Garics: “Devo molto al Napoli”

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Oggi l’esordio dell’Austria agli Europei.
L’Europa è questa, per ora, e racchiude in sé una storia che è un po’ una favola e che va rac­contata per intero. « Due anni fa non avrei mai creduto di arrivare qui e di arrivarci così maturo » .
L’Europa è qua, stadio « Ernst Happel», Vienna, e contiene in sé i profumi d’una Napoli annusata a tutte le ore e con gli stati d’animo più disparati da un giovanotto sen­za paure. « Devo tanto al Napoli, tantissimo. Sono cresciuto ma so­no convinto di poter migliorare an­cora. Ma se mi è consentito vivere quest’esperienza unica, cioè l’Eu­ropeo in Austria, devo molto al Na­poli ». L’Europa partenopea è rac­chiusa completamente in György Gyuri Garics, nella sua intrapren­denza, nella sua riconoscenza (« ho passato momenti duri, devo tanto a una famiglia di Castelvolturno: non faccio nomi, non vogliono; mi basta che sappiano che voglio loro tanto bene»), nella sua onestà in­tellettuale, nella sua fama di cultu­ra, nel suo senso d’appartenenza: « Sono felice di poter rappresenta­re il Napoli in questo Europeo, ne sono anzi orgoglioso. E, se mi vol­to, quasi non ci credo».
L’Europeo in salsa napoletana è un concentrato d’emozioni a tinte forti, due anni vissuti sulle monta­gne russe, attraversando le delu­sioni più intense (« il rigore procu­rato a Bergamo, contro l’Albinolef­fe; poi tanti mesi a guardare dalla panchina e dalla tribuna » ) e poi immergendosi in soddisfazioni inimmaginabili: « Il gol al Milan è stata la degna chiusura di una sta­gione magica. Volevo venticinque presenze in A e le ho avute; volevo segnare e ci sono riuscito in uno di quei pomeriggi che i tifosi napole­tani non dimenticheranno mai. Neanche io dimentico loro, li por­to nel cuore, li porto in campo » .
C’è Austria- Croazia agli Euro­pei, c’è Garics che gioca (« non so, spero: il mister comunica la for­mazione poco prima» ), c’è Napoli che guarda quel figlioccio che in due anni è passato dalla diffidenza più assoluta alla curiosità più evo­luta: « I primi tempi sono stati du­ri, lo ammetto. Però ho sempre av­vertito la simpatia della gente. Non giocavo, ma cercavo di sco­prire le ragioni. Poi ce l’ho fatta. Arrivo agli Europei dopo aver vis­suto il pomeriggio di Marassi, con la promozione in serie A; dopo quella notte di felicità assoluta, con la città che ci aspettava e noi fendevamo la folla con un pul­lman; arrivo a Vienna dopo aver battuto l’Inter campione d’Italia e la Juventus e il Milan. Dopo aver segnato alla squadra campione del mondo per club. Sono a Vienna e spero di far bene. E se dovessi segnare, la dedica sarebbe allar­gata anche ai miei tifosi del Napo­li » .
C’è Austria-Croazia e con Garics va in campo una fettina del Napo­li che s’è sistemato all’Intertoto, un venticinquesimo di quella squadra che anche a palla ferma riesce a vivere quasi in simbiosi: « Ho sentito Paolo Cannavaro, che è amico mio. Ho sentito Sam Dal­la Bona, che addirittura vorrebbe venire a vedere una mia partita e forse verrà. Ho sentito Hamsik, che pensa di fare una capatina. Ho parlato anche con Bucchi, con il quale ho conservato un ottimo rapporto. Ho tanta Napoli dentro di me e soprattutto tanta gratitudi­ne. Sto vivendo un sogno e sono fe­lice di poterlo condividere con chi in questi ultimi due anni mi è sta­to al fianco ed ha contribuito alla mia affermazione. Ma sono con­vinto di poter dare di più: voglio essere pronto per un grandissimo Napoli».
Fonte: Corriere dello Sport

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