Vox Populi: Benvenuti alla fiera del “Meglio tardi che mai”

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Come sempre, noi di Napolisoccer.NET diamo spazio e voce ai nostri lettori, attraverso la rubrica "Vox Populi", affinchè ognuno abbia la possiblità di esprimere le propie idee. In un momento di grandi cambiamenti per il nostro Napoli appare particolarmente significativa e condivisibile l’analisi degli eventi espressa da un utente del FORUM (mig_rob1984) circa gli accadimenti societari di queste settimane e pertanto abbiamo pensato, essendo un argomento di interesse comune, di rendere partecipi tutti i nostri lettori affinchè possano dire la loro.

E così eccoci benvenuti alla fiera del “Meglio tardi che mai: lo scaricabarile”. Alla presentazione c’era il presidente De Laurentiis che dopo anni passati a boccheggiare tra grandi imprese casalinghe e catastrofici disastri in trasferta ha deciso che era arrivato il momento di cambiare. E di farlo radicalmente. Marino allora è diventato un dittatore incapace anche di vendere se stesso, Donadoni un grande uomo dal piccolo sapere e quelli che sono andati via si sono visti additare come pilastri e artefici del campionato e mezzo disputato in maniera degna dalla squadra azzurra. Reja si è trasformato nell’unico amico fidato in un mondo di codardi e Mannini si è evoluto fino ad essere l’esterno sinistro che ci mancava. Peccato che era nostro. Ma la colpa è dell’incapace Marino. “Meno male che Mannini non ho voluto cederlo per intero”, parole del presidente. Mi sa che Mannini rimarrà dov’è anche l’anno prossimo.

Il dittatore Pierpaolo I ha poi preso il microfono per annunciare a tutti che le colpe del suo modo di fare erano di De Laurentiis il quale non voleva essere disturbato e non c’era mai, nemmeno nei momenti di difficoltà. Repressione e carcere allora. Sì, carcere. Il buon Pierpaolo infatti deteneva le chiavi delle celle di Castelvolturno e si narra che non avesse dato una copia a nessuno, nemmeno al Padreterno. Ma la colpa è dell’assente De Laurentiis. “Ora il presidente ha imparato tutto del mondo del calcio: è pronto a decidere e sbagliare”, parole del dittatore. Mi sa che non il dittatore non ripone molta fiducia nelle capacità calcistiche del produttore cinematografico.

E’ toccata poi a Roberto il saggio colui che vede e non sa, sa e non fa, fa e non vede. Ha visto i problemi della squadra ma non sapeva come intervenire perché gli hanno gentilmente chiesto di pensare solo alla squadra e non al mercato. Poi sapeva come intervenire ma non l’ha fatto semplicemente perché gli era stato detto di rimetterci di tasca sua, anche io non sarei intervenuto a dirla tutta. Infine ha fatto, ottenendo almeno Cigarini, ma non ha visto che quello che scendeva in campo era il fratello gemello scarso del Luca che fino all’anno scorso ha giocato a Bergamo sponda Atalanta. “Questa squadra non è da Uefa. Non basta spendere per essere competitivi, ci vuole pazienza. E non mi piace buttare fumo negli occhi alla gente”, parole del saggio. Mi sa che il fumo negli occhi non gliel’hai buttato alla gente ma nemmeno hai provato a toglierglielo ma sono dettagli e hai ragione tu così come hanno ragione anche gli altri due.

Finita la fiera del “Meglio tardi che mai: lo scaricabarile” mi è capitato di incrociare il presidente al ristorante “Tanto per parlà”, famosissima taverna romana frequentata, appunto, dal romano. Ho chiesto un piatto di penne all’arrabbiata, nelle quali ho sentito un po’ di retrogusto di tifo napoletano. Tifo inteso come atto con il quale si sostiene una squadra e non come la più famosa malattia con la quale sono soliti fare cori vigliacchi i tifosi avversari. Sarà che nel nome del piatto c’è definito in maniera chiara e diretta lo stato d’animo dei tifosi del Napoli, non so, ma mentre mangiavo quella pasta sono anche riuscito a sentire alcuni cori di protesta così come riesce a sentirsi il mare dentro una conchiglia.
Il presidente, nel frattempo, chiacchierava con alcuni amici al tavolo accanto al mio. Ho tentato, quindi, di origliare i suoi discorsi e ho limpidamente sentito dirgli due frasi importantissime: “Non amo il 3-5-2, voglio cambiare” e “Prenderò persone di prima fascia creando un organigramma complesso e di grande qualità”. Credo di non aver digerito mai così in fretta un piatto di pasta: sarà stato mandato giù dalla frenesia e dalla contentezza per aver ascoltato quelle parole. Torno a casa ansioso di conoscere la nuova struttura societaria del Napoli e ci trovo:

Presidente: Aurelio De Laurentiis
Direttore Sportivo: Riccardo Bigon (chiiiiiiiiiii?)
Allenatore: Walter Mazzarri

Oddio, mi sento male. Ho un rigurgito. Sono le penne che risalgono o è, più semplicemente, l’arrabbiata? E il direttore generale? “A Gennaio”, mi dicono. E il capo degli osservatori? E il responsabile del marketing? “Boh”, mi viene detto. Peccato che quelle parole le ho sentite solo io. Peccato che non ci fossero i giornalai (uh volevo scrivere giornalisti) napoletani: loro sì che avrebbero saputo mettere spalle al muro il presidente De Laurentiis. Come? Ah quelli non erano amici ma proprio giornalisti napoletani? Ma siete sicuri? Peccato che io non sono giornalista. E scusatemi per la superbia.


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1 COMMENTO

  1. stralcio articolo: “Questa squadra non è da Uefa. Non basta spendere per essere competitivi, ci vuole pazienza.

    Ma noi Pazienza ce lo abbiamo…….!!!!!!ahahaha…battutina

    Scherzi a parte, mi sembra che ci sia una fissazione generale con il modulo. Mazzarri secondo me è una buona scelta. In questo momento ci voleva un sanguigno con le spalle larghe e carattere.
    Diamogli un po’ di tempo a Dela, ci ha messo tanti soldi mica è un pazzo che brucia tutto. Per dirla tutta non mi paice il suo approccio, tuttavia è nei momenti di difficoltà che bisogna fare quadrato, ricordatelo. Sono convito che dalla partita con il Bologna ci risolleviamo.
    Forza Napoli

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