Non “vitamine”, ma fame di vittorie

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Finalmente un trattamento da grande squadra. Sarà stato per i sospetti lanciati da Totti sui presunti “aiutoni” a Mancini & C., sarà stato per la notturna con gli occhi dell’Italia pallonara puntati addosso, ma stavolta l’arbitro di turno ha trattato il Napoli come solitamente si fa con gli squadroni del nord. E’ stato clemente con i referenziati padroni di casa, ha trattato l’Inter come una squadra normale, nel dubbio ha concesso e non negato il rigore agli azzurri. Non dobbiamo ringraziare nessuno. Essere trattati alla pari del triangolo industriale è un diritto per noi come per la Reggina o il Livorno. E finalmente possiamo spendere qualche parola per la partita.

Un capolavoro di tattica e di concentrazione. E invece ecco i dubbi del lunedì: “Ma come hanno fatto in tre giorni a riprendere una condizione fisica che sembrava persa?”, ha obiettato il critico demolitore in servizio permanente effettivo, lasciando intendere flebo e “vitamine” a volontà per gli azzurri fino a Genova sottotono. La migliore risposta è stata di Materazzi, il guerriero: “Hanno vinto perché sono stati i migliori”. Dedicato ai supercritici di casa nostra. Poiché pensavano che il Napoli dovesse perdere e invece non ha perso, ma ha addirittura vinto, ecco che ci deve essere per loro una spiegazione “strana”. Ma come si fa, pur di mantenere il punto, a pensare alla pozione magica anti-stress? Signori miei, gli azzurri hanno vinto perché erano motivati (finalmente) e quando si ha voglia di vincere le forze si triplicano. Ti va tutto per il verso giusto: l’arbitro, il gol, la parata e i falli. Il Napoli è una squadra di giovani talenti. Non è completa, ma lo sarà. Per essere grande dovrà conquistarsi un vero spirito di squadra. Non solo in qualche partita, ma per l’intero campionato. Un solo appunto a Reja: perché parlare ancora una volta di squadra titolare? Caro Edy, i giocatori buoni ti serviranno tutti.
Antonio Mango
 

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