Lettera aperta ad Aurelio De Laurentiis

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Ho conosciuto Aurelio De Laurentiis nell’ottobre 2004. Prima di allora l’avevo solo intravisto quando tentò di prendere il Napoli da Ferlaino nel 1999 assieme a Roberto Fiore. Ebbi modo di incontrarlo durante un servizio per Sabato Sprint, programma RAI al quale partecipavo ai tempi in cui lavoravo a Milano. Tramite un collega riuscii a procurarmi il suo numero di cellulare, ed il nostro primo colloqui telefonico si concluse con la promessa di un’intervista negli studi della Filmauro che non si sarebbe dovuta protrarre per più di venti minuti. Rimanemmo insieme sei ore.  Dopo il faccia a faccia davanti alle telecamere, infatti, mi offrì un tè, e svestitosi dai panni di Presidente del Napoli, iniziò a farmi delle domande per conoscere più a fondo un modo di cui sostanzialmente non aveva molte informazioni.  La prima cosa che volle sapere, fu quale fosse l’allenatore che ritenevo più giusto per un Napoli che doveva rinascere. Accanto al nome di Novellino, l’uomo che più di tutti era riuscito a creare una particolare empatia con tutto il tessuto napoletano, feci quello di Cesare Prandelli. L’attuale tecnico della Fiorentina mi sembrava il più adatto al calcio spettacolare che aveva intenzione di proporre il neo presidente del Napoli alla platea del San Paolo.  Da allora, tra noi, c’è sempre stato un rapporto basato sull’affetto, credo di essergli simpatico come lui lo è a me. Questo non ci impedisce, visti i ruoli, di farci a vicenda qualche appunto. Presumo, per esempio, che lui non abbia mai gradito la mia scarsa affinità tecnica con Reja, così come io gli ho sempre rinfacciato di avere scelto il tecnico meno adatto alla sua idea di calcio.  Detto questo, ho letto l’intervista rilasciata da De Laurentiis al collega Nicita della Gazzetta, ritrovando le stesse cose che aveva detto a me circa cinque anni fa. Il massimo dirigente azzurro, dice di volere un Napoli all’attacco, in grado di giocare (testuali parole) col Cagliari come contro la Juve. Invita poi Reja a sperimentare situazioni tattiche diverse, senza curarsi delle pressioni della piazza. Nella stessa intervista sponsorizza il ritorno tra gli effettivi di Sam Dalla Bona.  Seppur con rammarico, dovuto dal rapporto sopra descritto che ci lega; non posso che rimarcare alcune incongruenze tra le parole di De Laurentiis e le decisioni da lui prese.  Chiedere a Reja lo spettacolo è come chiedere a un muto di parlare. È onesto, ha esperienza, ha vinto campionati di serie B e C, è immutabile rispetto alle critiche, ed è soprattutto un gestore che difficilmente crea guasti quando deve ottenere un obiettivo. Non chiediamogli, però, un calcio d’attacco, armonico ed organizzato, sullo stile dei vari Giampaolo, Gasperini, Rossi, Allegri e Spalletti. Ad essi aggiungo alcuni tecnici rampanti da studiare: Conte, Ballardini e Campilongo; tutti meritevoli di nota. Reja è un figlio del calcio all’italiana, bada al sodo: difesa e ripartenze, cercando di aggrapparsi alle individualità di cui dispone, Lavezzi su tutte.  Il Napoli, per intenderci, potrà anche vincere a Torino con la Juventus, ma non con le stesse armi che chiede De Laurentiis. E, del resto, pretendere che il tecnico goriziano possa vincere utilizzando armi che non possiede, non sarebbe nemmeno corretto.  Seconda incongruenza. Leggo che la società non ha chiesto nulla a Reja, mentre mi risulta, invece, che la qualificazione Uefa sia da inizio stagione un obiettivo ben definito. O devo prendere atto che dopo il prematuro addio alla zona Champions, non si abbiano nemmeno più velleità di qualificarsi alla zona Uefa?  Al due febbraio (giorno in cui l’intervista è stata rilasciata), De Laurentiis si accorge che c’è anche Sam Dalla Bona, turista da un anno e mezzo nella nostra città e sistematicamente ignorato dal nostro allenatore. Ma chi ha decretato questo ostracismo? Anche questo va chiarito. Scelta tecnica, come traspare dalle parole del Presidente, o input societario?
Infine, permettetemi un’analisi sul campionato del Napoli. Nel descrivervela, mi affido non solo a sensazioni e competenza ma anche e soprattutto a fredde statistiche. La squadra ha 34 punti, 20 dei quali sono stati raccolti nelle prime 9 gare. Numeri che mi destano preoccupazione e riflessione. Il Napoli, allo start del campionato, aveva più birra in corpo delle altre squadre, grazie all’Intertoto. Quando, dalla dodicesima giornata, anche gli avversari si sono messi in riga, i risultati sono crollati. Sbaglio? Ai posteri l’ardua sentenza.  Resta il fatto che l’organico a gennaio non è stato rinforzato. E qui devo spezzare una lancia in favore di Reja. Non può essere accusato il tecnico di far giocare sempre gli stessi, quando le alternative sono palesemente non all’altezza della situazione.  Con che coraggio fareste giocare Montervino, Pazienza e Amodio rinunciando al centrocampo titolare? Chi farebbe mai riposare Lavezzi per dare spazio a Pià e Russotto? Questa squadra per essere competitiva e non correre rischi doveva prendere un rinforzo per reparto. Non è stato fatto.  Spesso ho sentito detto e letto che il Napoli manca di esperienza e personalità. A gennaio si è avuta l’opportunità di ovviare ad entrambe le lacune potendo disporre di gente di qualità assoluta a prezzi irrisori come Panucci e Crespo, inoltre con ogni probabilità anche l’ingaggio di Fabio Cannavaro a partire da Giugno resterà solo un sogno.  Ecco, queste sono le pecche del Napoli e di De Laurentiis. Che chiede spettacolo, ma non capisce che con attori e registi da cine-panettone, l’Oscar non lo si vincerà mai.
Redazione NapoliSoccer.NET – Fonte: TMW (Ciro Venerato)

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4 Commenti

  1. DE LAURENTIIS * 6 PEGGIO DI FERLAINO MA ALMENO LUI CI HA FATTO VINCERE QUALCOSA E CI HA PORTATO IL PIU’ GRANDE DI TUTTI…E TU? SE CONTINUI A PRENDERE GIOCATORI CM DATOLO O SIMILI NN SI VA DA NESSUNA PARTE! CACCIA I SOLDI *!

  2. GIUSTO COMPLIMENTI AL DOTT. VENERATO, UN’ANALISI OTTIMA DELL’ATTUALE SITUAZIONE DEL NAPOLI. REJA HA DATO TANTO AL NAPOLI , MA IL NAPOLI HA DATO GROSSE OPPORTUNITA’ A REJA. NON SI CAPISCE PERCHE’ SAM E’ FUORI E MONTERVINO E’ DENTRO , NULLA TOGLIENDO AL CAPITANO , MA DALLA BONA E’ DI UN ALTRO LIVELLO. IO CREDO CHE REJA ABBIA FATTO IL SUO TEMPO E ORMAI SI STA PER CHIUDERE UN CICLO. PENSO CHE QUESTO LO SAPPIA ANCHE LA SOCIETA’ , INFATTI CON L’ACQUISTO DI DATOLO SI CAPISCE CHE REJA NON FA PIU’ PARTE DEL FUTURO AZZURRO

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