Calciatori, piccoli grandi manager. Com’è cambiato il football…

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L’inarrestabile trionfo della società telematica ha creato, tra l’altro, una curiosa categoria sociale: i nuovi ricchi. Non quelli, beninteso, beneficiati e in breve tempo annichiliti dai SubPrime, ma i grandi calciatori, i campioni idolatrati dai club, dai tifosi, dalle emittenti televisive e, di conseguenza, dalle agenzie pubblicitarie. Per essere onesti bisogna anche aggiungere che questa non è la sola, né la più brillante conseguenza, del progresso segnato dalla fine del colonialismo e dell’egemonia mondiale di un Paese solo: i nemici della signora Gelmini e la stessa gentile collaboratrice del Cavaliere non lo ammetterebbero mai, ma si tratta di una diffusione, impensabile fino a cinquant’anni fa, di un discreto anche se non eclatante grado di istruzione, tra elementari e medie, tra liceo e radio-televisione, ed anche per i calciatori, categoria reclutata un tempo quasi esclusivamente in campagna, quando veniva dalla provincia, e in officina, quando veniva dalla città. Nuovi ricchi, dunque, ed anche avveduti gestori delle proprie opinioni e dei propri guadagni. Non sempre, naturalmente, perché i casi clamorosi di Maradona e di Gascoigne nascondono chissà quanti nomi di bravi ragazzi che – «colpiti da improvvisa agiatezza», come diceva Ennio Flaiano – tradiscono allenamenti e campionati per i begli occhi di una velina o, peggio, per una sniffata di coca. Ma si tratta di eccezioni, magari numerose, che però non fanno statistica. Dall’altra parte c’è una folla di calciatori, ancora e validissimamente in servizio, che nel tempo libero si trasformano in opinionisti, in scrittori e in imprenditori. Per non parlare di quelli che imperversano, con grande gioia dei loro tifosi, negli intervalli pubblicitari dei network. Il recordman italiano è Fabio Cannavaro, quello mondiale è David Beckham; marito di una splendente super-star e super-star egli stesso. L’inglese utilizza un marchio personale, come la Ford o l’Eni, per reclamizzare mutande aderentissime, irresistibili lamette da barba e, incredibilmente, anche qualche severa predica dell’arcivescovo di Canterbury; e il suo marchio è talmente apprezzato anche in Medio Oriente e in Asia che il Milan, utilizzando i servizi di Beckham con il contratto a gettone, guadagnerà di qui alla fine del campionato almeno un milione di sterline. Quanto a Cannavaro, il difensore-record della Nazionale e attualmente del Real Madrid, una specie di Berlusconi in calzoni corti e calzettoni; controlla una «holding» immobiliare; vanta una partecipazione in una società edilizia; produce in grande mozzarella di bufala e ne vende in rispettabili quantità probabilmente anche ai ristoranti che possiede tra Napoli e Bologna. Alle spalle di questi giganti, una folla di colleghi che si arrangiano possibilmente scrivendo libri ed articoli, apparendo spesso e volentieri in spot pubblicitari Tv, appoggiando da superintenditori i telecronisti di turno. Pochi, a fine carriera, frequentano il corso allenatori. Nessuno, finora, almeno tra i più ricchi, si è quotato per diventare presidente di club o arbitro: un caso.

Il Corriere del Mezzogiorno

 

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Giornalista e Vice Direttore di Napolisoccer.NET . Tifoso del Napoli, coniugo l'amore e la passione per gli azzurri alla deontologia propria del lavoro di giornalista. Il piacere di raccontare le vicende azzurre, con i suoi risvolti sociologici, con criticità e romanticismo quando ci vuole. Pratico la libertà d'informazione senza condizionamenti.

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