Denis e Santacroce, la sfida degli esclusi

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De Laurentiis non ha voluto cederli, Donadoni non li fa giocare. Ma Santacroce e Denis, arrivati nel 2008, il difensore italiano-brasiliano a gennaio e l’attaccante argentino a luglio, non mollano. Sono convinti di riuscire a convincere l’allenatore.

In precampionato hanno brillato: Santacroce non ha fatto rimpiangere il capitano Paolo Cannavaro quando ha giocato contro il West Ham all’Upton Park, Denis ha segnato nelle amichevoli austriache. Nelle tre partite ufficiali, quella di coppa Italia contro la Salernitana e i due confronti di campionato con Palermo e Livorno, Santacroce ha giocato 26’ nel derby e Denis 11’ allo stadio Barbera.

Donadoni assicura di tenerli in considerazione e peraltro De Laurentiis ha lasciato cadere le proposte ricevute per loro. «Denis ha segnato nel primo campionato otto gol non giocando continuità: puntiamo su di lui», ha detto il presidente in occasione del blitz a Lindabrunn. Pochi giorni prima dell’inizio del campionato ha stoppato la richiesta dell’amica Rosella Sensi, numero uno della Roma: «Chiedeva Santacroce, pure in prestito. Le ho detto: mi dai Totti in cambio? Io non cedo i giocatori che hanno un grande avvenire».

L’attestato di fiducia da parte di De Laurentiis è importante per Denis, che era stato contattato dal Marsiglia e da alcuni club argentini, e per Santacroce, che tra i suoi estimatori ha Ciro Ferrara, ex difensore e allenatore della Juve. El Tanque si è presentato caricatissimo in ritiro, con qualche chilo in meno («Gli piace mangiare, ecco il problema», la rivelazione di De Laurentiis), appunto per convincere Donadoni a impiegarlo.

Ma è improbabile, almeno al momento, il modulo con tre punte. La prima stagione di Denis è stata tormentata. Ha giocato a corrente alternata: il dualismo con Zalayeta non ha giovato nè a lui nè all’uruguaiano, ceduto in prestito al Bologna. De Laurentiis e Marino, come nel caso di Datolo, hanno difeso la scelta effettuata nella precedente edizione del mercato: il cartellino dell’attaccante, presentatosi dopo aver segnato 27 reti con l’Independiente nei tornei di Apertura e Clausura, è stato pagato 8 milioni.

Grande scommessa quella di Santacroce, che ha lasciato il posto a Campagnaro, difensore più esperto. Il carattere ha tradito l’italo-brasiliano, che ha ampi margini di crescita secondo Donadoni e i dirigenti. Il Napoli ha voluto migliorare la panchina perché punta a conquistare un posto in Europa. De Laurentiis ha investito 52 milioni e la rosa a disposizione di Donadoni potrebbe essere integrata a gennaio: i contatti con il Liverpool e l’esterno sinistro Dossena non sono stati sospesi, andrà avanti il lavoro degli osservatori di Marino in tutto il mondo.

«La partecipazione a una coppa renderà più competitiva la voglia di venire a Napoli, anche se noi cerchiamo di non tralasciare la nostra capacità di ricerca perché quest’anno, anche se sono stati ingaggiati campioni, abbiamo seguito una logica, tenendo l’età dei giocatori sotto controllo», ha detto il direttore generale a Sky Sport 24, commentando il lavoro del club dal 2004. «Il primo quinquiennio è stato una favola, adesso c’è una solida base. Sette undicesimi del Napoli giocano nelle nazionali, c’è una società sana dal punto di vista del bilancio e gli impegni vengono mantenuti».

Ultima annotazione sul modulo, il 3-5-2 «che in tanti nel mondo non adottano e così tutti dicono che non abbiamo uno specialista nel ruolo, però io credo che Maradona non sbagli ad utilizzare Datolo in quel ruolo». Come ha cominciato a fare Donadoni.

Redazione NapoliSoccer.Net – fonte: il Mattino

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