Campionati esteri: Boca Jouniors sul tetto d’Argentina.

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Trema la terra a Buenos Aires, la “doce itinerante” canta, balla, salta e fa festa, il Boca Jouniors è nuovamente sul tetto d’Argentina. Dopo tre anni e sei campionati passati, a navigare nell’anonimato per gli xeneides, è finalmente arrivata la conquista del titolo numero 25. Il trionfo in campionato arriva proprio nell’anno, in cui gli eterni del River, disputano il primo storico campionato in cadeteria, e in tanti non avrebbero scommesso un soldo sul club di Buenos Aires, dal momento che disputava il primo campionato senza un attaccante, in grado di infiammare la “bomboneira” e che potesse sopperire così all’addio di un bomber ineguagliabile, nonché idolo intramontabile, quali “el Loco” Martin Palermo. Nonostante il Boca abbia conquistato tantissimi titoli, questo resterà nella storia del calcio argentino, poiché questo, con ogni probabilità, l’ultimo titolo d’apertura assegnato dall’AFA. Un successo che giunge dopo una stagione dominata, in lungo e in largo, in cui il Boca è stato l’unico leader maximo, indiscusso del torneo, tanto da renderlo noioso agli occhi degli spettatori. Falcioni in soli due anni ha costruito un oppidum inespugnabile (appena tre goal subiti, due su palla inattiva ed un autogol), a tratti rassomigliante ad una piovra; dato che la sua squadra, dopo aver concesso i primi minuti agli avversari, sale con disinvoltura, inglobando lentamente gli stessi, finendo per divorarli definitivamente, proprio come fa l’animale marino. L’apprendistato,fatto nella passata stagione è risultato determinante, durante gli attimi più difficili della competizione, poiché tutti hanno cercato di intralciare il cammino dei nuovi campioni,salvo poi chinare il capo di fronte all’incommensurabile, strapotere di questa squadra. Riquelme e compagno oltre a confrontarsi con gli avversari, hanno dovuti fare i conti, anche con i guai fisici, risultati una croce per gli azzull-y-oro. Dopo aver superato le avversità fisiche, i boquensi, hanno dovuto fare i conti anche con la dea bandata, la quale ha cercato in tutti i modi di compromettere la loro corsa verso il titolo, ma si è poi travolta dalla fame di vittoria e dalla sete di gloria di questi ragazzi. Gli unici, in grado di impedire il trionfo, erano gli dei del pallone, i quali però non hanno voluto minimamente intervenire nei confronti di chi, partita dopo partita, si è dovuto confrontare con i mostri sacri del passato, scrittori inconsapevoli della storia, di questo club. Autore principale di questo successo è il tecnico, Julio Cesar Falcioni, che ha saputo trasformare le motivazioni dei singoli titolari, in un unico fronte comune, verso il raggiungimento dell’obiettivo finale: il titolo dell’apertura 2011. Da buon autore qual è, Falcioni non ha potuto far a meno dei suoi migliori attori, dai quali, non ha potuto mai prescindere; perciò è risultato inapplicato il turnover, per questo motivo in tanti si aspettavano un calo della squadra che fu di Maradona, che mai è arrivato. Con questo successo, Falcioni, oltre a cacciare via le critiche, che lo vorrebbero un allenatore non all’altezza di una grande Argentina, dimostra anche tutta l’inopportunità di una rivoluzione copernicana del calcio argentino, dal momento che ha vinto un campionato con la solidità difensiva, ma non con la mentalità difensivista importata dall’esperienza Europea del Cholo Simeone. La vittoria di questo campionato, porterà i “Mitad Más Uno” alla partecipazione della Copa Libertadores, competizione nella quale partirà come squadra da battere.
 
Capano Vincenzo – Redazione Napolisoccer.NET

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