Caravan petrol

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La notizia è che il Napoli è ancora quarto. Nonostante i minuti di recupero, il Milan che sta su con le flebo arbitrali, l’Inter che non si tocca e le ammonizioni che vengono date agli azzurri come gentili omaggi di Natale. L’altra notizia è che un presidente "si permette" di contestare il gioco al rialzo dei contratti e l’ambiente non lo contesta ma quasi quasi è d’accordo, nonostante l’amore per il divo Ezequiel. Che succede a Napoli, additata sempre come la città delle patacche e dello sperpero? Succede che siamo stanchi di uno sport, dove contano solo i petrodollari o le frequenze e la classifica si fa in base alle tamarrate dei super-ingaggi. Succede che la società, già dalle scampagnate in serie C, si è messa i vestiti dell’impresa che paga il giusto (che non è poco) e che non vuole più sentir parlare di libri in tribunale e marchi messi all’asta. Non so dove porterà la "filosofia" di De Laurentiis in quanto a rigore, contratti e napoletanità, ma è certo che coglie un sentimento popolare.
Amiamo i nostri divi, giovani e pieni di talento, ma vogliamo ancora credere che preferiscano giocare in una città o nell’altra anche per lo "sfizio" dell’impresa, per i colori sociali, oltre che per gli ingaggi, che ovviamente devono essere decenti (ma non sproporzionati). Può darsi che gli inglesi, gli spagnoli o la Trimurti del Nord ci ammazzino questa speranza (che non è dei poveri, ma delle società serie) e continuino ad alzare la posta, incuranti dei bilanci e della global-recessione. Ma quanta simpatia si conquisteranno nelle province calcistiche del mondo? In fondo marketing e incassi non si fanno solo bruciando soldi, ma anche creando identità sportive, miti positivi e immagini di freschezza.Il mito nascente di Lavezzi più della macchina fabbricaspot di Ronaldino, la classe mittle-europea di Hamsik più del supergettonato e supersfiatato Adriano, la baby-gang che svaligia qualche forziere pallonaro del nord più della Grande Armada interista. ‘O surdato ‘nnammurato contro Caravan Petrol. E’ questa la sfida che attizza, non vi pare?
Antonio Mango



11 Commenti

  1. caro antonio il discorso filerebbe liscio se stessimo parlando di calcio anni 70, ma ai giorni d’oggi mi sembra irrealizzabile. credo anche che se tutta la classe dei giornalisti mettesse meno bocca sugli argomenti societari, non si creerebbero, o meglio, si creerebbero meno casi “LAVEZZI”. penso inoltre che il pocho difficilmente andrà via da napoli almeno per i prossimi 2 anni perchè non è un giocatore disciplinato tatticamente; con mourinho giocherebbe? con capello giocherebbe? penso proprio di no. Ciao e FORZA NAPOLI. AH PENSIAMO SEMPRE AD UNA PARTITA ALLA VOLTA.

  2. belle parole….io personalmente credo che hamsik l’abbia capito…infatti rimane a Napoli tranquillo e contento dei suoi 100 mila e passa al mese….Ma Lavezzi lo capirà?è consapevole veramente di essere un Dio nella città di Napoli? E’ consapevole che per lui sono state scritte 3 canzoni,è stato creato il caffè Lavezzi,la pizza Lavezzi e il panino cheesburger “Pocho” ? Lavezzi lo sa che in Spagna o in Inghilterra non avrà questo calore o questo affetto dei nostri tifosi che lo adorano come un tempo si adorava Maradona?? non lo so se Lavezzi ne è davvero consapevole…quello che deve sapere pero è che non deve avere fretta di guadagnare,nel tempo guadagnera tantissimo..De Laurentis è molto duro ma non è scemo…non rischierebbe mai di perdere Lavezzi.Secondo me fra un paio di anni arriverà a 3 o forse poco piu milioni per Lavezzi e insieme a questo avrà la certezza di essere idolo indiscusso di Napoli….Vale la pna perdere tutto questo? uno stadio di 70 mila persone che cantano il tuo nome…Ezequiel,pensaci bene…

  3. Ma se Lavezzi resta e magari a fine campionato avra’ segnato 15 gol o giu’ di li’, che contratto gli dovra’ fare il presidente?Dovra’ dargli in usufrutto anche il Maschio Angioino? Insomma ,e’ chiaro che la richiesta e’ stata avanzata in un momento ben preciso…,con un clamore cercato.Qui oltre al tentativo di portare via il giocatore,c’e’ anche la precisa volonta’ di creare problemi a tutto l’ambiente…o no???

  4. ma quale usufrutto. ha ragione antonio mango punto e basta. ma che quando i giocatori non danno prestazioni decenti, che gli viene decurtato lo stipendio ? No, e allora, zitti e in riga. seguo il Napoli da 40 anni (ne ho 47), abito a Modena, ma mi abbono lo stesso, sapete che vi dico, a questo punto ? io sto col presidente, forse con la sua idea di calcio vinceremo poco o forse niente, ma avremo un’identità e una fierezza che altri non potranno vantare. Vai Aurelio, non mollare…

  5. leggo con molta attenzione argomenti tanto seri ed intelligenti che vorrei incorniciare.
    credetemi, il presidente aurelio è persona retta e degna di tantissima stima sia per ciò che dice, ma soprattutto per quello che fa.
    i giocatori interessati lo comprendono? Credo di sì. il prestigioso quarto posto, allo stato del girone, è la risposta più elequente.
    le propagini “miliardarie” e super protette, tipo vecchia yuventus, fanno proseliti SOLO tra i loro conterranei (ed ancora per poco) perchè allo sportivo vero non piacciono i “copertoni”.
    il napoli “OPERAIO” invece raccoglie simpatie in tutto il mondo calcistico.
    vada avanti così, signor presidente e forza NAPOLI

  6. il canto delle sirene longobarde è forte e chiaro: Hamsick e Lavezzi dovranno turarsi per bene le orecchie, anzi forse i loro procuratori. Ma i procuratori, non trattano ciò che i loro assisstiti vogliono? Fa bene il Presidente (si merita la maiuscola) a parlare così; chi vuole intendere, intenda.

  7. Desideriamo tenere i nostri talenti, ma nello stesso tempo siamo col nostro Presidemte, lo seguiremo sempre perchè è l’uomo nuovo del calcio europeo. Presto le sue idee avranno un ampia risonanza e saranno poste in essere regole nuove per garantire in avvenire la soppravvivenza dello sport più bello del mondo.

  8. Non sono d’accordo con i moralismi, se non abbiamo la forza di pagare il giusto i calciatori e di tenerceli saremo una squadra di metà classifica, una via di mezzo tra fiorentina e palermo. e se invece di parlare di debolezza economica ce la cantiamo da soli dicendoci che siamo giusti e osannando la nostra “identità sportiva” siamo davvero ridicoli, il calcio è business. i calciatori non giocano per la maglia è inutile parlare di queste cose, svegliamoci, siamo tornati nel calcio che conta!!!

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