La notte di Mazzarri

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Di noi stessi possiamo mutare gusti e approcci, ma non il temperamento – il carattere innato e nascosto che eredita e conserva la storia delle proprie citta'. Walter Mazzarri e' vestito di tutto punto sotto l'aria umida e spessa del San Paolo. Una telecamera lo inchioda al video all'improvviso, ma stasera gli abiti buoni sembrano stargli meno stretti del solito. Li' da dove viene lui, San Vincenzo, un paese di poche migliaia di anime sulla costa toscana, si insegna che dal mare viene la ricchezza dei mercanti e la paura per gli invasori.
L'esercito degli ospiti scesi roboando sul campo di Fuorigrotta viene da un mare lontano. Ha giornalisti al seguito che ne raccontano le luminose gesta in patria ma mostrano ritrosia a parlare di un buco di bilancio di qualche centinaio di milioni. Come nella migliore tradizione di tutti i grandi regni. Il tecnico toscano sa bene che tutto cio' che chiedono e' un avversario spavaldo che getti arrembante il cuore oltre l'ostacolo per infilzarglielo con gusto e tornarsene in patria col bottino della qualificazione. Ma Mazzarri ha raccontato ai suoi la storia che tramandano nella sua citta', quella di San Vincenzo, alla reliquia del quale legarono un enorme masso per gettarlo in mare e farlo finire a fondo il piu' velocemente possibile. E quando quel masso tocco' il pelo dell'acqua, rimase fermo a galleggiare nello stupore degli astanti.
Al fischio del direttore di gara, ad imbastire la trama sono gli undici di Manchester, che quella pietra al collo degli azzurri vogliono fissarla con un nodo scorsoio. Trame fitte a filo d'erba. La squadra del tecnico toscano contiene ed attende. Ha il tridente alto e largo stasera, per contenere i potenti laterali avversari e aprire corridoi di sicurezza per la punta uruguagia. Mentre gli inglesi proveranno l'arrembaggio sotto il peso del proprio blasone, quella punta ne segnera' due, uno per tempo, con la forza lieve di chi sa che anche l'acqua a volte puo' essere amica, e tenerti a galla quando nessuno se lo aspetta.
La terra trema sotto i piedi al triplice fischio finale. Walter china il capo e accenna un sorriso che gli taglia il viso. Il rosso dei bengala lontani, e gli e' appena suonata in testa la strofa del Canto della Villanella che nacque da queste parti, vicino al mare, sul pelo dell'acqua: "Chi nasce janco e chi niro gravone / I' mò gravone so' ma te n'adduone / lu juorno ca m'appicciarraggio bbuono." E stanotte era il giorno adatto. 
 
Raniero Virgilio – Napolisoccer.NET

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