Calcio: “Tutta colpa di Paolo Rossi”,il romanzo del calcio italiano

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E’ il 9 luglio 2006, le 23,47. Il luogo e’ l’Olympiastadion di Berlino: Fabio Cannavaro alza al cielo la Coppa del Mondo. L’Italia scende in piazza e si diverte. Domani i caroselli arriveranno al Circo Massimo a Roma, il popolo dei tifosi cantera’ ‘We are the Campions’ e sventolera’ il tricolore. Incredibile quell’estate di due anni fa, raccontata da Beppe di Corrado in ‘Tutta colpa di Paolo Rossi. Il romanzo del calcio italiano da Spagna ’82 a Germania 2006 e oltre’ (ed. Piemme, pp. 225, euro 14,50). Perche’ l’autore – Beppe Di Corrado e’ in realta’ lo pseudonimo di Giuseppe De Bellis, vice caporedattore de ‘Il Giornale’ – descrive il Belpaese sconvolto dall’inchiesta sul pallone truccato, dalle intercettazioni sulle partite addomesticate e sugli arbitri telecomandati. Giornali e tv sbattono in prima la Juventus, Moggi e Giraudo; ovunque, dal bar dello sport agli luoghi di lavoro, si parla di schede telefoniche criptate e messaggi in codice. Il pallone finisce sotto la pioggia di mille critiche, Moggiopoli diventa Calciopoli. I piu’ giacobini chiedono la testa del ct azzurro Marcello Lippi e pretendono l’esclusione dalla nazionale di Gianluigi Buffon perche’, si sussurra, e’ coinvolto in una storia di scommesse. Vogliono anche le scuse del napoletano Cannavaro, colpevole di aver pronunciato questa frase: ”Aspettiamo di vedere le sentenze prima di condanare Moggi e gli altri”. Eppure la nazionale vince in Germania, taglia il traguardo partendo distrutta. Vince contro tutti: avversari e falsi amici, contro i pronostici secondo cui gli azzurri staccheranno presto il biglietto di ritorno a Roma. Il Paese e’ affamato di calcio, ma forse al trionfo non ci crede. Non immagina di poter vedere tornare sul prato verde tedesco quella Coppa del mondo conquistata nel 1982 al mundial spagnolo, quando gli occhi spiritati di Marco Tardelli e le sue braccia che si piegano in asse nella lunga corsa del goal avevano messo i brividi all’Italia intera.Qualcuno dice gia’ che in Spagna fu piu’ bello. Eccoci qua, nel calcio come nella vita quando il torcicollo vince sulla speranza: Paolo Rossi, Bruno Conti, Gaetano Scirea, Enzo Bearzot, l’ieri del pallone di cuoio sempre migliore del calcio di oggi. Ma perche’ guardare sempre indietro? ‘Tutta colpa di Paolo Rossi’ e’ una puntuale radiografia di cosa c’e’ dietro queste domande. E’ un libro contro la nostalgia, che passa in rassegna gli ultimi 25 anni di calcio italiano con il disincanto di chi quella notte magica del 9 luglio 2006 ha davvero voltato pagina, perche’ la foto del capitano Cannavaro che alza il trofeo e’ liberatoria per tutti, mettendo in uno scaffale i ricordi del 1982. Per un ventennio, infatti, i protagonisti dell’avventura di Madrid sono stati ‘santificati’, messi in bacheca e come sottratti al tempo. Li hanno usati come testimonial pubblicitari, come commentatori televisivi o narratori dell’era pallonara nonostante i capelli bianchi e la pancetta da ex campioni. Alla fine, quando rischiavano di diventare macchiette o ex voto del calcio, Alex Del Piero, Fabio Grosso, Francesco Totti e gli altri della brigata 2006, hanno salvato i loro predecessori e hanno salvato anche gli sportivi italiani, non piu’ costretti a rincorrere fotogranmi sbiaditi per ricordarsi di essere stati i campioni del mondo. Ma i vizi del pallone contemporaneo sono gli stessi: calcio e’ stato e calcio sara’. A una condizione, pero’: basta con la retorica del ‘quando c’erano i numeri dall’uno all’undici’ sulle maglie dei club

fonte:adnkronos



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