Marino: “Vicenda Napoli-Iturbe, sintomo di grave situazione in cui versano molti club sudamericani”

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Nell’editoriale di Tuttomercatoweb, l’ex direttore generale del Napoli, Pierpaolo Marino, ha spiegato le difficoltà che le società europee incontrano quando trattano i giovani giocatori sudamericani, come nel caso di Iturbe.
Non è facile per le società europee riuscire a concludere le acquisizioni dei più giovani, talentuosi e promettenti calciatori sudamericani. Le idee e la volontà di investire da parte dei club non mancano, ma cercare di imbastire le trattative, soprattutto con le società brasiliane, piuttosto che uruguayane, colombiane e paraguayane, per quei giovani che ogni anno si mettono in mostra nelle rispettive nazionali under 20 ed under 19, equivale ad introdursi in una inestricabile giungla fatta di impresari ed agenti, arrivando, a volte, ad imbattersi addirittura in fantomatiche società di investitori internazionali, che non si sa chi siano e da dove vengano.
Il caso più recente è quello di Iturbe, il baby fantasista con doppio passaporto argentino-paraguayano, soltanto tesserato per il Cerro Porteno (Paraguay), ma che, sembrerebbe appartenere, in realtà, ad un gruppo di persone, che ne posseggono i diritti finanziari, sostituendosi al club per il quale il calciatore gioca. Tutto ciò, in barba al regolamento Fifa, che vieta categoricamente che i diritti federativi e finanziari di un calciatore possano appartenere a soggetti diversi dalle società di calcio affiliate al massimo organismo calcistico internazionale.
Allora, perché accade regolarmente che, soprattutto in Brasile, Uruguay, Paraguay, Colombia e, molto più raramente, in Argentina, questa regola venga elusa, attraverso la sottoscrizione di "spericolate" scritture private, che seguono i canoni dei codici civilistici, in barba alle normative Fifa? La risposta è da ricercare nel grave stato di default in cui versano la maggior parte dei club sudamericani, il cui stato di insolvenza è noto a tutti, ma soprattutto agli istituti bancari, che, di riflesso vietano loro ogni accesso alle linee di credito. Ogni anno, quindi, ad un certo punto, le suddette società, per portare al termine i campionati ed onorare i contratti con i propri calciatori, sono costrette a ricorrere ai finanziamenti di facoltosi impresari calcistici, piuttosto che a quelli di società di investitori, il più delle volte anonimi, che, sostituendosi alle banche, in cambio di poche centinaia di migliaia di euro, pretendono in pegno i diritti sui trasferimenti dei migliori giovani del club.
Tutto questo maledetto circuito vizioso crea una situazione così borderline che, con il calcio e con lo sport, non ha niente a che vedere, simulando, invece, molto, il diabolico vortice dell’usura. I club che vengono risucchiati in questo meccanismo, non riescono più ad uscire dalla crisi finanziaria che li attanaglia, riuscendo a risolvere soltanto i problemi della quotidianità, senza più alcuna speranza di ottenere plusvalenze future dai giovani che possano ribaltare la situazione.
Possibile che questo grave stato di degrado sia sotto gli occhi di tutti ed anche della Fifa? La risposta è sì, perché sono gli stessi occhi di chi non vuol vedere neppure i fuorigiochi ed i gol fantasma in campo, rinnegando il ricorso alle tecnologie moderne.
Fonte: Tuttomercatoweb

2 Commenti

  1. La soluzione è relativamente semplice, basterebbe creare un istituto di credito internazionale della Fifa, che di fatto darebbe fondi a tutte le squadre professionistiche (da almeno 15anni) con un ovvio margine di guadagno, come farebbe una Banca qualsiasi, ma solo per le squadre professionistiche.

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