Lavezzi cecchino copia Riquelme

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Quando Maggio ha guadagnato quella punizione al limite dell’area non ci ha pensato su due volte. Eze Pocho Lavezzi s’è messo il pallone sottobraccio e non l’ha mollato più. Non ha detto una parola, ma tutti hanno capito che quel tiro ormai gli apparteneva. Palla a terra, corsa di quattro passi, destro tagliato a giro e palla giusto nell’incrocio. Il gol dell’illusione, è vero, ma comunque un gran bel gol. Da specialista. Da tiratore scelto. Eppure Lavezzi è noto per lo scatto, il dribbling, l’assist, per il punto su azione, non certo per il tiro da fermo e per le parabole che non lasciano speranza a chi sta in porta. E invece contro il Cagliari è andata proprio in questo modo. Un evento. Una novità per il Napoli che da tre anni non faceva gol direttamente dai sedici metri. Gaetano Fontana l’ultimo cecchino. Ricordi della serie C e dall’altra parte la Sangiovannese. Dunque, spezzato anche un tabù. Interrotta un’astinenza forse senza precedenti e anche un po’ paradossale vista l’incapacità azzurra di capitalizzare quelle tante punizioni al limite dell’area, frutto degli spunti di Lavezzi e delle rudezze riservate al «fulmine» argentino. «Fulmine» ora anche simbolo del natale sportivo della gente azzurra. A San Gregorio, nella strada dei presepi, infatti, proprio la statuetta di Lavezzi è quella più venduta: trenta euro per quella a buon mercato, dai 250 ai 300, invece, per quella più artistica e fedele. Ma questa è un’altra storia. Quella scritta contro il Cagliari al San Paolo racconta invece d’un Lavezzi che un po’ per riscattare la sua partita sino a quel momento amara e un po’ perché stanco di prendere mazzate e vedere poi puntualmente sprecati i tiri franchi, s’è autonomamente e anche autoritariamente trasformato in tiratore scelto rubando il ruolo e il tiro al solito Gargano, magari ad Hamsik, oppure a Denis o a Maggio. Sono soprattutto questi, infatti, gli azzurri che sui prati di Castelvolturno si dedicano di più alle punizioni. Pure il Pocho però, soprattutto negli ultimi tempi, ci prova e ci riprova. Anche se la verità è che a differenza di quasi tutti gli altri club, il Napoli da anni non ha uno specialista del calcio da fermo. Eppure sempre più partite sono decise proprio da punizioni, corner e addirittura da rimesse laterali, come sa bene il Napoli che domenica così s’è fatto fregare dalla premiata ditta Jeda-Conti. Un handicap, insomma, per gli azzurri. Un handicap al quale d’ora in avanti proverà a mettere rimedio proprio il Pocho. Perché una cosa è certa: dopo il gol al Cagliari Lavezzi ci riproverà. Vorrà riprovarci. Pretenderà di tirare ancora e non sarà facile negargli il pallone. E allora, Lavezzi sulle orme di Del Piero e Pirlo? Di Totti e Ibra? Di Mutu e di Cassano? Di Miccoli e di Cozza? Beh, questo è da vedere. Certo con quel suo destro vincente il Pocho ha disegnato anche uno stile: più che potenza precisione, infatti, nel suo tiro. Come fa l’Alex della Juve, come faceva Baggio o come fa Juan Roman Riquelme. «Chirurgiche» le punizioni del centrocampista del Boca compagno del Pocho nella Seleccion e probabilmente pure suo modello, mentre Lavezzi invita a non fare paragoni a chi gli ricorda le magie napoletane di Diego Maradona. Già, ma chi sono oggi i grandi artisti della punizione? Del Piero, Pirlo e Totti gli italiani. Ronaldinho l’ultimo acquisto del nostro campionato. Cristiano Ronaldo, Gerrard e Lampard, Messi e Henry un po’ più in là. Ma il numero uno è sempre lui: Juninho, l’ormai trentatreenne brasiliano del Lione inventore della punizione ad «ascensore»: palla che supera la barriera, viaggia verso l’alto e poi s’abbassa ingannando chi sta in porta. L’ultima frontiera del calcio piazzato.

Il Mattino



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