Canè: Caro Balotelli a Napoli solo applausi, ma altrove soffrivo

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Il coraggio di punire. Il calcio si fa un esame di coscienza e si ritrova debole di fronte all’intolleranza che monta negli stadi. Di fronte a quel razzismo che a Torino è riapparso con gli insulti a Balotelli. Ma stavolta il mondo del pallone non si ferma alla condanna. Stavolta da Platini ad Abete annuncia regole più dure. Tolleranza zero, finalmente.

Che ne pensa Faustinho Canè?

«Penso che il razzismo, nelle sue varie espressioni, nel mondo non avrà mai fine, ma penso anche che il calcio debba far qualcosa ancora di più concreto, di più forte».

Vuol dire che non basta quel che sta facendo?

«Già. A che serve far giocare una partita a porte chiuse e per giunta una partita che per come è messo il campionato quasi non ha senso?»

E allora che cosa si dovrebbe fare?

«Sospendere le partite e mandare tutti a casa già sarebbe meglio. Ma mi chiedo anche perché poi a pagare dovrebbero essere sempre e solo i club?»

Quindi?

«Quindi, se la Costituzione condanna il razzismo, se il razzismo è reato, bisogna cominciare a prendere qualcuno di quegli imbecilli e metterlo in galera».

Brasiliano e di pelle nera. Lei, Cané, attaccante del Napoli di ieri e poi anche allenatore è stato costretto qualche volta a fare i conti con questo tipo d’imbecillità?

«Che io ricordi, m’è capitato una sola volta. Allenavo la Sambenedettese e c’era una persona anziana che puntualmente con  me aveva comportamenti da razzista. Reagii. Ma mi accorsi anche che non ci stava tanto con la testa».

E a Napoli?

«Mai. Sono cinquant’anni che sto qui. Qui ho messo su famiglia e nei mie confronti non c’è mai stato un comportamento, un momento d’intolleranza. Mai».

Quindi per Napoli-Inter di domenica sera lei non ha timori.

«No. Napoli è una città aperta e la sua gente è intelligente. Sono certo che il San Paolo darà un esempio di grande civiltà».

Però in questa vicenda di Mario Balotelli anche in campo qualcosa non ha funzionato.

«Vero. Mi sarei aspettato un intervento di Farina, l’arbitro, ma soprattutto mi hanno deluso i giocatori. Sarebbe stato giusto ed avrebbe avuto un gran valore se, ad esempio, Del Piero da quel gran campione che è, oltre che come capitano, fosse andato dall’arbitro chiedendogli di fermare la partita per dire ai tifosi di smetterla con quei cori beceri e incivili. Ai miei tempi qualcuno l’avrebbe sicuramente fatto. Ma quello era un altro calcio. Meno ricco ma di principi assai più sani».

 

 

Redazione Napolisoccer.net – Fonte: Il Mattino

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