Lavezzi: «Napoli non ti lascerò mai»

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Il campione ha giurato eterna fedeltà ai tifosi e alla società: le offerte delle altre squadre non mi interessano.
Il re di Napoli Ezequiel Lavezzi, ormai è abituato alla passione dei tifosi. Ma ieri, dopo la sbornia d’emozioni della notte contro la Juve, per il Pocho è stata una giornata speciale. Sveglia tardi, pranzo fuori, in uno dei ristoranti della Riviera di Chiaia che frequenta abitualmente, e naturale bagno di folla. Quando dalla folla è arrivata il grido disperato di una ragazza, «Non te ne andare Pocho, non te ne andare mai», il ragazzo ha sorriso e ha risposto alla sua maniera, con lo sguardo timido e basso per l’emozione: «No, non me ne vado mai da Napoli». Tra i tanti applausi quelli particolari dedicati a Lavezzi in una chiesa. È accaduto ieri nella Chiesa di San Giovanni ai Fiorentini, al Vomero. Il parroco Raffaele Sogno, prima dell’omelia, ha detto ai fedeli: «Facciamo un applauso ai nostri campioni Lavezzi e Hamsik». Invito subito raccolto. A Napoli per sempre. La promessa ai tifosi ha un sapore ancora più particolare all’indomani del gol vincente sulla Juventus. Sul Pocho si sono concentrate le attenzioni di tutti i grandi club. Dieci giorni fa Pierpaolo Marino ha respinto l’ultimo assalto portato dal Chelsea. Tredici milioni per la cessione del calciatore a gennaio. Quasi tre volte più del prezzo al quale il Pocho fu acquistato l’estate del 2007: arrivò insieme a Marek Hamsik, nel calore del luglio di Castelvolturno, e i tifosi che avevano appena assaporato il gusto forte del ritorno in serie A, erano inferociti. «Meritiamo di più», gridavano, e non si placarono nemmeno quando la società mandò i due nuovi arrivati a presentarsi alla gente: «Chi sono questi ragazzini?». I due ragazzini adesso sono i pezzi pregiati del mercato tricolore. Il Pocho è il nuovo re di Napoli. Tre reti in questa stagione, la prima la segnò al Vllaznia, nel 5-0 del ritorno al San Paolo contro gli albanesi. Si era aggregato alla squadra tre giorni prima dopo aver conquistato l’oro olimpico a Pechino. Era entrato in campo da dieci minuti, e infilò la prima rete della stagione festeggiando con una risata grande e con la consapevolezza che il Napoli gli avrebbe regalato un’altra stagione di gioia e d’esaltazione. È il giocatore più temuto della serie A. Lo juventino Chiellini non ha avuto dubbi: «È l’incubo di ogni difensore, credete a me che ne ho affrontati tanti di attaccanti». Rapidità, intuito, altruismo, quando è in giornata giusta, Lavezzi ha un repertorio incredibile. Si presentò dicendo che non era un gran goleador, che preferiva giocare per la squadra. L’anno passato ha infilato otto reti in campionato, quest’anno è a quota due. Dopo il gol di coppa, ha aspettato un po’ in campionato prima di andare a centrare la porta. Il primo sigillo a Genova: l’illusorio gol dell’uno a zero al Genoa, quando ipnotizzò tutta la difesa avversaria dopo nemmeno un minuto di gioco. Poi quel giorno arrivò la sconfitta e si disse che il «principe» Milito aveva vinto il derby tra argentini, ma Lavezzi sapeva che non era vero. Così, l’altra sera il Pocho ha deciso di lasciare un altro segno sulla stagione. Ha segnato, s’è sfilato la maglia, ha festeggiato e ha dato un bacio forte all’avambraccio sinistro. Proprio dove c’è tatuato il nome di Thomas, il figlio di quattro anni che è tornato in Argentina con la mamma e che al Pocho manca da morire. Quando si parla del suo futuro, Lavezzi vede solo azzurro. Quando sente dell’interessamento d’altri club, il giocatore argentino sorride timido, come fa sempre quando si ritrova al centro dell’attenzione, e dice «non ho in programma nessun trasferimento. Voglio solo il Napoli». Qui si trova bene. Gli piace l’affetto della gente e non fa un dramma se per salvarlo dalla passione dei tifosi che lo assediano in un negozio del centro, deve arrivare una volante. E non gli dispiace nemmeno uscire dal ristorante e promettere amore eterno al Napoli. Che qui ci sta bene e sentirsi re di Napoli è una esperienza unica. Diego Maradona a Pechino l’estate scorsa gliel’aveva detto che sarebbe finita così

 

Il Mattino

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Giornalista e Vice Direttore di Napolisoccer.NET . Tifoso del Napoli, coniugo l'amore e la passione per gli azzurri alla deontologia propria del lavoro di giornalista. Il piacere di raccontare le vicende azzurre, con i suoi risvolti sociologici, con criticità e romanticismo quando ci vuole. Pratico la libertà d'informazione senza condizionamenti.

5 Commenti

  1. o mostr lavezzi facci sognare come a fatto il tuo connazionale maradona solo che adesso ha dimenticato napoli e spero che qusto non accade anche a te facci vincere scudetto coppa dei campioni e napoli te ne sara fiero sempre continua cosi piccolo campione che impazziamo per te

  2. Speriamo! La nostra più grande alleata è l’Argentina, lì hanno Napoli nel mito perchè c’è stato Maradona e ogni argentino che gioca a calcio sogna in segreto di giocare nel Napoli e vincere!

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