Reja: “A Napoli ancora per molto”

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Il Mattino di Napoli propone oggi tra le sue pagine un’interessante intervista al tecnico del Napoli Edy Reja.
«Sono passati quattro magnifici anni dal giorno del mio primo allenamento con il Napoli. Ho vissuto giorni belli e meno belli, tristi e nerissimi. Napoli mi ha arricchito sotto il profilo umano e professionale. Il sogno? Vincere qualcosa di importante qui e poi chiudere la carriera». Eddy Reja venne ingaggiato dal Napoli il 17 gennaio 2005. Con la squadra in C1, subentrò in panchina a Giampiero Ventura. Il giorno dopo, il 18, ci fu la presentazione alla stampa e il suo primo allenamento. L’esordio del tecnico goriziano il 23 gennaio a Padova con il Cittadella. Debutto e vittoria. «Quattro magnifici anni», lei dice. Parliamo prima di Napoli o del Napoli? «Di Napoli. Ho ascoltato sciocchezze: io che non vivo Napoli, io che non amo Napoli. Tutto falso. Amo molto Napoli. Mi piace vederla di giorno, ma soprattutto di notte. Cerco di passare inosservato per evitare che mi si riconosca. Metto un berretto, talvolta con la visiera, inforco gli occhiali scuri anche se è sera e gironzolo. Napoli è bellissima: è storia, è cultura, è civiltà, ha bellezze naturali incomparabili. Da piazza del Plebiscito al Museo, dai Quartieri spagnoli alla città sotterranea, da Spaccanapoli alla Ferrovia, a San Gregorio Armeno. C’è voglia di vivere nonostante i mille problemi». Cosa ricorda dei primi giorni nel Napoli? «Il Torino mi aveva interpellato, ma io dicevo a mia moglie: ”Cosa aspetta Marino a telefonarmi?”. Mi guardavo in giro e non vedevo gente più brava di me per il Napoli». Arrivò la telefonata. «Ciao, mister, sono Pierpaolo Marino, disse. Ed io gli risposi: cosa aspettavi a chiamarmi? Trovammo l’accordo in un attimo». La prima sensazione. «Trovai uno spogliatoio dove si sorrideva poco. Pare che ci fossero problemi prima del mio arrivo». L’amarezza per i due anni in C1. «La notte dopo lo spareggio ad Avellino non dormii. Per la rabbia e perché ci pensarono De Laurentiis e Marino a tenermi sveglio. All’alba del giorno dopo, De Laurentiis mi ritelefonò: ti aspetto in albergo per la firma». Ci fu la firma. Un biennale. «Un fatto insolito per me e ancora lo sto rimpiangendo». Perché? «Non per i due anni a Napoli, ma perché firmai per la stessa cifra per il primo e il secondo anno. Se avessi rinnovato il contratto di anno in anno, avrei preso qualcosa in più dopo la promozione in B». I momenti più amari. «Dopo la sconfitta a Castellammare di Stabia in C1 e a Bergamo con l’Albinoleffe in B». I momenti indimenticabili. «La notte del ritorno in A. Bloccati a Capodichino per due ore, l’arrivo del pullman sulla pista, a passo d’uomo per le strade della città, il sorriso e le battute di De Laurentiis, le parole di Marino che non dimenticherò: ”Stai rivivendo quanto visse il Napoli di Maradona nel giorno dello scudetto”». Più volte ha litigato con i suoi calciatori. «Anche per colpa mia: sono un friulano, uso parole forti, ma poi non serbo rancore, anche se faccio le mie valutazioni». E il litigio con De Laurentiis? «Due uomini onesti, leali, sinceri possono avere un confronto anche aspro. Ho avuto il piacere e l’onore di conoscere un uomo dello spessore, del carisma del presidente. Io e Napoli gli saremo eternamenti grati». In quattro anni il suo bilancio è positivo. «Una sola volta mi rammaricai: quel coro, quei fischi quando sostituii Calaiò. Non potevo fare diversamente. Io so di aver vinto in C1, poi anche in B perché la Juve faceva un torneo a parte, e in A abbiamo centrato l’Europa al primo anno. Parlano i risultati». Un ricordo della notte con Maradona al San Paolo. «Un momento toccante quando abbracciai Diego, ovvero il calcio». Il suo rapporto con Lavezzi. «Ottimo. Ho allenato grandi campioni come Zola, Pirlo, Suazo, ma il Pocho è unico. Va solo spronato: può dare molto di più». Pochi allenatori sono rimasti per tanti anni sulla panchina del Napoli. «Devo ringraziare la società e la squadra». E ora lei cosa sogna? «La zona-Uefa. Lasciamo stare la Champions, ci sono squadre più forti di noi. Bravi i ragazzi se sono quarti, ma il nostro obiettivo è diverso. Se poi il Napoli continuerà a stupire tutti…». È vero che dice «ho l’entusiasmo di un diciottenne»? «A Napoli mi diverto e non faccio fatica ad allenare. Ho una grande società e ragazzi eccezionali nello spogliatoio. Pensi, ora mi arrabbio anche di meno rispetto al passato. Ho un’orchestra che suona da… sola». Prossimo contratto: sempre per un anno? «Voglio restare il più a lungo possibile a Napoli, ma firmerò sempre per un solo anno. Non vado a caccia di soldi. Quando la società vorrà, io sarò pronto a firmare. Dopo, per festeggiare, porterò a Napoli la mia barca a vela. Giuro: andrò e tornerò da Capri».

Redazione NapoliSoccer.NET – Fonte: Il Mattino

 

4 Commenti

  1. Persona seria e perbene. Forse non tutti sanno che una delle doti più importanti che deve avere un allenatore è la gestione delle risorse a disposizione e parlo dei calciatori, in questo Reja è un vero asso. A Napoli spesso viene attaccato dai famosi sapientoni, soprattutto dopo una sconfitta. Perdono tutti anche l’inter, eppoi un allenatore va giudicato in relazione agli obiettivi raggiunti o meno in rapporto alla qualità tecnica della squadra, anche su questo il buon Eddy è inattaccabile.In conclusione voglio salutarlo inviandogli un messaggio di stima, che sappiano che è entrato di diritto nel cuore della maggioranza degli sportivi che gli riconoscono equilibrio sagacia tattica, intelligenza stile e signorilità. Ciao Eddy

  2. grande mister.
    persona corretta è onesta Napoli ha bisogno di persone come lui.spero che quando smetta di allenare possa trovare una qualche collocazione in società,perdere la sua serietà farebbe male.

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