Abbandonata la casa del grande Napoli. Così hanno ridotto il campo di Maradona

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Un reportage de "Il Mattino" riporta l’attenzione sullo stato di abbandono in cui ormai da anni versa il centro "Paradiso" di Soccavo, ex sede del Calcio Napoli ai tempi di Maradona (e fino al fallimento). Leggendo queste righe un senso di malinconica angoscia deve giocoforza penetrare nel cuore di ogni tifoso azzurro che almeno una volta è stato in quel luogo, memoria di un Napoli che seppe essere vincente e divertente. Noi di Napolisoccer.NET, dando risalto al reportage nelle nostre pagine elettroniche, speriamo di risvegliare la coscienza delle Istituzioni affinchè un patrimonio storico come il centro "Paradiso" possa essere in qualche modo recuperato.

Non si vedono più le porte sul campo da gioco del centro Paradiso di Soccavo: il prato dove il Napoli ha costruito i suoi successi è sepolto da una giungla di sterpaglia che arriva fino alle traverse.
Non ci sono più le panchine negli spogliatoi che furono di Maradona, Ferrara e Bagni: gli stanzoni sono ricoperti da una melma di escrementi d’animali e pattume. E la puzza fa venire conati di vomito. Non ci sono più la moquette e i bei divani nelle sale dei trofei, dove i calciatori si rilassavano giocando a biliardo e guardando la tv: adesso si scorgono segni di bivacco e letti di cartone dei barboni.
Il viaggio nel centro Paradiso di Soccavo è una stilettata al cuore: chi ha frequentato e amato questo posto quando era vivo, soffre a scoprirlo morto e imputridito, abbandonato all’incuria e vittima degli strascichi del fallimento della vecchia società azzurra. Il cancello di ferro blu che affaccia sulla strada è aperto, la sensazione è che all’interno ci sia qualcuno, la voglia di riscoprire il passato recente è forte.
«Permesso? C’è qualcuno?». Qualcuno c’è. Dall’interno degli spogliatoi viene fuori, mogio mogio, Rocky, il pastore tedesco che faceva la guardia al campo ed era il beniamino dei calciatori. È vecchio e malato, vive trascinandosi nella solitudine, soffre sotto al sole d’agosto. Un ex dipendente passa spesso a lasciargli scatolette di cibo e a riempire le ciotole d’acqua.
Rocky è il padrone del centro. A fatica lo percorre tutto, ma non ha più la forza per fare la guardia, così qui dentro succede di tutto. Giuseppe Sequino abita nel palazzo che confina con il campo: «Ci entrano spesso – racconta -. Sono ragazzacci che cercano le ultime reliquie del Napoli, ma anche barboni a caccia di ricovero, ladruncoli che cercano qualcosa da portare via».
Anche Carlo Bonifacio vive nella zona: «Un giorno, quando il centro era ancora presidiato, fecero pulizie e gettarono in strada buste e buste di materiale da gioco: maglie strappate, calzoncini inutilizzabili, scarpette sfondate. I ragazzini vennero a razziare tutto». Anche negli uffici è stato razziato quel poco che non fu portato via nei giorni del fallimento. Una finestra della palazzina delle cucine è stata sfondata di recente, ci sono i segni delle scarpe da ginnastica del mariuolo.
Nella sterpaglia che ha circondato l’edificio, c’è il segno del trascinamento di qualcosa: il ladro deve aver portato via qualcosa di pesante. La vegetazione incolta sta prendendo il sopravvento sul cemento. Le radici alzano il terreno, i rami sono penetrati dentro le stanze, l’aspetto è spettrale. Calcinacci caduti sono ovunque. Nel piazzale alle spalle della palazzine dei calciatori ci sono ancora i resti delle «batterie» di fuochi d’artificio che qualcuno è venuto a sistemare per il capodanno del 2009.
Gli spalti quasi non esistono più. I sediolini sono divelti, quei pochi che hanno resistito sono avvolti dall’erbaccia. Se chiudi gli occhi, da lassù pensi che tra poco ascolterai Ottavio Bianchi che striglia la squadra o Diego Maradona che scommette con i compagni: «calcio da centrocampo e centro la traversa», detto e fatto, naturalmente. Invece l’orrenda realtà è un incredibile silenzio d’agosto, rotto soltanto dal continuo passare di topi e piccoli serpentelli, padroni della steppa che ha sostituito il prato.
In fondo, sul campetto da basket, con stupefacente ostinazione i due canestri hanno resistito alla devastazione: sono lì, svettano tra i rovi, uno ha anche la retina al suo posto. Ai lati di quello che fu il campo, sono rimasti appesi in bell’ordine, gli attrezzi usati per l’ultimo allenamento: ostacoli bassi, tappetini elastici, corde per saltare. Il pastore tedesco Rocky fa capire di non avere più voglia d’intrusi. Va a rintanarsi nei «suoi» spogliatoi: se il padrone di casa è stanco bisogna andare via.
L’affetto per quel luogo, impone di accostare il cancello andando via. Ecco, è chiuso. Come nei giorni in cui la squadra era in ritiro e nessuno doveva disturbare…

Redazione Napolisoccer.NET – tratto da Il Mattino

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Giornalista sportivo, appassionato di calcio e, da sempre, tifoso del Napoli. Dal 2004 partecipo al progetto Napolisoccer.NET condividendone obiettivi e speranze, con l'unica finalità di fornire ai lettori un'informazione corretta e neutrale, scevra da pregiudizi e fuori da ogni logica di interesse. Napoletano convinto, nutro amore e passione incondizionata per "Terra mia", "Napul'è" e per la maglia azzurra.


4 Commenti

  1. non nascondo che leggendo queste righe ho pianto. Salvate almeno Rocky da una violenta vecchiaia, vi prego, chiunque legga questo commento ne lasci un altro simile e qualche politico o istituzionale aiuti almeno (il cane) a rivivere quei momenti di pura gloria.
    Forza Napoli, Forza Rocky

  2. Vorrei che questo articolo fosse messo meglio in evidenza dallo staff di napolisoccer…..se siamo in tanti ad impegnarci possiamo farcela…..è una vergogna…..io propongo di fare una petizione….anche se poi alla fine bisogna vedere chi è l’attuale propietario del centro paradiso…..io penso che prima o poi ci faranno altri INUTILI palazzi…..

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