Finalmente una vittoria, di Diego Del Pozzo

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Ci sono voluti più di cento giorni, ma alla fine il Napoli è riuscito a ritrovare la vittoria nell’occasione più importante e prestigiosa della stagione: il posticipo domenicale contro la corazzata nerazzurra guidata da Josè Mourinho. Così, ieri sera, in un San Paolo gremito e gioiosamente rumoroso come ai bei tempi, Roberto Donadoni s’è potuto gustare il primo successo sulla panchina azzurra (nella foto qui sotto, il gol decisivo di Marcelo Zalayeta), grazie a una prova tutta cuore e grinta dei suoi uomini, in particolar modo di quelli appartenenti al "nucleo storico" sopravvissuto alle stagioni della rinascita in Serie C (su tutti, capitan Montervino e il rilanciato Amodio).

Certo, che l’Inter già da molto tempo fosse convinta di aver fatto suo questo campionato è cosa risaputa e piuttosto evidente. La spocchia e l’arroganza del proprio allenatore, infatti, devono aver fatto maturare nelle teste dei giocatori nerazzurri questa convinzione. Che, però, l’Inter affrontasse le ultime tre partite di campionato – Palermo in casa, Juventus e Napoli in trasferta – con la voglia e l’atteggiamento mentale tipici delle amichevoli di fine stagione era cosa certamente non preventivabile.
Di questo approccio dei nerazzurri s’è, senz’altro, giovato anche il Napoli di ieri sera, che ha impostato la partita su un ritmo elevato e su un pressing asfissiante a centrocampo da parte dei vari Blasi, Amodio, Mannini, Montervino, con frequenti ritorni anche delle due punte Lavezzi e Denis (poi sostituito dal decisivo Zalayeta), che comunque erano i primi a pressare la linea difensiva interista. Se a ciò si aggiunge l’ottima prova del pacchetto difensivo – in particolare, di un Santacroce alla migliore recita stagionale, capace di annullare Balotelli grazie a un match fatto tutto di anticipi e velocità – e un Navarro finalmente convincente, allora ecco spiegati i motivi del successo degli uomini di Donadoni su quelli di un Mourinho che, nelle interviste post-gara, ha accettato sportivamente la sconfitta e lodato l’atteggiamento del San Paolo ("Grande stadio dove giocare…", ha sottolineato il tecnico di Setubal).
Ovviamente, come ha ben evidenziato Donadoni al termine della partita, una vittoria ottenuta soprattutto grazie alle motivazioni (nella foto qui sotto, l’esultanza di Zalayeta dopo il suo bel gol) non deve far pensare che i problemi di questo Napoli siano superati. "Bisogna continuare a lavorare con serietà e impegno – ha spiegato l’allenatore bergamasco – mettendo in campo, ogni volta, le stesse motivazioni che hanno caratterizzato questa prova".

La vittoria di ieri sera, però, impone alcune riflessioni, che potranno tornare utili in questo finale di stagione e in vista del prossimo campionato:
1) Buona parte della responsabilità della crisi di questi ultimi mesi può essere spiegata col contesto ambientale negativo nel quale la squadra – giovane, inesperta e dai nervi poco saldi – s’è trovata ad agire: appena il San Paolo è tornato dalla parte giusta, infatti, i giocatori hanno saputo moltiplicare forza e convinzione, ritrovando anche la sicurezza smarrita;
2) Probabilmente, un Navarro ben allenato potrebbe persino rivelarsi un buon portiere: adesso sta alla società, dunque, trovare tecnici preparati in grado di fargli fare quei miglioramenti solo intravisti in questo primo anno di militanza azzurra (si pensi al laziale Muslera: a com’era quando arrivò in Italia – cioè un disastro – e a com’è attualmente…). In ogni caso, va fatta chiarezza sul ruolo di portiere, troppo importante per essere affrontato con la superficialità di questa stagione;
3) Hamsik continua a essere un corpo estraneo alla squadra: non si propone né s’inserisce più, si nasconde nelle pieghe della partita, si limita all’appoggio verso il compagno più vicino, è timido e svogliato. Se ha deciso di farsi vendere, allora la società lo accontenti; naturalmente, dietro adeguata contropartita tecnica ed economica. Comunque, i suoi limiti caratteriali sono abbastanza evidenti;
4) Visti i perduranti e strutturali problemi di Lavezzi in fase conclusiva, la capacità di Zalayeta di tornare e svariare su tutto il fronte offensivo e la naturale propensione di Denis allo scontro fisico e alla lotta nei pressi dell’area di rigore avversaria, forse si potrebbe iniziare a provare un tridente col Pocho più largo a destra, l’uruguayano partente da sinistra e il Tanque punta centrale pura: magari, in questo modo si potrebbe ridurre la sterilità offensiva del Napoli, in attesa degli acquisti promessi per l’anno prossimo;
5) Alcuni giocatori della rosa attuale, anche quelli finora poco utilizzati come Nicolas Amodio, potrebbero tornare utili anche il prossimo anno, naturalmente con ruoli di comprimari;
6) Fare chiarezza sul ruolo di Pier Paolo Marino e sul suo rapporto con Roberto Donadoni, in chiave di calciomercato e di gestione tecnica della squadra. Sarebbe altresì utile, in vista del prossimo anno, decidere finalmente di potenziare la struttura societaria, in primis con l’assunzione di un team manager di esperienza e carisma (Bruscolotti?), in grado di fare anche da filtro tra giocatori e piazza turbolenta in caso di risultati negativi e conseguenti problemi ambientali.
Adesso, dopo l’inevitabile iniezione di fiducia derivante dalla prestigiosa vittoria di ieri sera, il Napoli ha il dovere di concludere nel miglior modo possibile una stagione che, comunque, resta deludente rispetto a quelle che erano le ambiziose premesse.
Di Diego Del Pozzo.
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