Cannavaro: “Napoli città fantastica nonostante i rifiuti”

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Napoli ”resta una citta’ fantastica” anche se ”in questi anni ha vissuto una delle pagine piu’ tristi della sua storia”. Lo ha detto il capitano della nazionale e difensore del Real Madrid Fabio Cannavaro intervenendo oggi, a Mattino cinque, su Canale5. ”Non è bello guardare la televisione spagnola dove in un bel servizio su Napoli fanno vedere soprattutto mondezza – ha detto il calciatore intervistato da Barbara D’Urso – Napoli è una città fantastica che in questi anni ha vissuto forse alcune delle pagine più tristi della sua storia, perchè negli anni Duemila avere ancora un emergenza del genere, non esiste’. Riferendosi ai gol realizzati nell’amichevole con il Portogallo mercoledì scorso Cannavaro ha sottolineato: ”Abbiamo segnato io e Quagliarella, dimostrando che la Campania non produce solo mondezza. In Spagna hanno un’idea dell’Italia come di un paese bellissimo che però in questo momento sta vivendo una grande tristezza. Io sono napoletano, sono fiero, sono contento, ci invidiano, per questo tutta la gente ce l’ha con noi, ci invidia la nostra allegria”. Cannavaro ha poi parlato della sua famiglia: ”Sono sposato da tanti anni, ho un rapporto bellissimo con mia moglie, abbiamo tre figli fantastici e stiamo bene insieme. Ho tatuato il nome dei miei figli, Christian, Martina, Andrea e di mia moglie Daniela. Quello di Andrea è stato il tatuaggio più invidiato perche’ quando ho alzato la coppa del mondo è quello che si è visto di più”. Rifiuta il ruolo di sex symbol anche se nel 2002 ha posato senza veli per un calendario: ”L’ho fatto per beneficenza – ha aggiunto – non Š stato semplice, però in quell’istante deve essere bravo il fotografo che ti sta attorno. Non mi sento un sex symbol, deve essere contenta mia madre, mia moglie, ma a me cambia poco”. Cannavaro ha poi ricordato la conquista della Coppa del mondo nel 2006. ”Quando arrivammo al Circo Massimo ci rendemmo conto della cosa straordinaria che avevamo fatto – ha proseguito – Io fui l’ultimo a scendere la scaletta che portava sul palco e vedere tutta quella gente… Ci fu un affetto incredibile da parte di tutta Italia ma soprattutto di Roma”. E sulla scelta di lasciare l’Italia, destinazione Madrid ha aggiunto: ”Non è stato semplice , perchè a 32 anni prendere e andare in un altro paese, ricominciare tutto da zero, dove non ti conoscono non è facile. Si’, avevo vinto il mondiale, giocato nella Juventus, ma andare in un paese straniero vuol dire ricominciare da zero, poi la lingua, le abitudini diverse è passato un anno così e così. Il calcio è la mia vita, la mia passione e automaticamente se non giochi bene ti senti strano”.

Fonte: ANSA

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