A Fuorigrotta non nevica, ma il Napoli scivola ancora

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Quattro sono le partite rinviate in questa ventunesima giornata di serie A. Tutte causa neve. Ma al San Paolo si gioca, non nevica, ma il Napoli nello scivolare, in questi ultimi tempi, ha acquisito una capacità da fare invidia. Un altro 0-0, un altro pareggio che non soddisfa per niente una platea non decisamente tipica delle grandi occasioni, ma speranzosa e desiderosa di assistere a ciò che poi, in realtà, non è mai avvenuto : una vittoria. Non si sono ancora visti quei tre punti a cui ancora andiamo incontro e che invece, questi, sembrano evitarci in tutti i modi. Orfano di Cannavaro, sostituito da Britos, e di Lavezzi (a sorpresa prende il suo posto Dzemaili, in questa forma rivisitata dei “tre tenori”, con Pandev e Cavani ), nella prima parte di gara il Napoli è sempre il solito degli ultimi tempi : non carico, non deciso, addormentato, lento, fin troppo, e solo in alcuni frangenti, come il tiro di poco a lato di Pandev, sembra svegliarsi dal letargo, con dei sussulti improvvisi di vita. Troppo poco, manca rapidità e lucidità negli ultimi 30 metri, nell’ultimo passaggio, nello smarcare davanti Antonioli i nostri attaccanti, vuoi anche la grande diligenza e attenzione dei difensori cesenati. Cavani esitante nelle cose più semplici , Pandev isolato, Dzemaili non convinto e non convincente in questo sua nuova posizione che dovrebbe essere tradotta in un mezzo turn-over per Hamsik. Sul piano tattico il Cesena costringe gli esterni di Mazzarri a crossare sempre e solo dalla trequarti, ad effettuare mai una cavalcata sul fondo, ogni uomo in maglia nera ha il suo dirimpettaio da pressare, e gli ospiti lo fanno in maniera pregevolmente ordinata. Inler sonnolento, non velocizza per niente la manovra, ed è proprio quello di cui gli azzurri hanno bisogno. E’ un Gargano infinito a fare anche il lavoro dello svizzero, morde, recupera, lancia e si propone. E forse, se nella prima parte, gli altri dieci schierati, avessero avuto un po’ della sua voglia di rivincita, avremmo potuto costruire e sfruttare qualche azione in più. Le manovre del Napoli, consentitemi il paragone, sembrano frasi proustiane : lunghe, avvolgenti, complesse, fitte di passaggi e di cross, con una sola differenza con i famosi periodi dello scrittore francese, non vi si mette mai un punto.

E’ solo nella ripresa che la squadra cambia tonalità. Fuori Inler, dentro Hamsik, e Dzemaili spostato sulla mediana. Lo slovacco dà nuova linfa alle offensive del 3-5-2 di Mazzarri. Si acquisisce quella sveltezza, velocità e vivacità che mancano da troppo tempo nella mente e nei piedi di Inler. Il Napoli inizia a giocare sul serio, e ci si domanda perché sempre così tardi? perché regalare sempre un tempo all’avversario? perché complicarsi la situazione? La squadra si sveglia e il Cesena addirittura arretra ancora di più il suo baricentro, se si pensa che la linea difensiva avversaria era quasi sul dischetto dell’area di rigore. Gli azzurri pongono l’assedio alla porta di Antonioli. Ed è proprio quest’ultimo, giovanotto di quarantadue anni, a vestire i panni del ventenne e quelli di Superman. Quando il muro cesenate non si chiama “difesa impenetrabile”, allora si chiama “Antonioli”, autore di tre miracoli ( due su Pandev e uno su Cavani ); quando non si chiama Antonioli allora si chiama “palo”, su cui si stampa il colpa di testa dell'attaccante uruguaiano (12’ st); quando non si chiama palo si chiama “Comotto”, che dopo una respinta del suo portiere, ancora sul tiro ravvicinato targato Matador, toglie praticamente la palla che sta varcando la linea di porta; e quando non si chiama in nessuno dei citati modi, allora ha nome “Banti” che annulla un gol regolare a Pandev e ancora ci si chiede per cosa abbia fischiato. Entrano Vargas e Zuniga portando lo schieramento ad un 4-2-4 ultraoffensivo, da cui se ne discerne, si, la voglia di prevalere, ma rischiando anche dei clamorosi contropiede che avrebbero avuto il sapore della più grande delle beffe. Non se ne cava un ragno dal buco e torniamo a casa infreddoliti, delusi e a mani ancora mezze vuote. Il San Paolo fischia, non canta, ed è questo a fare più male di tutto. Il pubblico partenopeo vive di entusiasmo, di calore, nonostante il freddo, e vedere gli spettatori che abbandonano gli spalti a testa bassa per l’amarezza, amaro diventa anche colui che non intende il calcio.
Bisogna dare atto che la squadra ha reagito, reagito alla grande, e vuoi per mala sorte, vuoi per lo zampino dell’arbitro, vuoi per i miracoli del portiere avversario il Napoli ha certamente il diritto di mangiarsi letteralmente le mani. Ma quando ti mangi le mani le colpe non bisogna scaricarle tutte sul volere della dea bendata, ma sono da attribuire soprattutto a te, al modo in cui scendi in campo e all’approccio che hai alla partita. Machiavelli sosteneva che quanto più si è organizzati, più la fortuna ha meno campo. Mai regalare un tempo agli avversari e il Napoli, da Bologna, non riesce a rimediare a questo sacrilego errore. Napoli, cos’hai ? alza la testa, perché non riesci più a vincere ?
 
Dario Di Luccio – 
Redazione Napolisoccer.NET

1 COMMENTO

  1. …….continuo a ripetere che il culo è finito …….e che dobbiamo sudarci anche il semplice calcio d’angolo. per fortuna, intendo anche gol regolari fuori gioco inestenti ecc ecc ……..!!!!! in tutto questo ,la cosa che mi fa più godere , FINALMENTE) ….. e che l’ esaltazione di faccio tutto io, dico tutto io ,sono tutto io ………, DE ZITTONIS., quando il napoli pareggia o perde ,!!! ( sia chiaro) sta sempre più scemando ….., ma continuo sempre a tifare napoli per tutta la vita …,il resto cose dette e ridette trite e ritrite……… forza napoli .

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