Calcio, Amauri: Non ha i requisiti per la Nazionale e sfuma il sogno azzurro

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Altro che Amauri in maglia azzurra, trainato dall’imminente cittadinanza italiana di sua moglie. C’è un serio intoppo burocratico nella pratica di naturalizzazione presentata da Cynthia Cosini Valaderes. Non sono stati documentati diversi anni di residenza legale nel nostro paese. Più esattamente, quelli che vanno dal 1998 al 2004. Se gli avvocati della signora, che è nata a Rio de Janeiro nel luglio del 1974, ed ha quindi sei anni più del marito, non riusciranno a dimostrare l’esistenza di un regolare permesso di soggiorno per questo lungo arco temporale, alla cittadinanza italiana Cynthia dovrà dire addio. Mandando in fumo i sogni del commissario tecnico della Nazionale Marcello Lippi, al di là delle scelte di Carlos Dunga, selezionatore della squadra brasiliana, e delle decisioni del giocatore juventino.  Per questo il 23 dicembre scorso dal Ministero dell’Interno è partita la richiesta della documentazione mancante all’indirizzo della Prefettura che ha avviato la pratica, quella di Palermo, dove Cynthia e Carvalho de Oliveira risiedevano prima del trasferimento a Torino dell’attaccante brasiliano. Secondo l’articolo 9 la legge n.91 del 1992, che regola la materia, la cittadinanza italiana può essere concessa ”allo straniero che risiede legalmente da almeno dieci anni nel territorio della Repubblica”. Legalmente significa con regolare permesso di soggiorno, e i dieci anni vanno intesi senza interruzione: non si possono sommare spezzoni di periodi diversi. Ma, nel caso di Cynthia, risultano regolarmente coperti da permessi soltanto gli anni che vanno dal 1996 al 1998 e dal 2004 al 2007: in mezzo c’è quel buco preoccupante, che rovina tutto. Naturalmente non si può escludere in via di principio che la Prefettura di Palermo abbia perso o si sia dimenticata di trasmettere al Viminale quelle carte decisive, o che non siano state presentate da Cynthia Cosini Valaderes ma che comunque esistano, e che tutto, presto, si possa aggiustare. Sarebbe però ben strana tanta trascuratezza in una pratica così delicata e in fondo piuttosto chiara, quanto a documentazione da esibire. Di mezzo ci sono state, è vero, le vacanze di Natale: chissà allora che nei prossimi giorni non arrivino buone notizie dalla Prefettura di Palermo. Se la moglie di Amauri avesse in ogni caso via libera, la cittadinanza le verrebbe concessa con decreto del Presidente della Repubblica, sentito il Consiglio di Stato, e su proposta del ministero dell’Interno. Da quando Cynthia diventerà italiana, dovranno passare altri sei mesi prima che il marito possa fare domanda di cittadinanza e un altro po’ di tempo prima che venga accolta. I sei mesi sono previsti dalla legge 91, ma il governo ha proposto di portarli a due anni, con una norma contro i ”matrimoni di comodo” che però deve essere ancora votata dal Parlamento. La legge 91 è molto sbilanciata nella difesa dello ”jus sanguinis”.  Le cose sarebbero state molto più semplici se la moglie di Amauri avesse potuto dimostrare la discendenza da un nonno italiano: e questa, almeno inizialmente, pareva la strada imboccata. Più semplici anche se il governo Prodi avesse ridotto da dieci a cinque gli anni di residenza legale, ma la riforma della legge ’91, proposta nel 2006, si è arenata in Parlamento. Dal 2004 al 2009: Cynthia oggi sarebbe a posto.
Fonte Il Mattino

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Giornalista e Vice Direttore di Napolisoccer.NET . Tifoso del Napoli, coniugo l'amore e la passione per gli azzurri alla deontologia propria del lavoro di giornalista. Il piacere di raccontare le vicende azzurre, con i suoi risvolti sociologici, con criticità e romanticismo quando ci vuole. Pratico la libertà d'informazione senza condizionamenti.


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