Addio a Di Costanzo, gentiluomo del calcio: segnò un gol poesia

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L’ex difensore e tecnico azzurro è morto a ottantasei anni

Se n’è andato un signore del pallone. Ieri s’è spento Egidio Di Costanzo, calciatore azzurro nell’immediato dopoguerra e trent’anni fa anche allenatore del Napoli di Sivori e Altafini, di Zoff, Cané, Juliano e Montefusco. Un piccolo pezzo di storia azzurra diventato leggenda già nel ’45, quando, era il 2 dicembre, un suo gol fece vincere il Napoli a Firenze. Vittoria storica per gli azzurri e scarpetta di Egidio Di Costanzo che, smarrita assieme alla valigia durante il viaggio di ritorno a Napoli, ricomparve «miracolosamente» nella vetrina più bella del bar Fiore alla Ferrovia, ritrovo dei tifosi di quel tempo. E Francesco Fiore, titolare di quel bar, padre di Roberto futuro presidente azzurro e poeta dialettale per passione, affiancò a quella scarpetta una simpatica quartina: «Chesta è ’a scarpa e Di Costanzo/ che signanno ’e renza ’e renza/ ha inguaiato l’esistenza/ dei tifosi di Firenze», scrisse. Egidio Di Costanzo, che avrebbe compiuto 87 anni il 7 luglio, dal ’45 al ’51 indossò la maglia azzurra 153 volte segnando, lui che era difensore, anche 8 gol. Beniamino del pubblico napoletano, fu subito punto di riferimento di un Napoli che portava in campo anche Arnaldo Sentimenti, Pretto, Rosi, Baldi, Verrina e gli attaccanti Barbieri, Giraud, Menti e Lustha. Proprio quel Reiza Lustha, albanese, che segnando un gol al Bari suscitò tale trambusto ed entusiasmo tra i tifosi che venne addirittura giù la balconata della tribuna dell’antico Vomero. Il 18 gennaio del ’69, responsabile delle giovanili azzurre e secondo di Chiappella, subentrò a Beppone entrato subito in conflitto con Corrado Ferlaino, nuovo presidente. Egidio Di Costanzo fu il primo allenatore di Ferlaino, ma soprattutto fu il primo napoletano a diventare allenatore del Napoli. Un’esperienza che però non durò a lungo. Nove partite appena con quattro vittorie, tre pareggi e due sconfitte e il 13 aprile – dopo una partita persa contro la Fiorentina, squadra che nel bene e nel male ha segnato sempre la sua carriera – andò via dal Napoli. Non aveva fatto male sulla panchina azzurra Egidio Di Costanzo che s’aspettava infatti di veder riconosciuti i propri meriti con la riconferma. Invece non andò così. Andò via e questo è rimasto il suo cruccio, la sua amarezza per il resto della vita. Vita che però gli ha riservato sino all’ultimo istante una grandissima fortuna: l’amore della sua famiglia. Quello della signora Anna che gli è stata accanto per oltre sessant’anni e di Pierluigi, suo figlio, architetto. «Ci conoscemmo nel ’45, giusto il giorno dopo quel suo gol alla Fiorentina. Entrò nella profumeria di mio padre a via Toledo e fu amore a prima vista. Un colpo di fulmine. Io avevo sedici anni e lui ventidue. Da quel giorno non ci siamo più lasciati», ricorda commossa la signora Anna.

Redazione Napolisoccer.net – Fonte: Il Mattino



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