Una volta era il derby del Sud…

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Mancano tre giorni alla sfida con la Roma di Spalletti, che ieri sera dal Santiago Bernabeu ha lanciato il fazzoletto a tutte le altre pretendenti della Champions per la scalata al tetto d’Europa con una prestazione quasi perfetta a cui non possono che andare le lodi di tutti gli appassionati di calcio, nel ricordo che la Spagna, quello stadio in particolare, porta spesso bene all’Italia calcistica. Il Napoli, trincerato a Castelvolturno per gli ultimi accorgimenti tattici, pur venendo dall’ottima prestazione contro la corazzata Inter avrà comunque novanta minuti in meno nelle gambe. Roma e Napoli hanno in comune, invece, il sapersi esaltare allo stesso modo nelle sfide importanti, davanti a squadre blasonate. Queste le premesse con cui le pretendenti scenderanno in campo al San Paolo domenica prossima, dove la prima avrà il compito di ricucire quanto prima il margine che la separa dalla capolista, mentre gli azzurri sono chiamati a confermare quanto di buono hanno lasciato intravedere nello scorso turno di campionato cercando di accaparrarsi al più presto quei punti necessari alla salvezza e finire il campionato in scioltezza. Il perseguimento dei rispettivi obiettivi sarà condizionato verosimilmente dal modo e dai tempi con cui saranno metabolizzati quegli elementi di sbornia sportiva che con buone probabilità le squadre si portano dietro, frutto comunque di due imprese seppur contrapposte su piani diversi, che hanno galvanizzato oltremodo entrambi gli ambienti. Una sfida, sulla carta, tecnicamente già segnata, che non avrebbe storia, può vivere il ribaltamento dei valori solo se orgoglio, concentrazione e compattezza degli azzurri sarà tale da eliminare il gap tecnico che divide le due compagini, tant’è che De Laurentiis, persona che spesso ama esaltarsi, si affida a quello spirito gladiatorio già visto in campo contro l’Inter. Ma la condizione principale per la vittoria sarà dettata da chi, scevro d’ogni distrazione, saprà rimanere maggiormente concentrato sulla sfida nella quale il Napoli potrà puntare a due risultati su tre con qualche punto a favore sul piano fisico, mentre la Roma, anche se può contare su una panchina di tutto rispetto, ha l’obbligo matematico della vittoria se vuol tenere aperto il discorso scudetto. A dire il vero anche l’Inter poteva disporre di una panchina lunga, poi sappiamo tutti poi com’è finita. Ma qui conta la convinzione e la condizione psicologica del collettivo più che i dettagli e le parole. Reja è libero di interpretare la partita come vuole, confermatissimo com’è sulla panchina azzurra dagli elogi del presidente, potrà contare sul gruppo quasi al completo e molto probabilmente confermerà la formazione di domenica scorsa, unico dubbio la collocazione di Domizzi, al rientro, in una difesa che ben si è districata tra Figo, Crespo Suazo e Balotelli. Delicate saranno le consegne che farà agli uomini incaricati di sbarrare la strada agli esterni giallorossi che Spalletti tiene costantemente molto alti anche per accompagnare e sfruttare meglio nelle ripartenze la velocità dei vari Mancini, Taddei, Vucinic e Perrotta. Bisognerà che gli azzurri stiano molto attenti nella prima parte di gara, impedendo alla Roma di proporre i propri automatismi cercando di correre anche senza palla più degli avversari facendo sciogliere le loro trame in un asfissiante pressing per tamponare le qualità di Totti & C. Una volta era il derby del Sud ed oggi ci saremmo sentiti maggiormente a nostro agio se si fosse disputato in notturna…
Antonello Greco

 

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