Un punto che passa dalla maturazione di tre attori

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Lo psicodramma in casa Napoli
Apparentemente, e’ stato lo schianto della sconfitta contro l’Udinese ad aver dato il nulla osta per questo psicodramma finale della squadra partenopea. Si disquisirebbe di un momento di difficolta’ da archiviare come la fisiologica stanchezza di un gruppo arrivato galoppando a fine campionato, se non fossimo all’ombra del Vesuvio, dove declinare ogni problema con le tinte del teatro e’ quasi un preciso dovere.
Il primo attore e’ l’allenatore. Ha meriti oggettivi nell’aver condotto una compagine non irresistibile ad un passo dalla porta principale della massima competizione europea. Se non fosse che solo a Napoli pare non si conosca una verità nota in tutto il globo, ovvero che un contratto lavorativo non si equipara ad un matrimonio: e’ per questo che esistono clausole rescissorie che, nel caso di prematuri divorzi, pagano profumatamente la controparte. Quale professionista, partito per raggiungere un calmo rifugio di montagna e trovatosi a piantare la bandiera sul picco più alto, non chiede di ridiscutere le condizioni di lavoro? Così, complice una stampa sportiva a dir poco disattenta, si preferiscono questi martellanti battibecchi con Mazzarri a problemi potenzialmente ben più seri, come la non straordinaria forza tecnica di questo allenatore che ha costruito una squadra sopperendo spesso col vigore atletico e la coesione del gruppo ad un costante immobilismo tattico e ad un valore dei singoli, in taluni casi, appena mediocre. Si dovrebbe forse imputare al tecnico di aver sempre negato queste realta’ con cocciutaggine, e di aver apertamente rilanciato i delicati discorsi sul dopo campionato troppo presto. Per quanto ne bruci le effigi in piazza, Napoli segretamente ama più i cannonieri di Castellammare che baciano fedeli la maglia il giorno prima, e confessano di aver sempre adorato quella bianconera quello dopo. Ma forse, quei bomber, conoscono i propri polli meglio dei livornesi.
Da contraltare fa una presidenza che si può definire logorroica solo con un puro abuso di linguaggio. E’ imbarazzante, a volte, notare che gli uomini a capo di squadre come Manchester United o Barcellona sono ai più ignoti, mentre il patron del Napoli e’ ospite fisso ogni domenica sui televisori d’Italia. Con il rispetto dovuto, per trovare esempi paragonabili dobbiamo tornare ai mitici tempi di Costantino Rozzi – straordinario uomo d’altri tempi, ma non esattamente un modello per il calcio del futuro. Non sarebbe auspicabile una condotta meno plateale, transazioni con il giusto riserbo, strategie non spiattellate in pubblico e riscritte ventiquattrore dopo? Forse si, se non si vuole condannare un ambiente intero al provincialismo che ancora il Napoli non e’ riuscito completamente a scrollarsi di dosso.
In ultimo, i giocatori. I tifosi possono – e devono – perdonare gli errori sotto porta, i rigori falliti, i risultati non riagguantati, i traguardi non tagliati. E’ la passione a far gridare di gioia e di sconforto, ed e’ la medesima che deve portare ad essere clementi con i propri beniamini. Ciò che non si deve tollerare e’ la totale insipienza dei singoli, che con sprezzo del proprio lavoro e delle loro responsabilità, si fanno squalificare per intere giornate in seguito a plateali gesti antisportivi, si lasciano espellere in preda a veri e propri deliri, minano una stagione solo per egoismo, o per piu’ plebea e banale strafottenza. Sono questi i comportamenti verso i quali nessuna indulgenza, figlia del solito ridicolo complottismo di bassa lega – secondo il quale il “palazzo” non ci vuole bene – deve passare. Si puo’ fallire un goal a porta vuota. Ma non ci si puo’ dimenticare delle proprie responsabilità.
Questo punto in classifica, che oggi sembra così lontano, e che segnerà una stagione esaltante, dipende dalla maturazione di questi tre attori. Che devono imparare, tutti e presto, a crescere.
Raniero Virgilio – NapoliSoccer.NET
 



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