Onofri (ex Genoa): “Il Napoli ha grosse motivazioni e cercherà di vincere la partita”

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In vista della partita tra il Napoli ed il Genoa,PianetAzzurro.it ha raggiunto in esclusiva l’ex-giocatore ed ex-allenatore del Grifone Claudio Onofri, oggi commentatore SKY, per una lunga intervista sulla sfida di sabato sera con un tocco di amarcord.

Onofri, sabato che partita sarà? Il Napoli è reduce da due sconfitte consecutive con Palermo e Udinese e pare aver smarrito il bel gioco che ha caratterizzato l’intera stagione, il Genoa invece cerca la terza vittoria consecutiva.
«E’ difficile dire che partita sarà: le due squadre si trovano in due situazioni completamente diverse, il Napoli ha motivazioni importanti per quanto riguarda la classifica, e cercherà di mantenere quella posizione di classifica che ha ampiamente meritato durante la stagione. Il Genoa oltre a pensare al derby della prossima domenica è una squadra che arriverà al San Paolo con tante defezioni: ci sono tre squalificati come Palacio, Dainelli e Milanetto, Marco Rossi non sarà della gara a causa di un infortunio. E’ lecito aspettarsi una partita con pronostico non scontato ma abbastanza facile da prevedere, poi è ovvio che nel campionato italiano c’è un equilibrio tale che se il Napoli non dimostra di aver recuperato quell’entusiasmo e quel modo di giocare che ha espresso fino a qualche domenica fa potrebbe incorrere in qualche sorpresa anche se io credo che poi dipenderà tutto dall’ambiente del San Paolo e dal modo di interpretare la partita. Si può comunque tranquillamente pensare che il Napoli sia ampiamente favorito».

Come giudica la stagione del Napoli? Il Presidente De Laurentiis ieri ha detto di voler migliorare il sesto posto dell’anno scorso, ma se gli azzurri dovessero mancare l’obiettivo Champions League dopo un campionato ad altissimi livelli si potrebbe parlare addirittura di fallimento?
«Sicuramente no. Rispetto all’inizio del campionato e alle ambizioni iniziali non si potrebbe parlare di fallimento, ma è chiaro che se vedi il traguardo sfuggere nelle ultime giornate quando per tutto il campionato hai consolidato la tua posizione potrebbe esserci una grossa delusione anche perchè parliamo di una piazza che il gusto di quest’entusiasmo lo ha già assaggiato. Soprattutto quest’anno ha avuto modo di vedere e di applaudire una squadra che ha fatto molto di più rispetto al suo valore complessivo. C’è stata la grandissima annata di Cavani ma anche altri giocatori azzurri appartengono all’elite del campionato italiano e non solo. Onestamente l’organico è buono ed ha fatto molto più di quanto poteva quest’anno, in questo senso i tifosi dovrebbero essere lo stesso contenti della propria squadra, però ripeto: quando ti sfugge l’obiettivo a poche giornate dalla fine, come si dice «Vai a Roma e non vedi il Papa», un po’ di delusione rimane «se non si affaccia a Piazza San Pietro» e a Napoli la cosa è uguale per quanto riguarda quest’anno, ma credo che non debba temere più di tanto per la posizione in classifica che varrà l’accesso in Champions League: ci arriverà, non facilmente perchè comunque mancano quattro partite che sono un ostacolo importante, ed è un obiettivo alla portata degli uomini di Mazzarri».

Capitolo mercato: in estate arriveranno tante offerte per Cavani-Hamsik-Lavezzi, come dovrà comportarsi la società? Dovrebbe accettare 40-50 milioni di euro per uno dei tre per poter reinvestire nel rafforzamento della squadra?
«Se si parla di reinvestimento dei soldi non si può cedere uno come Cavani o Lavezzi: se si parla di una strategia volta a stabilizzare un assetto societario come merita una grande piazza come Napoli, che però non è al livello delle grandissime come Milano e Londra o Madrid, allora ci può stare che si possa ottenere un grosso contributo economico sulle cessioni di uno o due giocatori importanti e ridistribuirlo attraverso l’acquisizione di altri giocatori che diventeranno i nuovi Cavani e Lavezzi. Questo è un altro discorso, non so come voglia muoversi il Napoli: è una via di mezzo clamorosa in questo senso, ha un pubblico ed un bacino d’utenza da grandissima piazza, però se si guarda la storia di certo non è il Milan o l’Inter o la Juventus al livello di acquisizione di giocatori, non ha un mercato per quanto riguarda il marketing all’estero da cui attingere risorse per rinforzare la squadra in modo da poter lottare ogni anno per lo scudetto. A questo punto il Napoli deve ingegnarsi qualcosa di diverso, ma è chiaro che per i tifosi napoletani Cavani e Lavezzi sono sicuramente da tenere, ma secondo me è tutto da vedere: dipende da cosa effettivamente il presidente De Laurentiis ritiene cosa sia per lui Napoli, deve pensare a quello che Napoli ha dato a lui in termini di entusiasmo ma anche a livello aziendale, non dimentichiamolo».

