Mancini rinuncia, Lavezzi galoppa e il Napoli ringrazia

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Il Napoli ha riaperto il campionato? No, questo prodigio lo ha compiuto l’allenatore dell’Inter, Roberto Mancini, con una sola parola: rinuncio. Senza ovviamente togliere alcun merito alla prestazione della squadra azzurra, vittoriosa nel suo San Paolo (pieno di tifo e calore fondamentali per le riprese tv: capito cari presidenti?) per 1 a 0, in particolare all’inesauribile Lavezzi, al razionale Hamsik, ai lanci di Gargano, alla prestazione maiuscola di Mannini sulla fascia e di Santacroce in difesa. A ciò bisogna aggiungere che il 3-5-2 di Reya è insostituibile: se l’allenatore napoletano sa sole giocare così, va benissimo. E’ un modulo che si è dimostrato ancora una volta efficace con i suoi ripetuti contropiede: un’arma che, dopo Juventus e Roma (che domenica prossima sarà di scena a Fuorigrotta), si è rivelata micidiale anche contro la statica difesa dell’Inter.
Tornando a Mancini, questi ha commesso il più grave errore nella formazione. E’ vero che ha dovuto raschiare il fondo del barile della sua rosa di calciatori: ma aveva ancora uomini di classe e perciò maggiormente utili al proprio gioco. E invece ha alzato bandiera bianca davanti alla gioiosa macchina da guerra napoletana, che, se ha un suo tallone di Achille ben conosciuto: la difesa, che con le sue 40 reti subite (al pari di Atalanta e Palermo e migliore solo di Parma e Cagliari) non è certo brillante. Ma Mancini ha voluto gettare nella mischia l’inesperto Balotelli (il ragazzo ha tanta buona volontà, ma non può essere bruciato in partite delicate come quella di Napoli) e il titubante Maniche (decisamente poco utile alla manovra interista), adottando di fatto un 4-5-1 poco incisivo che ha lasciato grandi spazi nella pampa alle cavalcate di Lavezzi (con tanto di bolas, a mò di gaucho) e compagni. Se a queste mosse aggiungiamo la serata poco felice di Pelè, Vierà, Figo e Suazo, unita al tentativo goffo e maldestro nel primo tempo di Materazzi di buttare la palla alle spalle del suo portiere Julio Cesar, si capisce che il mix è risultato fatale. L’allenatore nerazzurro ha dunque voluto lasciare in panchina Crespo e Zanetti. Il primo dei due argentini avrebbe potuto in difficoltà la difesa partenopea per la sua maggiore esperienza. L’altro avrebbe potuto rinforzare un centrocampo che si è dimostrato asfittico di idee e incapace di arginare la manovra veloce dei partenopei. Il loro ingresso nel secondo tempo ha cambiato poco: la confusione e il marasma regnavano già sovrani nella formazione milanese. Lo si nota anche dal risicato numero di tiri in porta: nel primo tempo l’Inter ha tirato nello specchio una sola volta con Suazo su passaggio di Maicon e una seconda grazie all’azione solitaria di quest’ultimo con tiro finito sull’esterno della rete. Nel secondo tempo nulla. Insomma, sembra proprio che sia terminata la benzina alla Ferrari nerazzurra: il peggio è che è finita con i rincalzi a disposizione di Mancini. A proposito, in panchina a Napoli c’era Stankovic: avrebbe potuto essere collocato in campo nel secondo tempo, quando ormai occorreva giocare il tutto per tutto. Ma forse ormai non c’era più nulla da fare: l’allenatore campione d’Italia ha forse compreso che dalla sua squadra non poteva pretendere di più. E su tutto ciò grava l’ombra della gara di ritorrno del Liverpool: se l’Inter continuerà a giocare come la "bella addormenata" si ritrova fuori dalla Champions League in un amen.
Un’ultima osservazione sull’arbitraggio di Rizzoli: il fallo da rigore di Julio Cesar su Gargano avrebbe dovuto essere rivisto alla moviola per notare che l’intervento era sulla palla prima ancora che sul piede del centrocampista napoletano. Sono sfuggiti al direttore di gara i ripetuti falli di Santacroce e quelli di Vieirà: sul finire, ha cominciato a tirare fuori il cartellino giallo a volontà sull’onda di un chiaro nervosismo. Occorrerebbe la moviola in campo con l’uso, come si fa nel basket, limitato a due volte nel corso della partita. Ma su questa proposta il numero uno della Fifa, Joseph Sepp Blatter, non ci vuole proprio sentire.
 

Fonte: Marco Liguori – marcoliguori.blogspot.com

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Giornalista sportivo, appassionato di calcio e, da sempre, tifoso del Napoli. Dal 2004 partecipo al progetto Napolisoccer.NET condividendone obiettivi e speranze, con l'unica finalità di fornire ai lettori un'informazione corretta e neutrale, scevra da pregiudizi e fuori da ogni logica di interesse. Napoletano convinto, nutro amore e passione incondizionata per "Terra mia", "Napul'è" e per la maglia azzurra.

1 COMMENT

  1. Quando il Napoli (mi riferisco all’anno del 2° scudetto) dominava il campionato, ricordo che l’avv Agnelli in una famosa intervista disse con quel suo parlare educato che il Napoli vinceva perchè la juve, il Milan ecc… le grandi insomma, forse erano in una fase di appagamento psicologico.
    La storia si ripete. L’Inter domina incontrastato il recente campionato e quando il “piccolo” Napoli lo atterra in modo inequivocabile si ripete: forse pensavano al Liverpool.
    Nessuna critica soprattutto perchè Mancini, da vero sportivo, ha subito fugato il campo da ogni illazione precisando: Il Napoli ha giocato bene ed ha vinto in modo leggittimo.
    Ho vissuto un pomeriggio da sogno e sono certo che i ragazzi del Napoli si ripeteranno domenica prossima.
    In bocca al lupo…….

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