E’ il momento più difficile, non facciamo come i gamberi

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E’ chiaro che qualcosa non è andato per il verso giusto. E’ la verità. Nessuno, né tra i tifosi né in società, avrebbe voluto esonerare Reja, nonostante le critiche. Doveva terminare il suo ciclo in bellezza. Poi passare la mano, come segno di un progetto in evoluzione. La favola che continuava, il feeling ininterrotto tra pubblico e squadra, le mosse indovinate di Marino, i gioiellini di casa che facevano ancora i fenomeni. Invece il flop inaspettato, il trauma dell’esonero, Donadoni chiamato di notte, il direttore generale che non va ai microfoni del dopo-partita. Soprattutto De Laurentiis che si accomoda in panchina “per capire”. Come dire:  qui è successo qualcosa, vediamo che c’è da fare, mettiamoci una pezza, anzi, per dirla in positivo, anticipiamo il futuro.
Non c’è da fare dietrologia. Quest’è, problemi di spogliatoio compresi. La luna di miele è finita, ora saranno i risultati che dovranno ricreare la magìa ovvero l’amore per il cosiddetto secondo ciclo. Vero che di qui alla fine del campionato più che altro si studierà. Ma saranno sempre il campo e le sue passioni a determinare simpatia o sfiducia nel nuovo ciclo. Quindi, partite vere, non allenamenti. Questo si aspettano i frequentatori del San Paolo.

E’ la gatta che deve pelare Donadoni, ragionatore, addestratore, ma in campo dovrà dimostrare di avere polso e sapienza. Qualcosa l’ha già fatta domenica scorsa tra primo e secondo tempo. Avrà detto ai suoi di giocare palla a terra, di fare possesso, di non lanciarla lunga inutilmente, pur di non darla agli avversari, incoraggiandoli ad aggredire. Il San Paolo è avvertito: che non fischiasse, per le prossime partite, al minimo accenno di melina, perché questa all’occorrenza serve per non regalare agli avversari, semmai a una volenterosa provinciale, l’iniziativa e il coraggio di attaccare. Reja amava la difesa e le veloci ripartenze, ma è la velocità dei suoi che gli è scoppiata tra le mani. Senza di questa gli è restata solo una maldestra difesa.
L’altro tema non è solo quello che si vede in campo. Il Manchester attuale, se non sbaglio, è stato costruito anche allevando giovani e sconosciuti talenti e facendoli diventare dei grandi. Fatte le debite proporzioni è quello che il Napoli di De Laurentiis e Marino aveva e ha progettato di fare. Ora, alla prima vera crisi tecnico-atletica degli azzurri, cerchiamo di non buttare a mare il bambino con l’acqua sporca. Napoli è facile al “cupio dissolvi”. Quando le cose vanno male si distrugge tutto e si pretende di cominciare daccapo.
Che ci vogliano per il futuro grandi acquisti non c’è dubbio, ma non illudiamoci di fare l’Inter che spende e spande comprando tutti i grandi che gli vengono a tiro. Il nostro modello dev’essere quello di una società di calcio che cresce con i giovani talenti e con qualche grande giocatore nei ruoli chiave della squadra. Quindi, si mettessero al più presto d’accordo presidente, direttore generale e allenatore. In fondo è la loro idea di sempre. Da parte nostra cerchiamo di non affondarla al primo flop della nuova stagione azzurra.
Antonio Mango

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