Lavezzi e Navarro: “Pazza Napoli così ci hai conquistato”

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Per gli argentini, dire Napoli è come dire Italia. L’argentino, quando pensa a un italiano, in realtà pensa a un napoletano. Non per caso gli italiani vengono comunemente chiamati «tanos », versione ridotta di napolitanos. Possono essere nati in Val d’Aosta, Milano o Trapani, ma in Argentina saranno sempre «tanos».

Napoli è la città più affascinante e più vicina agli argentini per antonomasia. È un po’ come la Mecca: almeno una volta nella vita ci si deve andare in pellegrinaggio. E per un calciatore nato nelle Pampas questa situazione si potenzia. Giocare a Napoli, con quella maglietta che è stata indossata da campioni come Sivori e Maradona, significa il massimo. In campo e non solo.

Nessuna esagerazione. Dopo la prima stagione con la società partenopea, Ezequiel Lavezzi e Nicolàs Navarro adesso lo sanno bene.

E nelle loro vacanze a Buenos Aires prima dell’operazione Pechino, raccontano a tutti le storie più divertenti e matte dei tifosi napoletani.

«A tutti i miei amici e ai giornalisti — ha detto Navarro intervenendo in una trasmissione su Radio La Red — ho spiegato le cose che si vivono normalmente a Napoli, ma ogni volta che comincio a parlare, do questo avvertimento: "Attenzione, una cosa è sentirlo, un’altra storia è viverlo».

Dovrebbero vederlo davvero con i loro occhi, perché altrimenti possono pensare che uno sta esagerando quando racconta cosa sono capaci di fare i napoletani».

Fuga dall’allenamento E Lavezzi, intervistato da TyC Sports, ha aggiunto: «La passione è incredibile. In un anno a Napoli ho firmato più autografi che in tutta la mia carriera. All’inizio uno deve abituarsi, ma anche negli allenamenti, a Castelvolturno, a volte c’è tanto pubblico da riempire uno stadio.

Una volta, non ce la facevo a uscire con la mia auto e sono dovuto tornare dentro. L’unico modo per andare via fu di nascondermi dentro il bagagliaio di un’altra auto, come nei film. Non l’avrei mai immaginato».

Furto con scuse Nella sua «top 5» di curiosità, Navarro confessa quella che è senza dubbio al primo posto: «Un mattino, stavo con mio padre e mi accorsi che l’auto non c’era più. Me l’avevano rubata. Ho avvisato la società e poi sono andato dalla Polizia. Tornando dall’allenamento, vedo un’auto uguale a quella che m’avevano rubato, parcheggiata a 200 metri da casa mia.

Mi avvicino, controllo la targa e vedo che è proprio la mia. Dentro non avevano toccato nulla, ma c’era un biglietto con cui mi chiedevano scusa. Da non credere. Evidentemente, hanno guardato i documenti, hanno visto che era l’auto di un calciatore del Napoli e l’hanno subito riportata». Storie di passione che nemmeno nel calcio argentino si trovano. Perciò, gli italiani, in Argentina, saranno sempre «tanos».

Redazione NapoliSoccer.NET – Fonte: Gazzetta dello sport

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