Il battesimo della storia

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La sera del ventuno febbraio lo stadio di Fuorigrotta mostra le cicatrici dei suoi anni come cimeli appena rispolverati e messi a lucido, in una fitta gabbia di travi di cemento spesso e vivo nella quale l'erba sembra risplendere come un diamante sotto una coltre di pioggia. Le braccia del San Paolo sono serrate a contenere e cullare i dolorosi segni del tempo mostrati con l'orgoglio di una madre. Si è finalmente palesato il teatro ideale nel quale ogni verità potrà essere sovvertita e ribaltato ogni valore.
Sul filo di ventidue uomini allineati, da ogni parte del globo, cinquantacinquemila persone sono alla ricerca di un cenno che le diriga. Scorgono salire dalla tela stellata che ondeggia le prime note dell'inno. E' in re maggiore. Stanotte come trecento anni fa. Come lo pensò Haendel, inglese d'adozione, quando decise di immergere nell'arte barocca del suo contrappunto più raffinato l'incoronazione del suo re d'Albione, Giorgio II.
Il tempio ferito del calcio stanotte rigetta questo coro nel ventre della storia, lo inghiottisce, lo frantuma e lo smarrisce nell'abisso della memoria. Si miscelano gli archi e i fiati e le voci fino a rendersi irriconoscibili. All'improvviso il testo originario, ripreso dal biblico Libro dei Re, si tramuta, nella notte alle pendici del Vulcano, in un grido che muggisce come il mare. Spaventa e rinfranca.
Come in un battesimo dai tratti misteriosi, sull'onda di una antichissima vertigine, gli undici azzurri – di lì a poco – verranno iniziati ad un nuovo ordine. Perderanno qualunque rispettosa timidezza. Saranno più di loro stessi. In un pugno di secondi, in un rito che scaglia la propria forza dai vortici della storia, Napoli muove secoli d'arte del continente in un urlo di dolcissima disperazione, fino a tramutare i servi deferenti di questa notte in insperati ed enormi maestri. "Die Meister. Die Besten. Les grandes Équipes. The Champions".

Raniero Virgilio – Napolisoccer.NET

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