Facebook vietato agli arbitri. Per l’Aia è pericoloso…

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Facebook vietato agli arbitri italiani. Altro che libertà di parola, altro che Rizzoli, Rosetti, Rocchi, Farina in conferenza stampa dopo le partite a spiegare le loro decisioni e magari i loro errori in campo. Agli arbitri italiani sarà vietato iscriversi e o anche solo partecipare ai vari gruppi di discussione del più famoso dei social network.
La decisione è del nuovo presidente dell’Aia Marcello Nicchi che vuole evitare – in una stagione già molto difficile e complicata per i fischietti italiani – che le polemiche arbitrali arrivino addirittura su Facebook e quindi mettendo a diretto contatto, e magari a rischio, gli arbitri con i tifosi più esagitati.
Il provvedimento è stato ufficializzato con una circolare diffusa sul sito stesso dell’Assocazione. E il divieto di parlare – se non dietro preventiva autorizzazione – riguarda anche siti o blog in genere. "Agli arbitri è fatto divieto di fare dichiarazioni in luogo pubblico – si legge – anche a mezzo email, su propri siti internet, e di partecipare a gruppi di discussione (come quelli di ultima generazione sul genere Facebook), mailing list, forum, blog o simili". Nicchi chiede particolare attenzione soprattutto ai giovani arbitri, ovviamente più sensibili e aperti verso questo tipo di comunicazione. Com’è noto, il presidente degli arbitri appena eletto si era dichiarato possibilista sull’eventualità di dare la possibilità agli arbitri di parlare pubblicamente e di rilasciare dichiarazioni dopo le partite. Contrario invece Pierluigi Collina, designatore della Can, che aveva detto di non trovare l’ambiente ancora pronto per un salto del genere.
Chi non rispetterà questo divieto verrà deferito alla Procura Federale rischiando così una squalifica e un conseguente stop alla direzione di partite. L’iniziativa del vertice arbitrale prende spunto dal caso di Gianluca Paparesta, coinvolto nelle vicende di calciopoli (ha scontato per questo anche una squalifica sportiva) e attualmente fuori dagli organici della Can per motivi tecnici. Paparesta ha infatti aperto un blog in cui ha addirittura inserito delle intercettazioni.
Difficile pensare che il divieto possa essere assoluto e totale, impedendo così a tutti gli arbitri (dalla serie A ai campionati giovanili) di usare un mezzo ormai diffusissimo. Sarebbe come impedire agli arbitri di usare perfino il telefonino. Piuttosto non sarà consentito loro esprimere pareri e dichiarazioni sulla loro stessa attività. Ma salutare un vecchio compagno di scuola trovato dopo 20 anni su un blog non dovrebbe essere poi così rischioso per il calcio.

Fonte: Repubblica.it



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