Reja: “Dobbiamo essere perfetti”

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Due punti in più e una panchina forte, resistente. Sì, Reja guarda Ranieri e si consola. Soprattutto si frega le mani perché a Napoli arriva una mezza Juve tanti e tali sono i buchi, le assenze nella formazione bianconera. Ma di questo Reja non fa parola. Anzi, invita a non fidarsi. «Perché la Juve è la Juve. Perché – racconta – una grande squadra si vede proprio nei momenti di difficoltà e la Juve – ammonisce – resta una grande squadra anche se le mancano Trezeguet e Buffon. E in più – aggiunge Reja – m’aspetto una squadra motivata. Altro che crisi: il passato è passato e i richiami dell’allenatore e del club alla reazione e all’unità del gruppo si vedranno in campo, questo è certo». Insomma, che la gente azzurra sogni un’altra fantastica notte di magie ci sta, è giusto, ma nessuno s’illuda che possa essere una notte facile, questa con la Juve. E allora giù con le raccomandazioni. Con ciò che il Napoli deve fare e con ciò che deve evitare. «Quel che serve – spiega Reja – è un Napoli perfetto per una partita perfetta. Un Napoli attento, concentrato, con la voglia di dimostrare a tutti d’essere all’altezza delle grandi. E lo può fare. Il Napoli ha le caratteristiche giuste per mettere in difficoltà la Juve. Proprio la gara di stasera e poi quella con la Lazio diranno dove può arrivare questa squadra». Prudenza, dunque, ma fiducia. Fiducia anche che dopo certe sbandate portoghesi e genovesi il Napoli prenda meno rischi e meno gol. Come? «Non dobbiamo dare spazio ai bianconeri. Soprattutto non dobbiamo darne a Del Piero e Amauri perché quella è gente che non ti perdona nulla. Ti distrai e ti fanno gol». Giusto. Però pure Ranieri dovrà guardarsi da un pericolo che si chiama Pocho. Questo Reja non può negarlo. «Da Lavezzi mi aspetto grandi cose. Anche più maturità, più ragionamento. Il Pocho – spiega – deve capire che a volte bisogna avar pazienza, bisogna saper aspettare la giocata giusta e non pensare di dover o di poter risolvere da solo la partita». Già, ma chi ci sarà là davanti con Lavezzi? Denis o Zalayeta? E qui Reja comincia a fare il misterioso. «Non lo so. Vedremo. Deciderò all’ultimo momento», racconta. E invece ha già deciso. La coppia d’attacco sarà tutta argentina, anche se Denis non assicura alla squadra l’assistenza di cui è capace invece Zalayeta. Però Denis in questo momento è più pronto, sveglio, incisivo nei sedici metri e questo ne impone la presenza. E per il resto? Napoli scontato coi rientri di Iezzo, di Cannavaro e di Contini e con Vitale che si riprende la fascia di sinistra. In campo, poi, ovviamente, i due nazionali. «Maggio e Santacroce nel gruppo di Lippi sono una soddisfazione e anche un riconoscimento al lavoro del club e della squadra. Ma io – afferma Reja – sarò pienamente soddisfatto solo quando li vedrò non solo convocati, ma anche in campo con la Nazionale». Poi un passo indietro e un pubblico mea culpa. Ci tiene a dirlo Reja. «È vero, a Genova, a fine partita, a Dondarini ho urlato ”vergognati” quattro o cinque volte. Non mi era mai capitato in vita mia. Certo, in campo era successo quello che sappiamo tutti, ma lo stesso non dovevo perdere la testa. Però – tine a precisare Reja – poi ho bussato alla porta del suo spogliatoio e gli ho chiesto di perdonarmi. Scusarmi con l’arbitro era un mio dovere».

 

Il Mattino

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Giornalista e Vice Direttore di Napolisoccer.NET .
Tifoso del Napoli, coniugo l’amore e la passione per gli azzurri alla deontologia propria del lavoro di giornalista. Il piacere di raccontare le vicende azzurre, con i suoi risvolti sociologici, con criticità e romanticismo quando ci vuole. Pratico la libertà d’informazione senza condizionamenti.



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