Blasi, Primo in quanto a rendimento e a cartellini gialli

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In quanto a rendimento non ha uguali. Difficilmente sbaglia la partita e quando non c’è se ne avverte la mancanza. Sì, è proprio lui: Manuele Blasi da Civitavecchia, mediano dal passo moderno e dal carattere d’un tempo. Un combattente. Il Gattuso del Napoli, dice il presidente. Un paragone preso un po’ alla larga, certo, ma che proprio per questo può anche starci. Centodieci contrasti e quasi novanta vinti, cinquanta palloni strappati agli avversari, mille passaggi buoni (922 per la precisione) dei quali più di ottocento (829) di misura giusta, poi sedici tiri in porta e dieci cartellini gialli e uno rosso. E sono queste ultime due cifre a raccontare l’altra faccia del guerriero che oltre a essere guerriero è pure impetuoso nel suo modo di far calcio. Impetuoso. Cioé aggressivo. Mai brutale, però vigoroso. Di qui quella sua collezione di «gialli» che lo piazza al quinto posto nella lista dei «cattivi» di tutto il campionato. Mentre Gattuso «arranca» alle sue spalle. È solo nono, infatti, e con «appena» otto amminizioni, il Ringhio milanista. Ma Blasi così è. Questione d’intendere il pallone. E non c’è neppure da meravigliarsi che nel Napoli a caricarsi di così tanti falli gravi sia lui e non un difensore. Non c’è da meravigliarsi, perché in A è soprattutto a centrocampo che vengono agitati i cartellini. Tant’è che nella classifica dei giocatori più ammoniti tra i primi dieci i difensori sono appena due. E per giunta occupano il settimo e il nono posto. Ma quel brutto vizio di farsi ammonire che alla fine vuol dire anche farsi squalificare, non può oscurare i meriti di questo giovanotto che interpreta bene lo spirito del gruppo. Che è poi lo spirito di chi avendo conosciuto e vissuto anche giorni amari, ora non vuol perdersi nulla di ciò che di bello il calcio gli può regalare. Sì, perché se è vero che per Blasi questi sono gli anni della maturità, se è vero che Blasi ha alle spalle una carriera che gli ha messo addosso le maglie della Roma, del Lecce, del Perugia, della Juve, del Parma e della Fiorentina prima di quella azzurra, è vero pure che quattr’anni fa gli capitò una brutta soria di nandrolone per la quale restò sei mesi fermo, così come è vero che quei due scudetti vinti con la Juve sono proprio quei due che poi la giustizia sportiva ha strappato dal petto ai bianconeri e quindi pure a lui. Storie strane e singolari d’un ragazzo che tutti raccontano di cuore, generoso e per questo capace di aiutare il gruppo a stare assieme. Insomma, uno che serve, uno che ci vuole. E infatti pensando già al futuro, il Napoli ha deciso di riscattare dalla Juve l’altra metà del suo contratto. Soldi (2 milioni e 450mila euro) che di sicuro non andrebbero sprecati.

Il Mattino

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