Rosolino:”Vinco a Pechino e poi lancio campioni”

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«A Pechino porto l’orgoglio di Napoli». Max Rosolino si racconta al Circolo Posillipo, la sua nuova casa, dove si allena quando stacca dal Centro federale di Verona e dai duri metodi del ct Alberto Castagnetti. È tornato al look dei Mondiali di un anno fa: ha la barba. Incrocia Antonio Mazzone, il suo presidente, e riceve i complimenti: sette medaglie per Max da quando è tesserato per il club di Mergellina. Meno di novanta giorni alla sua quarta Olimpiade. «Se ci penso, un po’ di batticuore c’è. Ma un’Olimpiade è un percorso che si costruisce con fatica per mesi, non un appuntamento a sorpresa». Pechino, i 400 e la staffetta 4×200, come riscatto dalle delusioni di Atene 2004? «Il riscatto è una vendetta e io non la cerco. Lavoro seriamente e soprattutto mi diverto. Il nuoto è severo: basta un attimo per vincere o perdere e le ragioni per una sconfitta non interessano a nessuno. A Pechino, dove non ci saranno favoriti, vado con risultati positivi e un bagaglio di esperienza che gioca a mio favore. E, se possibile, ancora più spensierato rispetto ad Atlanta, la mia prima volta». Rosolino meriterebbe di essere il portabandiera azzurro. «Sarebbe un onore. Ma l’Olimpiade è soprattutto la gara, la voglia di salire sul podio e cantare l’inno. Ci sono altri che meritano come me o forse più questo onore». Il ct Castagnetti è entrato nella sua vita dopo i Mondiali di Melbourne. «È un professionista che si è completato negli anni. Prima era contrario a certi filoni tecnologici, adesso è un po’ cambiato e osa nella preparazione, cercando di non sbagliare: è sottile il confine tra lavorare bene e lavorare troppo». A Pechino potrebbe esserci Pistorius, l’atleta sudafricano che corre con le protesi. «Per un’Olimpiade servono quattro anni di preparazione, non si può decidere due mesi prima di ammettere un atleta. Mi sa di contentino politico. Pistorius, per sua stessa ammissione, è stato in questi mesi in giro per tribunali e non ha potuto allenarsi: perché fa tutto questo allora? Non vorrei che questa storia fosse un boomerang per lui». Il giro mondiale della fiaccola è stato accompagnato da contestazioni e violenze per la questione del Tibet: cosa accadrà a Pechino? «L’Olimpiade è evento di pace. Può essere una speranza o un’utopia, ma per fortuna ci sono quelle due settimane. Meglio un raggio di sole che nuvole sempre nere. Tra gli atleti c’è rispetto e rivalità, mai odio». La sua Napoli è una montagna di spazzatura. «Non strumentalizziamo un grande problema: Napoli è tante cose belle che non vengono ricordate. Sento fortemente le mie radici e il dialetto napoletano è diventato più marcato da quando abito lontano. Mi piange il cuore quando parlano male della mia città: l’amarezza più grande è essere obbligati, a volte, a restare zitti». L’orgoglio di un napoletano. «L’orgoglio che mi accompagnerà a Pechino. Il presidente del Posillipo mi disse: bentornato a Napoli. Ecco, dobbiamo avere questo senso di appartenenza». Rosolino ha un impegno con i giovani di Napoli. «Ho avuto la fortuna di potermi allenare nelle piscine della città, alla Scandone o a Ponticelli. Tanti talenti napoletani oggi faticano a trovare uno spazio d’acqua. Ci sono tanti tesserati nelle scuole nuoto, ma la qualità e i risultati? Mi metterò al lavoro dopo Pechino per contribuire al rilancio del nuoto, affinché tanti giovani napoletani non debbano soltanto sognare di diventare Rosolino».

 

Il Mattino



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