Napoli, stato confusionale

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Il problema non sono i due gol in altrettanti minuti e nemmeno la rete del 2-1 a tempo scaduto che costa il risultato al Napoli. Il problema è la continuità della confusione azzurra che ha prodotto due sconfitte nelle ulime quattro partite. La delusione monta insieme con qualche veleno che la squadra si porta dietro senza escogitare antidoti efficaci. Le matrici dell’involuzione non sono del tutto chiare. Frammenti di spiegazioni arrivano dalla condizione di Lavezzi: era tra i titolari più in forma, incideva sull’esito delle gare ma da un po’ di tempo – come è accaduto ieri – otto volte su dieci va avanti a colpettini, gioca lontanissimo dall’area piccola, spesso smarrisce forza e idee. La mancanza di vivacità del «Pocho» coincide, purtroppo, con quella che sta contagiando quasi tutti i compagni. Cagliari e la sconfitta hanno sollevato il velo che ricopriva il Napoli e i suoi enigmi, ben al di là delle pesanti assenze (Domizzi, Savini, Iezzo e Blasi). I giocatori avvertono un disagio a cui non sono abituati. Si chiudono davanti a Gianello sull’ultima punizione come ormai non si usa più nemmeno in provincia. E da almeno mezz’ora stavano commettendo errori inspiegabili ai livelli della massima divisione. Scatta forse la paura di vincere dopo un mese d’astinenza, probabilmente è immaturo l’approccio alla serie A. Ciascuna pedina in campo sembra tenere una propria andatura, non esiste una corsa comune. Ma ha sorpreso vedere la tanta decantata solidità del Napoli messa in crisi da un avversario – il Cagliari – in notoria difficoltà, abbandonato dai tifosi e dalla classifica, sceso in campo con l’unico intento di non perdere la settima partita di fila. Le traversie che stanno angustiando la compagine di Reja nascono dalla mancanza di forze che si traduce in un gioco abulico e inoffensivo. È come se si fosse persa la concentrazione, come se la squadra si sentisse già sazia di quanto realizzato sino a poco tempo fa. Diventa un errore dirottare tutte le energie al mercato, soprattutto per soluzioni d’attacco e d’avventura. Si sta per aggiungere all’organico una punta ma forse necessiterebbe, piuttosto, un incontrista di centrocampo. Basti riflettere su un dato statistico: con la linea mediana composta da Hamsik, Bogliacino e Gargano gli azzurri hanno vinto solo una volta, 1-0 al Livorno. Per di più eventuali acquisti lascerebbero intendere alla squadra che l’impasse si supera sempre attingendo soccorsi all’esterno del gruppo. E invece è tempo che tornino la compattezza e l’umiltà dello spogliatoio. Dovesse sopraggiungere un’altra difficoltà seria, come quella di ieri e come la lite presidente-allenatore di sette giorni fa, si rischierebbe una crisi ancora più marcata e le soluzioni diverrebbero tardive e inefficaci.

Il Mattino

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