Qui Catania

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Se provi a parlare di calcio alla “Fera o luni”, uno degli storici mercatini all’aperto di Catania, non troverai più quella particolare loquacità che contraddistingue l’ambulante tra i banchi delle verdure, allorquando la bellezza dei suoi prodotti te la esaltava di ugola, paragonandola alle gesta di Mascara. Così accade anche alla “Pescheria”, altro storico mercatino ittico posto in pieno centro alle spalle del Duomo, dove la freschezza ora del tonno ora del pesce spada veniva gridata quale nutrimento essenziale alle prestazioni della ex squadra di Zenga. Ora chi riesce a distrarsi dagli affari, avendo voglia di parlare della congiuntura negativa dei rossazzurri, piange la sensazione di sentirsi in serie B già nel mese di ottobre e neanche il toto-allenatori che impazza tra i più "patuti" riesce ad alleviare il tormento, giacchè solo il mercato di riparazione di gennaio potrebbe lanciare qualche scialuppa di salvataggio. Atzori non è infatti il maggior incriminato della disfatta etnea, perché di disfatta si tratta quando il confronto con la scorsa stagione mette a nudo i grossi problemi di rendimento e di classifica. Tano, agente di commercio del quartiere S. Cristoforo, sostiene che mancano i “piccioli” (il denaro), mentre gli fa da contraltare il verbo di Ciccio, manovale, sorpreso per la mancata riconferma di gente che tanto ha dato alla squadra come Stovini, Baiocco e Spinesi, perchè ritenuti ultratrentenni, mentre ora si punterebbe su Stellone. In realtà, l’idea della società era quella di rinverdire la rosa ed aprire un nuovo ciclo con i giovani più promettenti affidati a chioccia Mascara che qui è venerato come un re. C’è da dire che in città la grana giudiziaria di Pulvirenti, circa la condanna richiesta dal pm Fanara a un anno e sei mesi per evasione fiscale nell’ambito dell’inchiesta sull’acquisto del club da Gaucci nel 2004, non sorprende né scuote più di tanto la piazza che da tempo non affolla il Massimino, solo poche migliaia all’ordine nelle ultime uscite. Ed anche se Napoli attira tanta antropologica simpatia, sarà solo l’arrivo dei tifosi azzurri, finalmente in libera circolazione in terra sicula, a dare maggior colore agli spalti dell’ex Cibali. Clamoroso! Intanto a Massannunziata le bocche sono cucite a doppio filo e la fronte gronda di sudore nell’ovvio silenzio di delusione generale, mentre schizza fango ad ogni rimbalzo di pallone. Al momento esterna solo Lo Monaco che giura fiducia al giovane tecnico Atzori, convinto di poter uscire al più presto da questa crisi cercando il risultato pieno già da sabato prossimo proprio contro il Napoli di Mazzarri che incrocerà nuovamente il suo destino con quello di Nino Pulvirenti, patron del Catania. Infatti, fu proprio l’attuale presidente della società etnea e della Finaria – che controlla la compagnia low-cost Wind Jet, leader nelle tratte aeree a Fontanarossa – a lanciarlo nel calcio professionistico, affidandogli la panchina quando negli anni ’90 era il proprietario dell’Acireale in serie C2 mentre Mazzarri era reduce da una stagione con il Bologna, ma solo quello primavera. Una scommessa che portò gli acesi al nono posto finale e Mazzarri al salto di categoria con la Pistoiese l’anno successivo. Non v’è terra dove non passi il tempo e G.B. Vico aveva proprio ragione perché il tempo passa ma la storia spesso ritorna. E niente-niente tornasse dopo altri 21 anni pure quella che ci vide vincere tre trasferte consecutive? Sgratt… sgratt…sgratt, pecchè non si sa mai. Se è vero G.B. Vico, è pur vero che noi napoletani siamo superstiziosi!

Dall’inviato Antonello Greco

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