L’Unità: “Che bravo chef Mazzarri sa cucinare all’italiana”

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Siamo ancora una scuola? È’ questo uno degli interrogativi che gravano sul calcio italiano. La risposta non è univoca, l’interrogativo si riproporrà invariabilmente. Di certo, il banco di prova europeo non mente mai. I match in Europa ci hanno dato la misura del valore reale dei nostri principali club. Napoli all’avanguardia con un ottimo gioco di contenimento e contropiede, senza complessi d’inferiorità sul campo dell’opulento Manchester City. Milan che subisce dignitosamente la superiorità imbarazzante del Barcellona ma strappa un pareggio insperato. Inter che annaspa e riesce a perdere in casa da una squadra turca sconosciuta ai più.

Sentiti e letti commenti entusiasti sulle prestazioni italiane (salvo quella interista ovviamente). Bisognerebbe moderare i toni, gli elogi li merita soltanto il Napoli, la realtà più interessante del nostro calcio attuale. Confermata in campionato. Partita chiave della giornata, Napoli-Milan è stata intensa solo sul piano dei nervi. Entrambe le squadre hanno chiaramente sofferto il dispendio di energie provocato dagli impegni in Champions, giocando sottoritmo. Sterile e statico possesso palla del Milan, attendismo e ripartenze del Napoli, squadra corta all’italiana. Che così ha messo in atto la sua arma migliore, il contropiede, perforando con facilità il morbido centrocampo dai piedi buoni rossonero.

Devastanti per velocità e precisione Inler, Gargano, Hamsik e Maggio quando trovano spazio. Implacabile Cavani nell’esecuzione finale, tre gol al Milan sono tanti. Deludenti Seedorf e Van Bommel. Pato evanescente. Inter e Roma hanno dato vita a un match modesto. I nerazzurri mostrano buona volontà, non molto di più. Potevano vincere senza due clamorosi errori di Milito edi Sneijder. Gasperini è già un capro espiatorio, ma i problemi dell’Inter vengonoda lontano. Sono gli stessi che hanno travolto untecnico del valore di Benitez.

Il fatto è che Mourinho non ha lasciato una vera eredità nel tessuto e nel gioco della squadra. La vittoria in Champions venne costruita con formidabile capacità motivatoria e accortezza nel prendere le misure ad avversari tecnicamente superiori. Ma la squadra ruminava football soltanto a sprazzi e non era che una somma di forti individualità, tenute insieme dal collante di Cambiasso e Zanetti, entrambi non eterni.

Oggi i nodi vengonoal pettine. Persino una Roma ancora indecifrabile ma migliorata grazie all’innesto di un ragionatore come Pizarro impone possesso palla, anche se non riesce a velocizzare la circolazione e a verticalizzare. Per il resto, le gerarchie dello scorso anno in buona parte si ripropongono.

Unica italiana vincente in Europa, l’Udinese di Guidolin domina la Fiorentina, a riprova che coesione, determinazione e guida tecnica possono fare una differenza abissale tra compagini potenzialmente di pari livello. La perdita di due giocatori di primo piano come Sanchez e Inler non si fa sentire, il centrocampo incentrato su Asamoahe Isla gira alla perfezione. Montolivo è ormai un caso, sebbene la condotta della società viola appaia inappuntabile. La Juventus passa su un campo difficile come Siena da grande squadra, cioè giocando peggio dell’avversario. La difesa è registrata, la coppia Pirlo-Marchisio funziona, Matri è un centravanti vero.

Male invece la Lazio, improvvisamente involuta, sconfitta in casa da un Genoa ben reimpostato da Malesani nel corso della gara. Il Palermo viene ridimensionato dall’Atalanta. In cima alla classifica va doverosamente segnalata la presenza del Cagliari, tra i suoi segreti un centrocampo solido e duttile.
 

Redazione NapoliSoccer.Net – fonte: L'Unità

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Giornalista e Vice Direttore di Napolisoccer.NET . Tifoso del Napoli, coniugo l'amore e la passione per gli azzurri alla deontologia propria del lavoro di giornalista. Il piacere di raccontare le vicende azzurre, con i suoi risvolti sociologici, con criticità e romanticismo quando ci vuole. Pratico la libertà d'informazione senza condizionamenti.

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