Lavezzi come Maradona: «Un obbligo battere la Juve»

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Da «Diego Diego» a «Pocho Pocho». Dopo anni di emozioni spente e di falsi campioni Napoli ritrova l’idolo che da troppo tempo gli mancava. Pure lui argentino. Pure lui corto e di gomma, pure lui capace di far girar la testa all’avversario. Intendiamoci, Maradona resta Maradona, ma anche Lavezzi sa tirare fuori dal suo repertorio sudamericano numeri da Pibe: scatti, dribbling, slalom, assist e pure gol. E così se domani sera tra Amauri e Denis sarà sfida di bomber, seppure trasversale, duello ancor più affascinante, più intrigante sarà quello tutta forza e fantasia tra Del Piero e il Pocho. Tra l’anima antica della Juve e la nuova icona azzurra, il ragazzo che aveva l’Italia nel destino e che in Italia, a Napoli, giura di voler restare. Si rassegnino Chelsea e Tottenham. Non ci faccia pensieri il Real Madrid. E se ne stia tranquillo pure qualche club italiano d’alto rango che gli sta facendo arrivare i suoi sospiri. «Mi spiace per loro, ma nei miei programmi non ci sono ipotesi di trasferimento. A Napoli – dice Lavezzi – ci sto bene. Ci sto come a casa mia. E l’affetto della gente mi emoziona». Di più: lo travolge. Perchè come capitava a Diego Diego, anche per Pocho Pocho sta diventando complicato mettere il naso fuori, vivere la città da essere normale. Infatti, traffico bloccato, per lui. Folla di tifosi e di curiosi. Cori, slogan, telefonini a caccia d’una foto da mostrare in giro con orgoglio. Sta capitando spesso, ormai. Ma a Lavezzi non dispiace. Non fugge la folla, il Pocho. Si mostra, si concede, si diverte e s’entusiasma pure lui. E quell’entusiasmo poi lo porta in campo. Lì, sul prato, Lavezzi interpreta i sentimenti della gente azzurra, la sua voglia di vittoria. E per questo la gente s’identifica nel Pocho. Oggi, anzi domani più che mai. Perché quella con la Juve non è mai stata una partita come un’altra. «Quando andrò via da Napoli – disse una volta Maradona – tra le cose che porterò con me ci sarà il desiderio dei napoletani di battere la Juve». Questo chissà se l’hanno raccontato al Pocho. Ma se non gliel’hanno detto l’avrà capito da solo stringendo mani, firmando dediche, raccogliendo «raccomandazioni». Anche da Maradona stesso ai Giochi di Pechino, quando alla vigilia della conquista della medaglia d’oro parlarono a lungo anche di Napoli e del Napoli. Bagni di folla, dunque, ma non solo. Per Lavezzi, infatti, anche la consapevolezza che questa per lui è forse la stagione più importante. Per il Napoli e per il campionato, certo, ma anche per se stesso. Cioè, pensando ai Mondiali dei 2010, per la conquista stabile e definitiva della «camiseta» della «Seleccion». «Il tuo futuro dipende da te stesso», gli ripete spesso il suo procuratore, l’avvocato Rossetto, che gli cura i contratti da quando aveva sedici anni. E «dipende da te stesso» vuol dire: dipende dallo spirito di sacrificio e dall’applicazione che metterai negli allenamenti. Insomma, da una parte le mille tentazioni d’una ricca e ammirata gioventù e dall’altra la strada che porta al regno del pallone. Ma chi lo conosce giura che ha già scelto: Ezequiel, dicono, vuol essere un campione. E allora, sotto con la Juve.

Il Mattino
 

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Giornalista e Vice Direttore di Napolisoccer.NET . Tifoso del Napoli, coniugo l'amore e la passione per gli azzurri alla deontologia propria del lavoro di giornalista. Il piacere di raccontare le vicende azzurre, con i suoi risvolti sociologici, con criticità e romanticismo quando ci vuole. Pratico la libertà d'informazione senza condizionamenti.

1 COMMENTO

  1. NON CI IMPORTA IN CHE STADIO SI GIOCA NOI OVUNQUE AL TUO FIANCO SAREMO PERCHè LA FEDE PERCHè L AMORE, PERCHE NOI ABBIAMO NAPOLI NEL CUORE…”CLASSE ARGENTINA CUORE NAPOLETANO ALè ALè POCHO..GRAZIE LAVEZZI GRAZIE NAPOLI PER TUTTO QUELLO CHE CI STATE REGALANDO..

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