Napoli, la sentenza politica della Corte di giustizia federale

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E anche la Corte di giustizia federale scivola sulla chiusura delle curve dello stadio San Paolo. Nel comunicato riportato sul sito della Figc, i giudici dell’appello hanno ritenuto «la non applicabilità dell’articolo 14 primo comma» del Codice di giustizia sportiva. Ma hanno commesso anche un errore tecnico: è stata emessa la sentenza che riduce a tre giornate il blocco dei settori popolari dell’impianto di Fuorigrotta, considerando «altresì l’art. 13, comma 1 lett. b) ed e)» dello stesso Codice, ossia quello riguardante le "esimenti ed attenuanti per comportamenti dei propri sostenitori». In pratica, la Cgf ha confermato la stessa grave inesattezza compiuta errore del Giudice sportivo, che abbiamo esposto due giorni fa. Hanno ben ragione l’avvocato Mattia Grassani, il presidente Aurelio De Laurentiis e il direttore generale Marino a esprimere delusione.

Scendendo nel dettaglio, in base all’articolo 13, le esimenti e attenuanti si posso applicare soltanto per gli articoli 11 e 12. Il primo prevede la "responsabilità per fatti discriminatori", mentre il secondo per la "prevenzione di fatti violenti". Al Napoli, invece, è stato contestata la "responsabilità delle società per fatti violenti dei sostenitori" che, per un errore macroscopico, è applicabile solo alle squadre di casa. Il vecchio testo del Codice di giustizia sportiva, all’articolo 11 prevedeva invece che fosse applicato per qualsiasi tipo di gara (in casa, fuori casa e amichevole). La stessa Corte federale ne ha sancita la sua «non applicabilità». Insomma, tutto ciò è una vera e propria contraddizione in termini: si sconfessa Giampaolo Tosel per quanto riguarda la norma su cui si basa l’accusa contro il Napoli, ma si confermano le attenuanti da lui stesso applicate, che non sono previste, e si toglie una sola giornata si chiusura delle curve.
Ma c’è da fare un’altra osservazione. L’ormai famoso articolo 13 prevede che «la società non risponde per i comportamenti tenuti dai propri sostenitori in violazione degli articoli 11 e 12 se ricorrono congiuntamente tre delle seguenti circostanze». Ammettiamo pure che questa norma possa essere applicata al caso del Napoli. Considerato il fatto che le attenuanti contemplate sono cinque, se ne fossero state applicate tre, la società azzurra sarebbe stata scagionata dalle accuse e dal principio della responsabilità oggettiva. Ma forse per i giudici sarebbe stato troppo: ecco che è scattato il solo riconoscimento di due sole circostanze. Ma tutto ciò, lo ripetiamo ancora, è un macroscopico errore tecnico.
Ma quale potrebbe essere la spiegazione plausibile di questo "pasticcio" giuridico? Probabilmente è stata emessa una sentenza "politica" per salvare capra e cavoli. Se fossero stati ammessi tutti gli errori, il Napoli sarebbe stato assolto e si sarebbe ammesso che l’attuale contraddittorio sistema della giustizia sportiva è da rifondare. Siamo quindi in un momento di piena incertezza normativa: quello che è accaduto alla squadra di De Laurentiis, poteva succedere a qualsiasi altra compagine delle serie professionistiche o dei dilettanti. Ed è profondamente ingiusto.

Fonte: Marco Liguori – TMW

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Giornalista sportivo, appassionato di calcio e, da sempre, tifoso del Napoli. Dal 2004 partecipo al progetto Napolisoccer.NET condividendone obiettivi e speranze, con l'unica finalità di fornire ai lettori un'informazione corretta e neutrale, scevra da pregiudizi e fuori da ogni logica di interesse. Napoletano convinto, nutro amore e passione incondizionata per "Terra mia", "Napul'è" e per la maglia azzurra.


2 Commenti

  1. Il Napoli va scagionato.
    A prescindere da ogni valutazione sulla correttezza delle sentenze di primo grado del Giudice Sportivo Tosel e e di secondo grado della Corte di Giustizia Federale, andrebbe – secondo lo stesso ragionamento degli organi della Giustizia Sportiva – applicata anche la ulteriore esimente (o attenuante) prevista dall’art.13 comma 1 lett.d) del Codice di Giustizia Sportiva: tale norma prevede infatti che “altri sostenitori (del Napoli, n.d.r.) hanno chiaramente manifestato nel corso della gara stessa, con condotte espressive di correttezza sportiva, la propria dissociazione da tali comportamenti” (violenti).
    Ebbene, come provato attraverso varie trasmissioni televisive e servizi giornalistici (non solo locali, ma anche nazionali), i tifosi napoletani presenti allo stadio di Roma, al momento del minuto di silenzio per la commemorazione dello scomparso presidente Sensi, si sono alzati in piedi in segno di rispetto ed hanno applaudito lungamente, venendo anche inquadrati dalle telecamere.
    Va applicato anche l’art.13 comma 1 lett.a) del C.G.S. per le motivazioni che ho espresso in un precedente articolo correlato e pubblicato sempre su questo sito in data 10 settembre 2008 alle 17,39, in merito ad una, a mio avviso corretta, dichiarazione del Prof. Astolfo Di Amato.
    Avv. Fabio Turrà
    (Coordinatore Eventi Formativi U.I.F. Tribunale di Napoli – Diritto Sportivo)
    Tel.081-7347273 Cell.339-1992865

  2. Io chiedo una cosa al Presidende delaurentiis, e al pool di Avvocati.
    Visto che la giustizia ” sportiva” in Italia e condotta in maniera a dir poco
    comica , perchè non si ricorre alla giustizia Europea, visto che è stato vietato l’ ingresso a delle persone che sicuramente a roma non sono andate.
    Inoltre vorrei sapere, e lo chiederò fino alla noia, perchè vengono solo e sempre le cose che fanno i Napoletani ?
    Io vivo lontano da Napoli, ma come Napoletano, queste cose mi fanno rimpiangere di essere Italiano.

    FORZA NAPOLI
    più forte di tutti i giudici

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