Il Commento di Catania – Napoli

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Una sconfitta netta e senza scusanti, chiara e senza recriminazioni quella del Napoli al Massimino dove è arrivata una squadra scarica, stranita e distratta forse da una serie di fatti accaduti in questa ultima settimana. Che a Catania sarebbe stata una partita difficile si sapeva e l’ordine delle motivazioni sarebbe stato alla base della contesa, nella quale Zenga ed i suoi avevano l’estremo bisogno di una vittoria per continuare a sperare nella seconda salvezza consecutiva. Eppure Reja in settimana aveva quotidianamente sollecitato i suoi ragazzi a non mollare la presa sul campionato con l’obiettivo dichiarato di disegnare una classifica di ben altro rilievo. Le sensazioni del tecnico goriziano evidentemente erano giuste e ciò nonostante non è riuscito ad evitare una mortificante debacle ed il segnale lanciato oggi dagli azzurri potrebbe non essere così superficiale come le dichiarazioni post-partita farebbero credere. Sosa con il suo annuncio fuori tempo ha chiuso con anticipo la sua stagione partenopea aprendo di fatto il rompete le righe del gruppo che a salvezza ormai virtualmente acquisita è lanciato nel nuovo precampionato disegnato da De Laurentiis nel dopopartita di domenica scorsa. Se poi non fosse del tutto campato in aria l’assalto per la panchina della prossima stagione lanciato da Marino a Del Neri allora ci sarebbero tutte le motivazioni giustificative alla prestazione odierna. Un Napoli che viene messo subito sotto di un gol da una strana punizione calciata da Colucci dopo soli due minuti di gioco sulla quale Gianello non riesce ad opporsi nonostante fosse in posizione utile ad intercettarne la traiettoria, così come del resto buona parte della linea difensiva azzurra. Il Catania di fatto si presenta in campo con un’unica punta, Spinesi, che da riferimenti al solo Cannavaro mentre sulla fascia uno splendido Vargas, con le spalle ben protette da Sabato, mette in difficoltà Santacroce che si lascia spesso puntare e superare. Sulla sinistra invece è Savini ad essere schiacciato dal napoletano Sardo che al 16° se lo divora e centra per Spinesi bravo a smarcarsi da Cannavaro ed infilare per la seconda volta Gianello. Da questo momento in poi la partita scivola via come l’olio per Zenga ed i suoi, il centrocampo abbassa leggermente il suo baricentro potendo contare però su Baiocco, che rileva l’infortunato Colucci, ed Edusei pulito in interdizione e bravo a dettare le ripartenze a Vargas che sulla sua corsia scava solchi profondi. Il Napoli senza trame ficcanti si produce solo al tiro dalla distanza, Gargano e Mannini sono quelli che ci provano di più vista la crisi da ultimo tocco che lascia nel deserto Sosa e Lavezzi, braccati impeccabilmente dai centrali etnei Terlizzi e Stovini. Reja dopo il riposo non fa a tempo a rimodulare uno scialbo Napoli col tridente che anche Vargas mette meritatamente al 47° il suo sigillo al match, intempestivo e scomposto è l’intervento di Savini sul peruviano che al limite dell’area piccola, liberatosi con una finta del laterale azzurro, infila la palla sotto la traversa. L’accenno di reazione degli azzurri è nella natura delle cose, il Catania pensa a difendersi e lo fa ordinatamente, Lavezzi sciolto da ogni compito cerca personalismi in slalom allora Reja gli affianca Calaiò che rileva stranamente Mannini anziché l’etereo Savini, col risultato che gli azzurri si riversano nella metà campo rosazzurra e colgono un palo in ribattuta con lo stesso Savini e poi un altro dal limite con Pazienza che rinvigoriscono le velleità degli azzurri capaci per qualche sprazzo a macinare trame di buon gioco. Gli etnei si fanno vedere con veloci ripartenze, a destra ora c’è Grava che ha rilevato l’imbarazzante Santacroce, ma il prodotto non cambia perché Vargas da quella parte continua a bere ed in area beve anche Grava, poi fortuna che Gianello mette il suo corpo davanti alla palla negandogli la doppietta personale. Il Napoli ha qualche possibilità di accorciare le distanze, ma a Pazienza ben letto da Hamsik non riesce un fondamentale, lo stop a seguire, e Calaiò difetta di tempismo quando al 74° Lavezzi gli serve una palla gol da appoggiare semplicemente in rete. Dall’altra parte è Spinesi a divorare il poker, fortuna che la sua sforbiciata a porta semi-sguarnita rimbalza a terra prima di finire alta sopra la traversa. Allo scadere forse è la dea bendata a dire no a un Napoli che non merita, il bolide da fuori stavolta è di Lavezzi che coglie il terzo palo per gli azzurri in questa gara, la palla si rimette in gioco sui piedi di Calaiò che sbaglia l’intervento indirizzandola tra le braccia di Polito. E’ la firma di accettazione ad una giornata no.

Antonello Greco

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