Pallanuoto: Italia alle Olimpiadi, ma che sofferenza

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Vittoria sulla Russia e pass per Pechino. I posillipini Postiglione e Buonocore tra i migliori.

Riemerge dal fondale l’Italia, vanno a Pechino anche i maschi della pallanuoto. Battuta di misura la Russia, indietro ad inseguire i nostri sempre davanti: 11-10, quarti di finale del torneo di Oradea. Azzerati il pasticcio con la Germania e la figuraccia con il Canada, quel pareggio fa paio con gli azzurri del calcio buttati fuori dalla Corea ai mondiali d’Inghilterra ’66, questa Italia senza futuro conquista il pass alla quarta e ultima possibilità. Ne aveva mancate tre, campionati del mondo, World League, torneo di Bratislava. Il tuffo in acqua (una esagerazione nella circostanza) per festeggiare la sofferta vittoria, afferrata in fondo ad una battaglia. Mai rassegnata la Russia guidata dall’antico inaffondabile Popov, in doppio svantaggio dal secondo periodo. Una nuotata ad inseguimento, il primo vero break nel cuore del terzo quarto: l’Italia avanti di tre gol. Recuperato alla causa, il maturo savonese Angelini, dottore in giurisprudenza, punisce l’allegra zona russa che concede tiri facili, e dedica vittoria e qualificazione a nonna Ardesia, la sua più grande tifosa, scomparsa a febbraio. L’Italia dei maschi a Pechino, sport italiano numero 24 presente alla prossima olimpiade, 205 atleti già qualificati. Aspettando i maschi del volley, alle prese con la chanche estrema a fine maggio in Giappone. Ancora in corsa uomini e donne dell’hockey prato, ma solo sulla carta. Angelini e il mancino Sottani, fiorentino del quartiere San Frediano, anche lui restituito alla nazionale in età avanzata, i goleador di giornata. Innanzitutto nelle fasi in superiorità numerica. E in più, la puntualità di Felugo, la beduina finale di Alessandro Calcaterra, il lavoro duro dei posillipini Bencivenga e Buonocore, la classe di Francesco Postiglione e il portiere Tempesti. Toscano di Prato, 207 centimetri, una piovra tra i pali. Il bacio al pallone dopo ogni parata a mo’ di consolidata scaramanzia. La new entry in questo senso è rappresentata dal pizzetto intorno al mento di quasi tutti i giocatori italiani. I secondi finali a congelare palla, la melina italiana a favorire il faticoso approdo alle Olimpiadi. In mezzo alle proteste russe: contestato l’ultimo possesso. Una questione di lana caprina, chiacchiere scritte sull’acqua della piscina rumena. Oggi le semifinali. La verità purtroppo è un’altra, e fa male all’Italia della pallanuoto, precipitata nella graduatoria in chiave olimpiadi. I maschi non sono da podio. Da anni costretti a leggere la targa di Ungheria e Serbia, sono scivolati alle spalle di Croazia, Spagna e Montenegro.

 

Il Mattino

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