Napoli avanti, ma quanta fatica

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Doveva essere una serata d’ordinaria amministrazione per il Napoli e per Mazzarri che affidandosi ad un lauto turn over decideva di affrontare un Cesena largamente rimaneggiato e col pensiero già rivolto alla prossima delicatissima sfida di campionato contro il Novara, nelle cui fila militano da poche ore due “vecchie” conoscenze azzurre: Rinaudo e Mascara. La partita di stasera per il tecnico azzurro doveva rappresentare una passarella sulla quale saggiare le qualità di Britos, assente da ben cinque mesi per infortunio, e di Vargas, concedendo così al vice pallone d’oro del Sudamerica la ribalta del San Paolo che già posa sul cileno grandi aspettative. Ci si aspettava anche l’impiego da titolare per Donadel reduce da un travagliato e recidivante problema muscolare che non gli ha permesso di mostrare al pubblico partenopeo le sue peculiarità d’incontrista. C’erano tante buone ragioni per trovare motivazione e grinta tali da annichilire fin da subito il timido Cesena di Arrigoni arrivato a Fuorigrotta quasi come vittima sacrificale di turno. Ed invece il match racconta tutta un’altra storia che evidenzia ancora una volta lo spread negativo tra titolarissimi e riserve: è un differenziale ancora molto alto che mette in crisi i meccanismi di gioco del Napoli. Niente a che vedere con la personalità mostrata domenica scorsa a Palermo. Molto vicino, invece, alle sbiadite prove che richiamano a titolo esemplificativo le prestazioni fornite col Chievo e col Catania. Almeno per il primo tempo è stato così. Non ha funzionato quasi niente, la difesa è apparsa subito un pò legata specialmente quando si è trattato di recuperare il risultato, ma si sa che senza Campagnaro la spinta latita. Si perché al 20° il Napoli s’è trovato inaspettatamente sotto per via di uno sfortunato tocco di Vargas in ripiego difensivo che ha offerto a Popescu la possibilità di infilare Rosati. Andare sotto mette pressione, la cosa non aiuta di certo gli azzurri che non riescono più ad uscire dalla confusione, Cavani e Vargas ne fanno le spese e se si infastidiscono l’un l’altro è perché il cileno non conosce ancora i movimenti e le posizioni da tenere in campo. Ci prova Hamsik ad imbastire qualche trama degna di nota ma la difesa ad oltranza dei romagnoli tutti dietro la linea della palla poco concede alle poche idee, e per lo più confusionarie, degli azzurri. Solo nella ripresa Mazzarri riesce a venire a capo della situazione tirando fuori dal cilindro l’uomo giusto, il quarto tenore, quel ritrovato Goran Pandev sempre in rete nelle ultime uscite ed anche stasera gallina dalle uova d’oro. Con lui in campo il Napoli cambia pelle e, senza tralasciare però l’ingresso di Maggio, gli azzurri riescono a trovare qualche azione più lineare e quella pulizia in appoggio che soverchia la tenacia messa in campo dagli uomini di Arrigoni. La rimonta, dunque, è tutta a firma del macedone grazie a due calci da fermo: il primo permette a Cavani di ribattere in rete la respinta di Ravaglia; il secondo, invece, è respinto dallo spesso portiere cesenate in ritardo, quando la palla aveva ormai varcato la linea di porta. Qualche parapiglia ed un po’ di tensione si trascina fino alla fine della partita, ma Rosati non corre più pericoli fino al triplice fischio. Le valutazioni circa le sperimentazioni di Mazzarri indicano che Vargas, Britos e Donadel per svariati motivi non sono ancora all’altezza dei compiti richiesti, mentre sono sempre più poche le occasioni per fare nuove prove. Alla luce di quanto visto in campo è parso azzardato l’utilizzo del cileno da titolare, dovrà sudare e studiare tanto i meccanismi della squadra affidandosi dopo oltre cinquanta partite stagionali alle cure di Pondrelli per trovare lo smalto necessario per essere protagonista alla pari degli altri 4 tenori azzurri. Britos, invece, ha bisogno di continuare a pedalare per guadagnare fiato e trovare le fondamentali intese con i compagni di reparto. Donadel, infine, avendo disputato pochi minuti per via del particolare contesto tattico, andrebbe rivisto in altra situazione. E comunque, da qui alla chiusura della finestra di mercato di gennaio, Mazzarri dovrà pur dire la sua, atteso che il cammino degli azzurri è interessante su tutti e tre i fronti. Sarebbe saggio perciò non azzardare, né commettere errori di valutazione affinchè da qui alla fine della stagione non ci sia sotto questo aspetto niente da recriminare.

Antonello Greco – Redazione NapoliSoccer.Net
 

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