi, noi siamo stati onesti a denunciare lo stato di difficoltà, perché non volevamo che divenisse irreparabile, accumulando debiti e gravissime inadempienze anche nei confronti dello Stato, arrivando anche all’atto illecito. Restiamo prima cittadini che tesserati e non voglio il fallimento, col quale si fa un sacco unico di creditori e fornitori e lo si butta a mare. Poi noi siamo solo il basket, e non il calcio, dove si sono visti salvataggi ingiusti, fatti creando leggi ad personam".

Ci fa la stima dei danni?
"Abbiamo debiti per 60-70.000 euro con tesserati. Nello sport professionistico è una cifra irrisoria. Sono stati pagati gli stipendi di dicembre dei contratti depositati in Lega. Siamo in ritardo d’un mese con quelli d’immagine. E andate a chiedere quanti in A pagano con almeno un mese di ritardo. Poi ci sono i 100.000 euro di contributi previdenziali che ci sono costati gli 8 punti di penalizzazione".

Tutto qui?
"No. Ci sono anche i crediti. I 200.000 euro di una delibera regionale non tradotta in liquidità: ci avremmo sanato le pendenze con giocatori e fornitori. Poi gli arretrati dei ratei dello sponsor. E dovremmo riavere indietro 100 dei 350.000 euro della tassa d’ingresso, per la quale c’è il contenzioso con la Lega. Fa mezzo milione. Ci finiremmo la stagione".

Che invece non finirete.
"Chiederò alla Federazione un accordo che, a mio giudizio, salverebbe la neutralità della nostra presenza in questa stagione. E cioè di poterci ritirare dal campionato al termine del girone di andata. Non vinceremo nessuna partita, non faremmo torti, e questa è, per assurdo, la nostra fortuna. Uscendo al girone di ritorno, eviteremmo 15 partite inutili, i viaggi altrui a Napoli, un ulteriore danno d’immagine al basket".

In cambio, ammesso che ne abbiate un diritto, cosa chiedete?
"Di retrocedere in Legadue senza perdere il diritto sportivo. Questo consentirebbe di programmare fin d’ora il prossimo campionato a Napoli, con quegli imprenditori locali che vorranno farne parte. Con me, se serve la mia esperienza, o senza di me".

Non pensa che a voi la Fip abbia già dato?
"Della federazione non posso dir nulla, mi spiace aver deluso chi ci concesse credito. Tra l’altro grazie a noi s’è scoperto che dopo l’8 giugno si possono fare i trasferimenti provvisori, come era il nostro".

Oggi tutti sostengono "io l’avevo detto": s’intende, che Napoli non ce la faceva. Lei, Papalia, ha forse aggirato le regole per iscriversi al campionato?
"All’1 luglio i conti erano in regola. Io avevo tirato fuori 890.000 euro e il mio socio Raffaele Manzi 400.000. Che fossimo a Rieti o a Napoli, nessuno poteva toglierci il diritto di partecipare. E nessuno poteva chiedere se avevamo le risorse future. Siamo partiti pure con lo sponsor Martos sulle maglie. Sapevamo che in corsa sarebbero divenuti ingiuntivi tre lodi, ma quei 100.000 euro confidavamo di coprirli con gli abbonamenti. A Rieti incassavamo tra i 400 ed i 450.000 euro. A Napoli, ci siamo fermati a 40.000".

Perché non ha lottato per restare a Rieti, dove la Sebastiani è amata?
"Perché era stato deciso, politicamente, che avrei pagato il coraggio di presentarmi a sindaco nel 2007, rappresentando il centrosinistra e ottenendo il miglior risultato degli ultimi vent’anni per un candidato dell’opposizione. Lo capii quando ci si ritrovò in consiglio comunale per annunciare l’accordo di sponsorizzazione con Acea, un triennale già concordato. Poi seguono le elezioni, il candidato alle elezioni provinciali del centrodestra viene battuto e tutti si dileguano".

E perché se ne è andato a Napoli?
"Perché mi hanno invitato. Promettendo che sarebbe stato raccolto un milione a sostegno del ritorno del basket in città. Ho accettato, messo a disposizione la squadra come strumento delle iniziative di Comune, Provincia e Regione legate alla propaganda dello sport. Andare sui campetti della regione, prestare allenatori, scrivere sulle maglie "Costiera Amalfitana o "Mozzarella di bufala", allestire stand di prodotti tipici dove andavamo a giocare. Ma sono spariti tutti. Doveva essere un bel progetto a quattro: società sportiva, pubblico, sponsor e istituzioni. Siamo rimasti in uno e mezzo. Amici napoletani mi hanno spiegato che l’ultimo fallimento (Maione) è ancora troppo fresco: gli imprenditori diffidano del prodotto basket. Ma siamo partiti, scegliendo Marcelletti come allenatore e manager, sbagliando e perdendo tempo a rimetterci le mani. Eppure, una squadra c’era".

Sarà mica che è lei ad essere ingombrante.
"Io solo un folle che ama il basket. E sul piano umano mi do poche colpe. Da Rieti m’han fatto fuori, a Napoli tradito e alla fine i soldi li ho messi sempre io. Chiedete ad Alessandro Annessa, il segretario della Comtec, chi è il presidente che ha tirato fuori più soldi, in un mondo dove ci sono anche quelli stipendiati, come a Siena. Anche per questo devo dir grazie a Raffaele, amico e socio: lo tirai dentro che neppure aveva passione per il basket. Che è una scatola vuota tenuta in piedi o dai folli come me o dagli sponsor. Non c’è patrimonialità, gli impianti sono in concessione, le retrocessioni rendono tutto precario. Il basket può solo inseguire il pareggio. A meno che non dia ai proprietari interessi paralleli in città: appalti, concessioni, immobiliari".

Papalia, perdoni: ci mettiamo tra quelli che avevano detto che lei non ce l’avrebbe fatta…
"Associo a questa un’altra frase qualunquista ascoltata in questi giorni: "Me lo potevi dire prima". Iannacci portò a Sanremo una canzone sulla droga, su quel refrain. Ma la risposta era: "Sì, ma io il problema ce l’ho adesso…". Posso dire che l’avevo pensato, che sarebbe stata dura. Ma alla sfida non son riuscito a sottrarmi. Se è una colpa".

Fonte: repubblica.it

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Giornalista sportivo, appassionato di calcio e, da sempre, tifoso del Napoli. Dal 2004 partecipo al progetto Napolisoccer.NET condividendone obiettivi e speranze, con l'unica finalità di fornire ai lettori un'informazione corretta e neutrale, scevra da pregiudizi e fuori da ogni logica di interesse. Napoletano convinto, nutro amore e passione incondizionata per "Terra mia", "Napul'è" e per la maglia azzurra.

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