Zalayeta a caccia di gol

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L’ultima zampata, fata­ta, spostata via dal vento: 9 dicembre 2007, fir­mato il panterone. La rovesciata modello- Pa­rola che stese il Parma è un cimelio della me­moria sparigliata dalle folate che trasformano Castelvolturno in un de­serto sahariano: granelli di sabbia negli occhi, lo sguardo inquieto e una fa­me da gol che divora. Due mesi fa, la settima mera­viglia d’uno Zalayeta d’an­nata, la prepotenza fisica e la padronanza tecnica al servizio d’un Napoli ai suoi piedi, ieri come oggi, nonostante il digiu­no e l’appetito, a prescindere dalle statistiche e dalle ricorrenze. «Per me gioca sempre, mi ba­sta che sia al 70% » . Avanti Napoli, a centoses­santadue giorni dal blitz di Udine, l’unico lam­po esterno d’una stagione comunque significa­tiva; e avanti con il panterone, l’inattaccabile terminale dei pensieri sempre composti d’un Reja senza veli, la boa cui aggrapparsi nella tormenta, nella buona e nella cattiva sorte. «A me è piaciuto, eccome se è piaciuto». Il Napo­li è di Zalayeta, oltre i numeri comunque inco­raggianti d’una classifica marcatori, al di là del vuoto di potere emerso in sessanta giorni da comparsa, compresso nella fiducia cieca d’un allenatore che non immagina una squadra sen­za quell’omaccione grande e grosso, capace d’ogni acrobazia pur di conservare un pallone, immarcabile nello stretto e devastante nella progressione da forzuto.
Napoli-Parma è un ce­ro che s’illumina nel tun­nel dell’astinenza ed è una luce che folgora co­munque Reja, appollaia­to dinnanzi al videotape che rimanda in onda la sfida all’Udinese, rime­diata con la doppietta di Lavezzi ma arpionata con le lunghe leve d’un panterone indomabile e inafferabile, trascinan­te nella sagoma curvata a protezione d’una pal­la, rassicurante nel sostegno di un’azione – ma­gari la più banale – da ribaltare facendo salire
i reparti. Lo Zalayeta 2007, il goleador insospet­tato emerso dalla panchina bianconera e cata­pultatosi tra i prìncipi del gol con la maglia az­zurra addosso, s’è inabissato con il Torino, con quel rigore poi sciupato da Domizzi, con quel­le due giornate di squalifica per simulazione che ne hanno allungato le vacanze natalizie: una metamorfosi psicologica ancor prima che tecnica, un ribaltone cerebrale da non confon­dere con un’involuzione temporanea. Lo Zala­yeta del 2008, il fratello infruttuoso di se stes­so nell’anno precedente, s’è ritrovato inaspetta­tamente ai margini dell’esultanza, ma a Caglia­ri è uscito stremato mentre difendeva a morsi la vittoria sfumata nei due folli minuti finali e con l’Udinese ha provveduto a scatenare la reazione d’un gruppo che pareva sulle gambe. « Zalayeta è cen­trale nella nostra filoso­fia » . Il Napoli che Reja ha consegnato a Zalayeta in tempi non sospetti è dive­nuto sempre più dipendente dalla fisicità d’un centravanti scopertosi goleador quando nessun altro – tranne lui – se l’aspettava e che da ses­santa giorni sopravvive fiero al centro d’un pro­getto che gli appartiene, anzi che su di lui è fon­dato in chiave offensiva. « Per me gioca sem­pre, mi basta al 70% » . E a cinque mesi dalla promessa di Reja, e a centosessantadue giorni dall’exploit di Udine, e a sessanta giorni dal­l’ultimo acuto con il Parma, inutile chiedersi dove sia Zazà. Lui c’è…
Reja si affiderà al suo attaccante per ritrovare la vittoria esterna che manca da 162 giorni, dal 5 a 0 con l’Udinese Il tecnico sull’uruguaiano «E’ centrale nella nostra filosofia. Per me lui gioca sempre, mi basta anche al 70 per cento».

Fonte: Corriere dello Sport

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Giornalista sportivo, appassionato di calcio e, da sempre, tifoso del Napoli. Dal 2004 partecipo al progetto Napolisoccer.NET condividendone obiettivi e speranze, con l'unica finalità di fornire ai lettori un'informazione corretta e neutrale, scevra da pregiudizi e fuori da ogni logica di interesse. Napoletano convinto, nutro amore e passione incondizionata per "Terra mia", "Napul'è" e per la maglia azzurra.