Perchè Napoli ha ragione

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Gli interventi di Cannavaro e di Berlusconi, nonchè l’articolo di Sergio Neri sul nostro giornale ci aiutano ad azzardare un’analisi a tutto campo del problema delle vio­lenze nel calcio. Cannavaro ha ra­gione solo in parte: la responsabili­tà dei gravi disordini di domenica ricade sul calcio italiano in una pro­spettiva molto ampia, e precisa­mente chiamo in causa i dirigenti di club che per anni hanno subito il ri­catto degli ultrà e da sempre, con la rassegnata complicità di Federazio­ne e Lega, hanno ignorato o rinviato la questione fondamentale di staff adeguati alle esigenze del calcio-spettacolo. Del re­sto, l’immobilismo dell’orga­nizzazione è tale che non si riesce a ridurre il numero delle squadre militanti nelle due serie maggiori, nono­stante l’infernale moltiplica­zione degli impegni interna­zionali dei singoli giocatori, dei club e delle rappresenta­tive nazionali.

Ma Cannavaro ha torto e Berlusconi ha, questa volta, mille volte ragione quando si discute la responsabilità di­retta dei club nelle violenze degli ultrà. A prescindere dal legame tra la camorra e i nuovi squadristi della marcia su Roma di domenica, è in tutta Italia che il tifo serve da pretesto anzitutto a gruppi organizzati per sfogare gli istinti selvaggi che sono alla base di delitti perpretati in serie da singoli invasati o dal ‘branco’, dei quali i telegior­nali ci regalano ogni giorno resoconti agghiaccianti nei minimi termini. Questo è un problema sociale di prima grandezza, sul quale Neri ha scritto ieri parole sacrosan­te.
Attenzione, però, perchè esiste anche un’altra matrice della violenza negli stadi ed è politica, riguardando gruppi estremisti di destra o di sini­stra, terroristi di ogni paese e criminalità organizzata non solo nel Mezzogiorno ma in tutta Italia e nel mondo, Rus­sia e Cina comprese. Ora, il solo antidoto al fenomeno che costituisce, poi, il famoso problema della sicurezza sta in una seria riforma del codi­ce penale e per quanto ri­guarda il calcio, proprio co­me ha detto il presidente del Consiglio: e in una pianifica­zione scientifica, sul modello britannico, del lavoro di “in­telligence”, cioè di penetra­zione all’interno dei gruppi per prevenirne i progetti dis­sennati, accompagnando la repressione con criteri giudi­ziari del massino rigore.
Alla luce di queste conside­razioni, che mi sembrano ov­vie, ha cento volte ragione il presidente De Laurentiis, e non solo perchè parla a nome del Napoli e di Napoli. Conti­nuare a combattere la violen­za nel calcio proibendo le tra­sferte ai tifosi o addirittura chiudendo le porte degli sta­di non è solo illusorio, è as­surdamente pericoloso per l’avvenire dei club e dello stesso calcio italiano. Signifi­cherebbe condannare tutte le società al fallimento, salvo quelle che abbiano alle spal­le uno sceicco arabo o mila­nese, e possono permettersi lo scandaloso lusso di pagare Robinho o Rolandinho quan­to un transatlantico.
Redazione NapoliSoccer.NET – Fonte: corrieredellosport
 

2 COMMENTS

  1. Vedrete domani andra`in onda la rappresentazione del poliziotto buono e quello cattivo, dove la parte del buono la fa berlulota e quella del cattivo la fa`tosel,tutto secondo copione, il napoli sara`condannato pur non avendo colpe, mentre chi dovrebbe pagare, cioe`trenitalia e chi avrebbe dovuto contollare la lista dei tifosi diffidati o pregiudicati che si accingevano a partire per Roma non saranno neppure menzionati tra quelli che hanno le maggiori colpe. Vorrei invitare il governo nazionale e quello calcistico di vergognarsi per la loro incapacita`(se in buona fede).

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