Ve lo ricordate Careca? Noi vi diciamo come vive

8
29

Antonio de Oliveira Filho, per tutti Careca, è nato ad Araraquara, nello stato di San Paolo in Brasile, il 5 ottobre 1960. Attaccante di classe finissima, veloce, agile e completo, ha giocato con il Guaranì, il San Paolo, con il Napoli dal 1987 al 1993 (Coppa Uefa, scudetto e Supercoppa italiana), quindi con il Kashiwa in Giappone, prima di chiudere la carriera in Brasile. In undici anni nella Seleçao, ha segnato 29 reti in 63 partite. Quando c’è profumo di classe, genio, di calcio al massimo livello, chiamano lui. E’ stato così da sempre, lo sanno bene a Napoli, è stato così anche tre mesi fa, febbraio 2009. «Antonio, c’è tanto di quel bendidio, lassù, che serve uno come te». La chiamata arriva da Bebedouro, città 300 km a nord da Campinas, sulla direttrice che da San Paolo e il mare porta verso l’interno. Nel 1998, Careca ha già inaugurato il Campinas Futebol Clube, con l’amico ed ex compagno Edmar: ora il club, che ha un’aquila come simbolo, è una realtà avviatissima che ha squadre dai sub 11 fino alla prima squadra, una under 23 che milita nella terza serie. Il 7 giugno del 2004, a 43 anni, vi ha persino giocato, e c’erano tantissime persone a vedere il rientro di colui che per molti è stato il centravanti più completo della storia del Brasile: non segnò, quel giorno, e fu anche quella un’eccezione per chi i gol li faceva in ogni modo. Il Futebol Clube ormai procede da solo nella sua attività federale, ha circa 150 tesserati, e Careca ed Edmar organizzano periodicamente dei campus frequentatissimi al Careca Sport Center, con tanto di lezioni di portoghese per chi arriva dall’estero: le agenzie offrono pacchetti viaggio+football di prima classe, ovvero intesa quella di Careca ed Edmar, per chi volesse imparare. A Campinas, Careca vive felicemente: ha portato la famiglia, papà e mamma, da Araraquara dove lui nacque nel 1960; qui c’è ovviamente la sua, di famiglia: la moglie e i tre figli, Alini, che fa la nutrizionista, 25 anni; Elen, 23, veterinaria, e Thiago, 22, un ragazzo alto e slanciato che oggi fa il maestro di tennis: «Con il calcio niente da fare: ci ha provato, ma ha scelto diversamente» spiega Careca, che per la cronaca deve il suo nomignolo a un clown molto famoso in Tv dall’inizio degli Anni Cinquanta, Carequinha. A margine del lavoro del Futebol Clube, Careca segue anche le sue attività immobiliari, in cui ha investito parte dei suoi guadagni. Giornate piene, ma quando un imprenditore amico gli ha parlato di Bebedouro, è salito in auto ed è andato a vedere. E non ha potuto dire di no. Da febbraio è il "consultor tecnico" dell’Internacional de Bebedouro, «in pratica dirigo e coordino l’attività giovanile: per ora sono poco meno di cento ragazzi». Più che una scuola calcio, è un progetto sociale a cui lui apporta la sua fortissima conoscenza tecnica: strettissimo il rapporto con la Municipalità di Bebedouro, nella persona del prefetto Joao Batista Bianchini; ha appena nominato l’allenatore, Marcelo Vita, sei mesi all’Udinese nel 1985. «La tecnica è elevatissima, in questi bambini, alcuni sono già stati prelevati dal San Paolo, dalle società più importanti. Io spiego loro ciò che manca: la disciplina tattica. Ai miei tempi si poteva imparare per gradi, io sbarcai già grande a Napoli. Ora arrivano impresari dall’Europa e comprano i cartellini dei bambini di dodici o tredici anni: li tengono in tasca, poi li esibiscono qualche anno dopo, se i ragazzi mantengono le promesse. Non è più solo calcio e divertimento: è business». E Careca è lì per dare un ordine a tutto questo talento, appunto. Prepara la schede tecniche, le sottopone alle squadre anche europee, ha contatti avviatissimi con Belgio e Olanda. Fa in modo che tanti ragazzi possano diventare magari campioni, come fu lui, che tramutava in gol il genio di Maradona. «L’ho sentito per telefono un paio di volte, Diego, da quando è ct dell’Argentina. Così come mi sento spesso con Carnevale e Giordano. Che squadra che eravamo… arrivai che non si era vinto quasi niente, e noi abbiamo vinto tutto. Che cosa mi viene da dire ai tifosi del Napoli? Che ho una nostalgia infinita del loro tifo, di quando entravamo sul terreno del San Paolo». Per fortuna gioca ancora, Antonio: «Si chiama Master Brasil Seleçao: ci sono anche Joao Paulo, quello del Bari, Vampeta, Ricardo Rocha, e Biro Biro», l’ex volante del Corinthians considerato uno dei talenti più puri del Brasile degli Anni Ottanta. «Giochiamo il sabato e domenica, ci divertiamo ancora». E segna sempre tanto, Careca? Ridacchia, dall’altra parte del telefono. Ha ragione: che domanda…
Redazione NapoliSoccer.NET – (fonte: corriere dello sport)

Condividi
Articolo precedenteSpunta Rocchi nel futuro azzurro. Antidoping a Castelvolturno
Prossimo articoloCagliari-Napoli affidata a Celi di Campobasso
Giornalista e Vice Direttore di Napolisoccer.NET . Tifoso del Napoli, coniugo l'amore e la passione per gli azzurri alla deontologia propria del lavoro di giornalista. Il piacere di raccontare le vicende azzurre, con i suoi risvolti sociologici, con criticità e romanticismo quando ci vuole. Pratico la libertà d'informazione senza condizionamenti.

8 Commenti

  1. Un grande come grande era alemao e la vecchia generazione della classe brasiliana pura e sportiva…non paragonabile ai moderni brasiliani tutto sballo e travestiti.
    Ma cio’ mi spinge sempre piu’ a pensare che se senza questi campioni neanche un fuoriclasse come maradona avrebbe potuto fare grande il napoli. Figuriamoci come lavezzi e denis potrebbero essere determinanti.
    Ovviamente si gioca meglio quando vicino a te te lo permettono di giocare meglio…in poche parole ci servono minimo quattro campioni in squadra e poi ,forse un giorno arrivera’ o Lavezzi diventera’ un fuoriclasse.
    sergio

  2. ki e` l`ideatore di questo titolo?
    Forse per i giovani un esempio di professionalita` e classe. Careca a napoli nn verra` mai dimenticato e rimasto tra i miti .
    Forza Napoli

LASCIA UN COMMENTO