Qualcosa è cambiato

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Qualcosa è cambiato. E’ una pellicola che vinse Oscar e Golden Globe, non è solo una metafora in chiave cinematografica, visto il mondo tanto caro ad Aurelio De Laurentiis, ma principalmente un auspicio ed un sincero augurio. Poco è bastato per cogliere il segnale di discontinuità. Se Donadoni è arrivato quasi in punta dei piedi, rispettoso dell’operato di Reja, ben differente è risultata la modalità con la quale la società ha operato la scelta, forte dell’indirizzo nuovo con il quale De Laurentiis intende misurarsi, dando un taglio al passato. La scelta del tecnico, infatti, è stata voluta con decisione dal presidente stesso, in prima persona.
Ha inteso, così, dare un segnale preciso ed univoco a tutti, quello di riprendersi in toto la leadership societaria, compreso quella dell’area tecnica, fin qui delegata ad altri. Non ha esitato ad accomodarsi in panchina, intenzionato com’è a farlo con maggior frequenza anche per addentrarsi sempre più nel mondo del calcio, “questo sconosciuto”. Non c’è miglior modo che una salutare ed umile full immersion a 360°, per appropriarsi quanto prima delle necessarie competenze in una realtà che non fa sconti a nessuno. Un mondo fatto sì di progettualità, management e work in progress, settori nei quali per capacità dimostrate eccelle, ma fatto anche dell’odore dell’erba calpestata, di sensazioni umane e di misure tattiche che dal terreno di gioco assumono valori e toni più pregnanti rispetto alle immagini quasi cinematografiche godute dalla tribuna.
Una lacuna da colmare, in considerazione della scarsa adeguatezza della struttura societaria, misera per una squadra che si pone come obiettivo l’accesso e la permanenza nel calcio che conta, ovvero quella méta europea che porta ai rubinetti dell’euro nella misura dei risultati conseguiti sul campo. Ma in Europa bisogna esserci e se nel rilancio del suo progetto le capacità e le competenze di Donadoni saranno determinanti nelle scelte tecniche significa che Marino, con il quale ha rinnovato per altri cinque anni la collaborazione professionale, avrà un ruolo meno centrale in questo indirizzo impegnandosi viceversa nel non facile compito di sviluppo di progetti non meno marginali per una crescita omogenea della società, come: il settore giovanile (che da troppi anni, sigh, manca sul palcoscenico del Torneo di Viareggio); un adeguato centro sportivo; la gestione dello stadio; il marketing e per finire la comunicazione. Temi, questi, poco attenzionati dall’irpino.
Perciò dagli spogliatoi al campo sarà l’ex ct della nazionale a far valere le proprie ragioni. Bocciatura per Marino? Non proprio perché il rapporto fiduciario e di lealtà tra De Laurentiis e Marino è ancora intonso, però qualche valutazione errata fatta negli ultimi tempi dal dg non ha fatto dormire sonni tranquilli a don Aurelio, che al suo braccio destro aveva fin qui dato carta bianca. Non certo per ritrovarsi nel pieno di una contestazione che mai avrebbe immaginato possibile nel suo regno e dal suo popolo. Un “monarca” moderno ed illuminato come lui sa bene che, nell’era della comunicazione e delle apparenze, più che della sostanza, senza il consenso popolare non si governa neanche nel calcio: l’amico Berlusconi docet.

Antonello Greco

3 Commenti

  1. Dopo molto tempo ritorno a scrivere e vorrei sottolineare alcune cose.Scusatemi se sono un pò lungo,ma questo lo devo dire.Ieri ho visto con molta attenzione la partita e ho notato che dopo i primi dieci minuti dove i giocatori del Napoli pressavano su tutto il campo dopo sembrava un film già visto nelle ultime partite dove il Napoli aspettava la Reggina e lasciava l’iniziativa alla stessa.E’ arrivato il goal; il secondo tempo con la solita rabbia di quelli che non ci stanno a perdere siamo riusciti a pareggiare, ma gioco mai; Ho visto passaggi stucchevoli e lenti sempre in orizzontale,nessuno che cerca di saltare l’avversario(escluso Lavezzi) ma soprattutto,e questo voglio sottolinearlo,nessuno e dico nessuno che si propone senza palla.Nessuno che aiuti il compagno.Correre senza palla sicuramente è più dispendioso,ma anche più prolifico;Questo me lo diceva sempre un mio mister tanti anni fa,ora che mi diverto insegnando qualcosa ai ragazzi questa è la prima raccomandazione che faccio.E con questo chiudo,Lavezzi non può partire da fermo e driblare alla follia e perdere la palla(troppo facile raddoppiare o triplicare su di lui),deve essere lanciato con palloni forti e rasoterra anche sulle fasce laterali.Scusatemi se sono stato lungo ma questo avevo proprio bisogno di dirlo.

  2. cinque anni fa, in ‘C’, la societa’ era come e’ oggi

    Vi immaginate una grande squadra del campionato italiano con un assetto societario composto da 2 persone !!

    Andiamo velocemente e sostanzialmente avanti per cortesia

  3. D’accordissimo Luciano, riguardando attentamente la partita, nessuno fa movimenti senza palla, il solo Lavezzi e qualche volta Bogliacino, ke, almeno quando dava palla, cercava la triangolazione in profondità col compagno servito. E nessuno più ke punta l’uomo, ci ha provato il solito Lavezzi e Russotto nel finale, ma è finito solo in mezzo a tre avversari a cui ha dovuto consegnare palla! E nessuno ke l’abbia seguito, niente sovrapposizioni, nulla. Però non penso sia stanchezza fisica, ma mentale, direi paura, di sbagliare, di provarci, di perdere…ed è proprio così ke nel calcio si perde, spesso.

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