Molto ambito è anche lo stesso Mazzarri: si parla della Juventus da quasi un mese e l’allenatore ancora non ha sciolto le riserve sul suo futuro, quanto è reale la possibilità che Mazzarri possa effettivamente lasciare Napoli?
«Credo che possano essere davvero poche: Mazzarri avrà delle richieste per via del grande campionato che ha fatto, ha tanti meriti e penso che si sia stabilito un rapporto tra lui e i napoletani che vada corroborato e continuato. E’ chiaro che quando raggiungi degli obiettivi con una squadra che è sì una buona squadra, ma non certo una formazione che poteva lottare per lo scudetto come hanno fatto gli azzurri fino a due domeniche fa, porta l’allenatore sulla bocca di tutti. Per poter rimanere in una piazza piacevole e bella come Napoli devi anche avere la possibilità di confermarti l’anno prossimo, Mazzarri sa benissimo che il prossimo campionato, con la stessa squadra, se ottieni due-tre posizioni in meno ti tirano addosso di tutto perchè non sei riuscito a consolidare il piazzamento. L’accordo tra De Laurentiis e Mazzarri passa soprattutto sulla strategia che possa far piacere a tutti compreso l’allenatore, per poter rendere realizzabile qualcosa di grande».

Passiamo al Genoa: dopo un mercato scoppiettante che ha portato in estate i vari Eduardo, Miguel Veloso, Rafinha, lo stesso Zuculini soffiato al Napoli, e quello invernale che ha registrato i colpi italiani Floro Flores, Paloschi e Antonelli e lo slovacco Kucka ancora una volta il Genoa non riesce ad ingranare e si ritrova a 5-6 giornate dalla fine a non chiedere niente al campionato, perchè?
«Sono stati commessi degli errori, sono stati acquistati alcuni giocatori che hanno reso molto meno rispetto a quello che ci si aspettava: parlo di Veloso, di Rafinha, Eduardo che ha avuto qualche problema all’inizio. Attraverso la delusione scaturita dall’acquisto di questi giocatori, delusione reduce anche dalla scorsa stagione, è successa una rivoluzione: oltre all’allontamento di Gasperini si è ricorso al mercato invernale che ha portato comunque giocatori che hanno fatto bene: Floro Flores ha disputato un buon campionato, Kucka finchè ha giocato ha fatto veramente un buon torneo e si è messo in luce sotto molti aspetti, un po’ meno Konko per via di alcuni problemi fisici. Il Genoa si può accomunare al Napoli, anche se ovviamente il bacino d’utenza è diverso, sicuramente sono società che non possono assolutamente, per come è strutturato il calcio oggi, attingere a risorse economiche infinite e quindi stabilizzarsi su di un target da primissimi posti, bisogna ingegnarsi e raccogliere il più possibile, valorizzando i propri giocatori vendendoli e prendendone altri. Non sempre però questo riesce, come è capitato al Genoa in questi anni, anche se devo dire che Preziosi negli ultimi due anni, lo ha ammesso anche lui, ha un po’ esagerato col turnover di giocatori, ne ha cambiati davvero tanti e questo non facilita il lavoro nè dell’allenatore nè l’assemblamento di un gruppo all’interno dello spogliatoio. Sono questi i motivi per cui il Genoa non ha fatto benissimo, detto questo è comunque un asset che, quando stabilizzato e con punte talvolta più alte e talvolta più basse, per il Genoa potrebbe essere ottimo. Se ripenso ai miei tempi purtroppo si soffriva molto di più».

Napoli-Genoa riporta alla mente ovviamente il gemellaggio dei tifosi che dura da quel 16 maggio 1982: lei non scese in campo quel giorno, ma seguì la squadra? Che ricordi ha di quel giorno, di quell’atmosfera quasi surreale che venne a crearsi quel pomeriggio al San Paolo, quando il pareggio tra Napoli e Genoa mandò in B il Milan al posto del Grifone?
«Ero squalificato però ero al San Paolo quel giorno a seguire la squadra: fu un’emozione incredibile, sia per la salvezza ottenuta all’ultimo minuto, poi per la cornice di pubblico che si era stabilita quasi istintivamente. In quel momento non c’erano dei sentimenti così importanti tra le due squadre, nel senso che il tifo napoletano era orientato verso il Genoa soprattutto perchè nella lotta per non retrocedere c’era il Milan, insomma due squadre che non si erano molto simpatiche (ride, ndr); dopo quella partita si è stabilito un rapporto incredibile tra le due tifoserie, all’interno di quella sfida c’era un’atmosfera direi irreale, al Napoli il pari andava bene comunque poi è ovvio che il tifoso paga il biglietto e non può tifare contro la propria squadra: in quel momento comunque si era contenti lo stesso anzi c’era un entusiasmo ancora maggiore. Il fatto che sia continuato per tutti questi anni è ancora più bello: commentai per SKY le due sfide in Serie B nell’annata della risalita di entrambe le squadre, ricordo bene quella a Marassi all’ultima giornata: fu bellissimo vedere abbracciarsi al termine giocatori e tifosi del Napoli e del Genoa, sciarpe azzurre e rossoblù unite, quello che dovrebbe essere una normalità sui campi di calcio e purtroppo non è. I tifosi di Napoli e Genoa hanno tante cose in comune, dall’atteggiamento all’amore per la squadra, sono tifoserie calde e fedeli, e queste caratteristiche hanno portato ad unirle».
 

Claudio Russo – www.pianetazzurro.it



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